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INDICE

 

III - 2002 / 2 - luglio-dicembre

Schedario


Fabrizio Titone,
Città demaniali e corona in Sicilia 1392-1458,
Tesi di dottorato di ricerca in Storia medievale,
Università degli studi di Cagliari, 2001


Indice

Introduzione

Capitolo I: Il quadro istituzionale

I. Gli ufficiali elettivi: il costituirsi di un ruolo
I. 1 La Curia baiulare e la Curia giuratoria: un rapporto di potere equilibrato
I. 2 La Curia baiulare e la Curia giuratoria: un rapporto di potere asimmetrico

II. Gli ufficiali regi: il Capitano ed il Commissario

III. L'universitas ed i consigli cittadini

Capitolo II: Il pattismo come politica monarchica

I. Monarchia e autonomie cittadine.
I. 1 I privilegi
I. 2 Il sistema elettivo
I. 3 Aspetti del controllo regio sulle magistrature elettive

II. Amministrazione e politica finanziaria: Governo centrale e comunità locali
II. 1 Le gabelle di Palermo e di Catania
II. 2 Le gabelle delle comunità del Val di Mazzara
II. 3 Le gabelle delle comunità del Val Demone e del Val di Noto

III. Amministrazione e politica finanziaria regia: le vendite delle comunità
III. 1 Amministrazione e politica finanziaria regia: le vendite delle capitanie

Capitolo III: la società urbana

I. Gli scrutini
I. 1 Le élites di governo di grandi realtà urbane: Palermo, Catania e Trapani
I. 2 Le élites di governo delle università del Val di Mazzara
I. 3 Le élites di governo delle università del Val Demone
I. 4 Le élites di governo delle università del Val di Noto

II. Familiares: dignitari regi nell'universitas

III. Le città divise

Nota bibliografica

Appendici

I. Gli ufficiali di Catania dal 1419 al 1458. Elenco cronologico
II. Gli ufficiali di Trapani dal 1415 al 1460. Elenco cronologico


Abstract

La tesi ha come tema l'organizzazione istituzionale ed i ceti dirigenti delle universitates isolane dal tempo di Martino al regno di Alfonso V.

Le città siciliane e le loro articolazioni amministrative, politiche e sociali sono indagate nel loro complesso e definite attraverso lo studio dei ceti dirigenti e dei rapporti con la Corona. Vengono presi in considerazione tutti i centri demaniali, tuttavia l'analisi si incentra maggiormente su un ampio numero di città scelte in base alle loro peculiarità socioeconomiche, tra cui Palermo e Catania come centri maggiori e una serie di comunità dei tre Valli. La delimitazione cronologica trova giustificazione nelle caratteristiche del periodo considerato in relazione al rapporto tra città e potere regio. Dal regno dei due Martini (1392-1410) in poi le città siciliane sono nuovamente sottoposte ad un governo centrale cui rapportarsi e risultano interlocutrici attive del sovrano. Il regno di Alfonso V rappresenta la fase in cui maggiormente si consolida e si sviluppa il nuovo corso politico cittadino. La ricerca è basata su fonti inedite, quali i registri della Real Cancelleria e del Protonotaro del Regno, che si conservano nell'Archivio di Stato di Palermo, integrate con i registri della Cancelleria dell'Archivio della Corona d'Aragona di Barcellona. Si sono inoltre considerate le fonti locali, quali le serie documentarie particolarmente significative degli Atti, Bandi e Provviste dell'Archivio comunale di Palermo e le Consuetudines terre Platee della Biblioteca comunale di Piazza.

Nel primo capitolo vengono analizzate le strutture amministrative cittadine in base alla distinzione tra cariche elettive, dell'amministrazione locale, e cariche di nomina regia, dell'amministrazione periferica. Le prerogative e le funzioni degli uffici sono indagate a partire dalla normativa e verificate sulla documentazione, così come il ruolo svolto nel governo cittadino dagli ufficiali, dalle Corti da essi composte (Corte baiulare, Corte giuratoria) e le relazioni di competenze tra i diversi uffici.

L'indagine ha permesso di mettere in luce un organigramma degli ufficiali elettivi differente tra le università per cariche e competenze. In base ad una analisi che prende avvio dalle riforme di Federico III nel primo Trecento viene considerata l'evoluzione delle competenze degli ufficiali principali, viene così rilevato come il maggior peso dei Giurati in alcuni centri, in età alfonsina, sia l'epilogo coerente dei rapporti di potere stabilizzatisi tra il Baiulo e la Giurazia durante il Trecento.

L'esame del consiglio cittadino, nel quadro dell'amministrazione locale, allarga l'indagine ai meccanismi di partecipazione al governo locale e al ruolo svolto da questo organismo nella determinazione del consenso. Si dimostra che esistono diverse tipologie di consigli in relazione sia alle tematiche da dibattere che agli equilibri cittadini.

Nel secondo capitolo vengono considerate le dinamiche della società urbana e dei rapporti di potere con il governo centrale prevalentemente in base all'analisi delle fonti capitolari, che rispecchiano le necessità e le tensioni comunitarie e la capacità di contrattazione delle comunità. Viene evidenziato il progressivo ampliamento delle prerogative cittadine grazie ad una serie rilevante di privilegi in ambito amministrativo, giuridico ed economico. Si considerano, quindi, l'amministrazione finanziaria cittadina e regia e le necessità economiche della Corte in relazione alla conquista di Napoli. Uno spunto di riflessione è relativo al sistema impositivo indiretto: le imposte locali costituiscono un oggetto transitorio il cui gestore, la Corte o la città, muta in base ad esigenze contingenti. Relativamente a quest'ultimo aspetto si evidenziano gli effetti politici delle esigenze finanziarie della Corte, che con Alfonso V sono principalmente costituiti dalla vendita di centri demaniali e di cariche regie.

L'ultimo capitolo è dedicato all'analisi dei quadri dirigenti e alla articolazione della società cittadina. La lettura degli scrutinea, le liste degli ufficiali eletti al governo cittadino, ha permesso sia di individuare l'origine sociale dei gruppi onomastici ed in alcuni casi dei gruppi parentali presenti al governo cittadino, sia la presenza di diversi ruoli professionali all'interno di uno stesso gruppo. Si dimostra che l'aristocrazia minore (i milites) sia attiva unicamente nei centri maggiori dove, in confronto alle comunità medie e minori, vi è la maggiore concentrazione di legum doctores. Vengono quindi proposte le prosopografie dei Capitani, da cui si evince che generalmente la massima carica regia a livello cittadino è assegnata a personaggi locali.

Un ulteriore spunto di riflessione è inerente ai familiares, dignitari regi che risultano avere un ruolo del tutto inedito in età alfonsina. Partendo dalla considerazione che le concessioni di familiaritas hanno una concentrazione rilevante con Alfonso V, si mette in luce la preminenza sociale associata a tale dignità.

La tesi si conclude con l'analisi della società urbana e degli scontri fra le fazioni cittadine. Relativamente ai gruppi cittadini, distinti per potenzialità economiche ed identità professionali, vengono individuate le diverse fasi in cui si costituiscono tali schieramenti. Si considerano, infine, gli scontri fra le fazioni prendendo in esame da un lato le spinte che muovevano i partiti allo scontro, dall'altro le scelte della Corona per risolvere lo stato di conflitto.


Autore

Fabrizio Titone (1973) ha compiuto gli studi presso la facoltà di Filosofia della Università di Palermo e si è laureato nel 1996. Ha poi conseguito una borsa di perfezionamento post-laurea, della quale ha usufruito per un periodo di studio nel Dipartimento di storia economica della London School of Economics. Ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Storia Medievale (XIII ciclo) presso l'università di Cagliari. Attualmente è assegnista di ricerca nel Dipartimento di Studi Storici e Artistici dell'Università di Palermo. I suoi interessi di ricerca vertono sulle dinamiche politiche delle comunità demaniali nel regno di Sicilia del '400.

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