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INDICE

 

III - 2002 / 1 - gennaio-giugno

Schedario

Rosaria Stracuzzi,
Messina nel '400,
Tesi di dottorato di ricerca in Storia medievale
Università degli Studi di Palermo, 2001.


Indice

I - Descrizione dei fondi.

II - La città: la popolazione. Le mura e le porte. Le contrade, i quartieri, i convicinii. Case, botteghe e taberne.

III - Il paesaggio rurale: i sobborghi ed il distretto: I contratti agrari. Il suburbio. La fiumara di Camaro. La vite. Il lino. Il bosco. La palude. Il casale del Faro. I casali di Massa, Salice e Castanea. Milazzo, Monforte e Castroreale.

IV - Vita e morte dentro le mura: I de Parisio. Il mondo femminile. La spiritualità femminile ed Esmeralda Calafato. Il lavoro femminile. Gli schiavi. Le confraternite. Gli ospedali. Malattie e malati. Fisici, chirurghi, speziali ed aromatari. Mercanti e mercati. I Campolo. I mercanti di carne.

Conclusioni

Appendice documentaria
Bibliografia
Indice


Abstract

La tesi affronta lo studio della società cittadina messinese nel suo evolversi durante tutto il 1400, dall'arrivo dei Martini fino alle soglie del XVI secolo, prendendo in considerazione soprattutto gli aspetti economicosociali che più marcatamente vengono indicati dalla documentazione d'archivio utilizzata. Si tratta fondamentalmente di una documentazione non omogenea e orientata - principalmente prodotta da enti ecclesiastici - che conduce già dall'origine lo studio verso un inestricabile intreccio tra pietà, devozione, doveri sociali, contrasti tra autorità religiose ed autorità civili, crisi economiche e tensioni sociali.

Il primo capitolo del lavoro si sofferma sulla documentazione consultata e sugli studi condotti in precedenza su alcuni dei fondi presi in considerazione. Da tale spoglio documentario è stato possibile estrapolare tre essenziali linee di percorso: la prima riguarda la città di pietra, che è andata espandendosi in maniera non perfettamente concentrica dall'arrivo dei Normanni, espandendosi piuttosto verso l'area a nord della Cattedrale. La topografia quattrocentesca si può considerare abbia consolidato già del tutto il nuovo assetto e su questo si innesteranno i maggiori cambiamenti cinquecenteschi.

Il paesaggio urbano, cui sembra mancare un quadro razionale di riferimento teoricourbanistico, si confronta immediatamente con la posizione geografica del sito adagiato nella breve fascia territoriale che separa i monti Peloritani ed il mar Mediterraneo, con una serie ininterrotta di torrenti e fiumare che caratterizzano invariabilmente sia la città murata che il suo distretto. La descrizione di quartieri, contrade, strade, monasteri, chiese, ospedali, taverne, tipologie costruttive, spazi pubblici e loro uso, mostrano le reali aspettative economiche e sociali della città, apparentemente proiettata sulle rotte marittime, ma in realtà intimamente legata alla terra, tenuta in forte pregio quale fonte principale di reddito.

Sulla terra si incentra principalmente il capitolo successivo che analizza infatti i rapporti intercorrenti tra la città ed il suo territorio fuori dalle mura. Il distretto messinese nel '400 fissa i suoi confini stabilmente tra Taormina e Milazzo, ma tuttavia va considerato nei fatti molto più ampio per i possedimenti che singole famiglie o monasteri detengono - a titolo feudale e non - ben oltre tali confini. Il paesaggio agrario risulta abbastanza omogeneo in tutto il distretto, con una predominanza delle colture della vite ed a seguire dell'ulivo; esse lasciano tuttavia un piccolo spazio anche a colture cerealicole oltre i Peloritani nella piana di Milazzo, territorio ovviamente ambito per una città perennemente afflitta da fame di grano. In maniera difforme sono stati studiati i molti casali che caratterizzano la geografia della città, perché difformi sono le informazioni fornite dalla documentazione, che peraltro lascia intuire una più cospicua relazione con Catania e la Calabria.

Sono presenti invece gli uomini nell'ultimo capitolo: cittadini e abitanti dei borghi e del distretto, donne e pochi bambini, ecclesiastici, nobiles viri, mercanti artigiani e popolani. Sono colti nelle loro mansioni lavorative, nei loro impegni istituzionali, nella loro devozione religiosa ed in quegli atteggiamenti tipici del mondo medievale che si aggrega per fare corpo. Tutti in maniera diversa contribuiscono alla formazione di nuovi ceti emergenti, omogenei per intenti, dinamici all'interno, con il rafforzamento di giuristi e di gruppi di artigiani.

L'accresciuto peso economico di talune categorie spinge verso una partecipazione politica più attiva, sebbene non alternativa alle forze al potere, per la salvaguardia di privilegi che la tradizione cittadina vanta rispetto alla monarchia. Allo stesso tempo non emerge un ceto mercantile alternativo e l'attività mercantile rappresenta un'integrazione rispetto all'accumulo di ricchezza, la cui principale fonte resta la terra. I nomi dei principali mercanti rimandano d'altra parte al mondo feudale e nobiliare, che monopolizza per molti versi ancora la vita sociale e amministrativa della città. Ma ciò non è in contrasto col modello culturale, politico ed economico del resto della regione e forse della gran parte delle stesse città marittime del bacino del Mediterraneo.


Autore

Rosaria Stracuzzi (Roccalumera-Messina, 1958), si è laureata in Scienze Politiche nel 1982 e in Lettere Moderne nel 1997 presso l'Università degli Studi di Messina, discutendo nel secondo momento una tesi dal titolo "Un monastero e la sua città: Santa Maria dell'Alto", relatore il prof. Francesco Natale. Nel 1993 ha ottenuto il diploma di Archivistica, Paleografia e Diplomatica latina presso la scuola annessa all'Archivio di Stato di Palermo. È in servizio presso la Sovrintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Messina dal 1995, e svolge lavoro di catalogazione dei beni archivistici ecclesiastici.

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