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INDICE

 

IV - 2003 / 1 - gennaio-giugno

Schedario


Alma Poloni,
Pisa dalle origini del movimento popolare alla discesa di Ludovico il Bavaro.
I gruppi dirigenti cittadini tra continuità e trasformazione
,
Tesi di dottorato di ricerca in Storia dell'Europa nel medioevo
Università degli studi di Pisa, 2003.


Indice

1 CONSIDERAZIONI PRELIMINARI
1.1 Continuità e trasformazione
1.2 Oligarchia e democrazia

2 IL PROBLEMA DELLE ORIGINI DEL MOVIMENTO POPOLARE: LA COMMUNITAS E IL POPOLO
2.1 La 'Communitas'
2.1.1 Sulle tracce della Communitas
2.1.2 Le origini della Communitas
2.1.3 Le rivendicazioni della Communitas
2.1.4 Gli Octo rectores Communitatis
2.2 La fine dell'esperienza della "Communitas"
2.2.1 La reazione aristocratica
2.2.2 Il "decennio federiciano"
2.3 Il Popolo
2.3.1 L'affermazione del Popolo nel 1254
2.3.2 Le origini del Popolo
2.4 Il trionfo del Popolo
2.4.1 L'equilibrio istituzionale nel periodo immediatamente successivo all'affermazione del Popolo
2.4.2 Il Popolo assume il controllo della vita politica cittadina

3 I PROTAGONISTI DEL PRIMO POPOLO: IL CETO DIRIGENTE POPOLARE NEGLI ANNI 50, 60 E 70 DEL DUECENTO
3.1 I mercanti
3.1.1 Banchieri e mercanti di terra: la fisionomia professionale dei primi Anziani
3.1.2 La crescita economica della prima metà del Duecento e le sue conseguenze sulla società pisana
3.2 La fisionomia sociale dei primi Anziani
3.2.1 Uomini nuovi?
3.2.2 Conclusioni: la formazione di un nuovo ceto dirigente
3.3 I giurisperiti
3.3.1 Il ruolo politico dei giuristi "di Popolo" negli anni 50 e 60 del Duecento
3.3.2 Gli anni 70 del Duecento
3.3.3 La fisionomia sociale dei giuristi "di Popolo"

4 GLI ANNI 90 DEL DUECENTO: UN NUOVO CORSO POLITICO
4.1 Guido da Montefeltro e "quelli che più Savi erano tenuti a Pisa"
4.2 La congiura antisignorile del 1288
4.2.1 Una cesura fondamentale
4.2.2 L'iniziativa aristocratica
4.2.3 Il coinvolgimento popolare
4.3 Il consolidamento dei nuovi equilibri politici
4.3.1 Gli anni 90 del Duecento: la politica di pacificazione
4.3.2 Il primo decennio del Trecento: la politica ghibellina

5 LA CONFIGURAZIONE DEL POTERE DAGLI ANNI 90 DEL DUECENTO A UGUCCIONE DELLA FAGGIOLA
5.1 I nobili
5.2 Il Popolo e le Arti: le procedure di elezione degli Anziani
5.2.1 Il sistema elettorale fino al 1307
5.2.2 Strategie di controllo delle corporazioni
5.2.3 La riforma elettorale del 1307
5.2.4 Conclusioni: disciplinamento e controllo
5.3 La spartizione del potere all'interno del gruppo dirigente popolare
5.3.1 "Quelli che più Savi erano tenuti a Pisa": prestigio personale e potere politico
5.3.2 Spazi di potere e distribuzione delle cariche:il consenso dei governanti
5.4 L'ampliamento del nucleo decisionale
5.4.1 Le trattative con Giacomo II d'Aragona
5.4.2 L'avventura di Enrico VII
5.5 Uguccione della Faggiola: la rottura dell'equilibrio
5.5.1 La decapitazione di Banduccio Bonconti
5.5.2 Uguccione e le famiglie del gruppo dirigente

6 POLITICA E SOCIETA' TRA DUECENTO E TRECENTO: IL RICAMBIO DEL CETO DIRIGENTE POPOLARE
6.1 Introduzione: mutamenti sociali e ricambio politico
6.1.1 Il ceto dirigente popolare alla fine del Duecento
6.1.2 Successo economico e partecipazione politica
6.2 Le famiglie mercantili dell'élite decisionale
6.2.1 Le origini
6.2.2 Affermazione economica e ascesa politica: le compagnie commerciali
6.2.3 Trasformazioni sociali ed eventi politici
6.3 I giuristi
6.4 Individuo e famiglia
6.4.1 Dagli anni 90 del Duecento a Uguccione della Faggiola: la fase del consolidamento
6.4.2 Dal 1316 agli anni 30: la fase della conservazione

7 IL COMUNE DI POPOLO NEGLI ANNI DI GHERARDO E DI RANIERI DI DONORATICO: LA ROTTURA DEL'UNITA' CITTADINA
7.1 L'instaurazione di un nuovo ordine politico
7.1.1 La vittoria dello schieramento antiuguccioniano
7.1.2 Il programma politico della coalizione antiuguccioniana
7.1.3 La stabilizzazione delle commissioni dei Savi; Gherardo primus inter pares
7.2 La svolta autoritaria di Gherardo di Donoratico
7.2.1 La congiura del 1319
7.2.2 Gherardo di Donoratico Capitano generale delle masnade
7.2.3 Una figura scomoda: Coscetto da Colle
7.3 Da Gherardo a Ranieri: la trasformazione del potere dei Donoratico
7.3.1 La successione
7.3.2 I disordini del maggio 1322
7.4 Ranieri di Donoratico Difensore del Popolo
7.4.1 Ranieri e le istituzioni cittadine: l'elezione degli ufficiali
7.4.2 Ranieri: un potere super partes
7.4.3 La crisi del 1325

8 IL CETO DIRIGENTE POPOLARE DOPO IL 1316: TRA TENSIONI INTERNE E CRISI ECONOMICA
8.1 Gli anni di Gherardo di Donoratico: la formazione di una nuova élite
8.1.1 I capi dello schieramento antiuguccioniano
8.1.2 Un'élite davvero nuova?
8.2 Ranieri di Donoratico e il consolidamento del gruppo di potere popolare
8.2.1 Nobili e Popolari negli anni di Ranieri di Donoratico
8.2.2 La composizione del gruppo di potere
8.2.3 Mutamenti politici e continuità di governo: la stabilità del vertice politico
8.3 Il ruolo degli esperti di diritto negli anni dei Donoratico
8.4 I mercanti cittadini alla vigilia della crisi del commercio pisano
8.4.1 La compagnia dei dell'Agnello
8.4.2 Gli Alliata
8.4.3 La società dei Gambacorta
8.4.4 I Bonconti
8.4.5 Tra tentativi di reazione e difficoltà crescenti

BIBLIOGRAFIA DELLE OPERE CITATE
1) Fonti inedite
2) Fonti edite
3) Studi


Abstract

Il lavoro, dal titolo "Pisa dall'origine del movimento popolare alla discesa di Ludovico il Bavaro. I gruppi dirigenti cittadini tra continuità e trasformazione", si propone una rilettura complessiva dell'esperienza di Popolo del Comune di Pisa, sia dal punto di vista dell'evoluzione istituzionale sia da quello della trasformazione e del ricambio del ceto dirigente cittadino. L'arco cronologico considerato è volutamente lungo, poiché copre il periodo che va dagli anni 30 del Duecento, quando compaiono a Pisa le prime attestazione di un'organizzazione di stampo popolare, fino agli anni 30 del Trecento, un momento nel quale la città viveva un'esperienza signorile, quella dei Donoratico, che aveva raggiunto ormai una certa maturità politico-istituzionale.

La ricerca si pone l'obiettivo di accompagnare l'analisi della classe politica popolare, affrontata attraverso il consueto metodo prosopografico, con un'attenzione particolare sia alla nascita delle diverse istituzioni del Comune di Popolo che al mutare dei loro rapporti reciproci e in genere degli equilibri interni del sistema politico comunale. Si è tentato cioè un approccio diverso da quello degli studi ormai classici sui ceti dirigenti comunali, cercando di mettere in luce non soltanto la composizione quantitativa e qualitativa del gruppo dirigente popolare, ma anche lo stretto rapporto tra trasformazioni sociali e dinamiche istituzionali, e la vivace dialettica politica che caratterizzò i cento anni presi in considerazione.

Il secondo e il terzo capitolo prendono in considerazione l'origine del movimento popolare e i primi trent'anni di governo del Popolo. Di particolare interesse è parso il rapporto tra il Popolo, che compare sulla scena cittadina soltanto a partire dagli anni 50 del Duecento, e la Communitas, la prima organizzazione pisana di stampo popolare, attiva negli anni 20 e 30 del Duecento, che pur ottenendo importanti riconoscimenti politici non riuscì a produrre definitive trasformazioni né nella struttura istituzionale del Comune né nella composizione del suo ceto dirigente. Si è poi descritto l'itinerario che portò il Popolo, in brevissimo tempo, ad egemonizzare la vita politica cittadina imponendo al centro del sistema istituzionale comunale la sua rappresentanza ufficiale, gli Anziani del Popolo. L'affermazione del Popolo determinò un profondo rinnovamento del ceto dirigente, attraverso l'effettiva subordinazione politica dell'antica élite consolare-podestarile. Il terzo capitolo espone i risultati di un'indagine sulla fisionomia sociale ed economica dei primi Anziani del Popolo, finalizzata a mettere in collegamento i mutamenti politici degli anni 50 del Duecento con le trasformazioni economiche che caratterizzarono la prima metà del secolo.

Il quarto e il quinto capitolo si propongono di dimostrare l'esistenza, alla fine degli anni 80 del Duecento, di una cesura di importanza fondamentale nella storia politica del Comune di Popolo pisano. Il rovesciamento, nel 1288, del regime signorile instaurato da Ugolino della Gherardesca e Nino Visconti portò alla cancellazione dell'equilibrio politico consolidatosi a partire dalla metà del secolo, e ad una generale riconfigurazione dei rapporti interni all'élite dirigente popolare. Dalla constatazione di questa vera e propria rottura - che, come mostrano diverse rubriche statutarie, era chiaramente percepita dai contemporanei - deriva la necessità di distinguere anche a Pisa tra un Primo Popolo, intendendo con questa definizione i primi trent'anni di governo popolare, e un secondo Popolo o regime di Popolo maturo, che si instaurò all'inizio degli anni 90 del Duecento. Da questa data fino alla presa di potere di Uguccione della Faggiola, nel 1314, il gruppo dirigente popolare stabilizzò la propria presenza al vertice della vita politica cittadina, principalmente attraverso una stretta regolamentazione della presenza e dell'azione delle Arti all'interno delle istituzioni comunali. Questo processo si concluse con il varo, nel 1307, di una riforma dei meccanismi di elezione degli Anziani, volta a limitare fortemente il ruolo delle Arti e ad imporre un sistema, di stampo indubbiamente oligarchico, fondato sulla cooptazione.

La cesura collocabile alla fine degli anni 80 del Duecento segnò anche l'ultimo radicale rinnovamento del ceto dirigente comunale. All'interno dell'Anzianato si imposero infatti, in una posizione egemone, numerose famiglie "nuove", che non avevano cioè preso parte alla lotta per l'affermazione del Popolo alla metà del Duecento. Il sesto capitolo è dedicato all'esposizione dei risultati di un'indagine prosopografica condotta su queste famiglie, che mi ha permesso di notare come esse si fossero imposte sulla scena cittadina soltanto a partire dagli anni 60 del Duecento, in gran parte in conseguenza della diffusione di una forma di organizzazione delle attività commerciali sostanzialmente nuova in ambito pisano, la compagnia commerciale. Anche questo cospicuo ricambio del gruppo dirigente, collocabile nell'ultimo decennio del Duecento, è dunque da mettere in collegamento con significative trasformazioni del contesto economico, che a Pisa si rivelarono in grado di produrre l'ultimo rilevante fenomeno di mobilità sociale e politica.

Gli ultimi due capitoli analizzano il problema dell'affermazione di un potere di matrice signorile, ad opera prima di Gherardo e poi di Ranieri di Donoratico. Si è tentato di ricostruire il processo attraverso il quale Gherardo riuscì progressivamente ad estendere il proprio controllo sulle istituzioni comunali, rispettando formalmente la centralità dell'Anzianato ma spostando il baricentro del potere verso le commissioni di sapientes, più facilmente manipolabili. Si è cercato anche di mettere in luce la diversa azione dello zio Ranieri, che gli succedette alla guida del Comune, il quale adottò un approccio assai più aggressivo, determinato in pare dalle differenze caratteriali tra i due Donoratico e in parte dall'evolversi della situazione interna, resa instabile dall'alternarsi di pericolose congiure. Dal punto di vista prosopografico, si sono individuate le famiglie che facevano parte del gruppo di potere coagulatosi intorno ai Donoratico, che divenne il supporto essenziale del loro potere. Si trattava di famiglie popolari che si erano imposte nel periodo cruciale tra gli anni 90 del Duecento e l'avvento di Uguccione della Faggiola, e che costituivano ormai un vertice consolidato e compatto, vero e proprio garante della stabilità del governo cittadino.


Autore

Alma Poloni si è laureata in Conservazione dei Beni culturali nel 1999, presso l'Università di Pisa, con una tesi dal titolo "Attività economiche, impegno politico e strategie famigliari di una casata eminente del Popolo di Pisa: I Bonconti nei secoli XIII e XIV", relatore Prof. Mauro Ronzani. Dal 2000 ha svolto la sua attività nell'ambito del Dottorato di ricerca in storia d'Europa nel Medioevo dell'Università di Pisa. Ha discusso la tesi di dottorato nel maggio del 2003. I suoi interessi sono relativi principalmente alla cultura politica e alla storia sociale del mondo comunale, con particolare riguardo ai movimenti popolari, ai loro protagonisti e alle diverse soluzioni istituzionali a cui le esperienze di Popolo condussero nelle città dell'Italia centro-settentrionale.

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