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RICERCA
 
INDICE

 

II - 2001 / 1 - gennaio-giugno

Schedario


Mario Marrocchi,
La disgregazione di un'identità storica. Il territorio di Chiusi tra l'Alto medioevo e il Duecento,
Tesi di dottorato di ricerca in Storia medievale,
Università degli Studi di Firenze, 2001.


Indice

Introduzione

1. Le fonti e il contesto storiografico per una storia sul territorio di Chiusi (secoli VII-XIII)
1.1 Temi e problemi all'origine della ricerca
1.2 Il contesto storiografico: le ragioni alla base di una storia territoriale di chiusi
1.3 Inventario delle fonti su Chiusi e il suo territorio (secoli V-XIII): statistica sulle provenienze archivistiche
1.4 Inventario delle fonti su Chiusi e il suo territorio (secoli V-XIII): 'Geografia' delle fonti
1.4.1 Archivio di Stato di Siena; 1.4.2 Orvieto: Sezione di Archivio di Stato di Orvieto, archivio vescovile e Biblioteca Comunale; 1.4.3 Archivio capitolare di Arezzo; 1.4.4 Archivio di Stato di Firenze; 1.4.5 Archivio di Stato di Perugia; 1.4.6 Biblioteca Apostolica Vaticana e Archivio Segreto Vaticano; Conclusioni al paragrafo 1.4
1.5 Le fonti narrative
1.6 Le fonti archeologiche
1.7 Nota all'appendice documentaria

2. Il quadro territoriale: ambienti, viabilità e insediamenti nel comitato chiusino (secoli VIII-XIII)
2.1 Il quadro generale
2.2 La Val di Chiana
2.2.1 Introduzione storiografica; 2.2.2 L'eredità dell'età antica e lo stato della Chiana nella prima età moderna; 2.2.3 La questione dell'impaludamento da evento 'naturale' a fatto storico; 2.2.4 L'alto corso della Chiana nel territorio di Arezzo; 2.2.5 Il basso corso della Chiana nel territorio di Orvieto; 2.2.6 Il medio corso della Chiana tra i territori di Chiusi e di Perugia; 2.2.7 La città e il fiume: Chiusi e la Chiana
2.3 Il monte Amiata, la Val d'Orcia e la dorsale del monte Pisis
2.3.1 Introduzione; 2.3.2 Il quadro geomorfologico; 2.3.3 L'eredità storico-geografica; 2.3.4 Viabilità e insediamenti tra Val d'Orcia e monte Pisis; 2.3.5 Viabilità e insediamenti nel territorio dei Farolfenghi; 2.3.6 Sarteano; 2.3.7 Chianciano; 2.3.8 Tra Amiata e monte Pisis: i percorsi per San Piero in Campo e per Radicofani

3. Le istituzioni civili e religiose a Chiusi (secoli VI-XI)
3.1 Introduzione
3.2 I confini diocesani e civili: quadro generale
3.3 Stato giuridico e distribuzione sul territorio delle fondazioni monastiche
3.4 Cronotassi dei vescovi (secoli VII-X)
3.5 le strutture istituzionali di Chiusi, dal ducato longobardo agli albori del sistema signorile (secoli VII-XI)

4. I poteri signorili nel territorio di Chiusi (secoli XI-XIII)
4.1 Introduzione
4.2 I secoli XI-XIII: conflitti e alleanze tra episcopato e monasteri
4.3 I vescovi di Chiusi nei secoli del sistema signorile e della prima età comunale
4.4 aristocrazie e città nella tuscia meridionale (secoli VII-XI)
4.5 I Farolfenghi: le origini e il radicamento a Orvieto
4.6 I Farolfenghi: il radicamento nel Chiusino nel quadro dei Rapporti con Orvieto e tra i diversi rami dinastici
4.7 I Farolfenghi nei rapporti con le altre discendenze aristocratiche
4.8 I Farolfenghi in rapporto con gli enti ecclesiastici
4.9 Dai Farolfenghi ai Manenti
4.10 La nuova famiglia nella prima metà del secolo XII
4.11 I Manenti e altre discendenze farolfenghe tra comuni cittadini e poteri centrali

5. Conclusioni

Bibliografia
Carta geografica e tavole genealogiche


Abstract

La ricerca intende inserirsi nella tradizione storiografica relativa alle circoscrizioni pubbliche ed ecclesiastiche altomedievali della marca di Tuscia. Tra di esse, quella di Chiusi presenta la caratteristica di essere afferente a una città che conobbe un processo di graduale indebolimento, i cui segni e ripercussioni sono visibili in alcuni aspetti della storia del territorio. Lo studio potrebbe dunque essere definito un tentativo di storia territoriale su una circoscrizione della quale ricostruire l'identità storica negli aspetti 'negativi' di destrutturazione e attraverso gli 'sconfinamenti' di fenomeni sociali, politici e culturali.

Il primo capitolo si sofferma sulla tradizione storiografica alla base della tesi e sul quadro documentario. Il territorio di Chiusi è caratterizzato da una documentazione eterogenea e discontinua: accanto al ricco fondo di San Salvatore al monte Amiata - dal quale sono stati schedati circa 400 pezzi - non si conservano altre consistenti masse omogenee di documentazione interna al territorio. Tuttavia, con un censimento delle fonti oggi conservate, soprattutto, in archivi delle città limitrofe - Siena, Orvieto, Arezzo, Perugia, Firenze - è stato possibile schedare circa 1500 documenti, mentre è scarso il contributo delle fonti narrative e non sistematizzato quello delle ricerche archeologiche.

La tesi affronta poi, in un secondo capitolo, problemi relativi all'insediamento e allo sfruttamento produttivo delle risorse ambientali. Gran parte del capitolo è dedicata a una rivisitazione della storia dell'impaludamento della Chiana, che una tradizione tanto radicata quanto scarsamente verificata da indagini storiografiche ha sempre considerato come causa 'naturale' e assoluta del declino di Chiusi stessa. Un'analisi puntuale della documentazione pervenuta, che investe anche tratti della Chiana esterni al territorio di Chiusi, permette di rivedere tale lettura. Come e più di altre acque interne, anche la Chiana conobbe un graduale impaludamento nell'alto medioevo, specchio di un'economia - quella signorile - non caratterizzata da uno sfruttamento intensivo e pianificato delle risorse e spesso dedita alle attività di raccolta, caccia, pesca, sussistenza e auto-consumo. Invece, a partire dalla seconda metà del secolo XII, i comuni cittadini di Arezzo, Orvieto e Perugia mutarono atteggiamento verso la stessa Chiana, bonificando, prosciugando e irregimentandone le acque, quando i loro bisogni legati alla crescita demografica imposero un diverso rapporto con l'ambiente. Chiusi invece, piccola città ritratta, preferiva perseverare nell'economia di auto-consumo tipica della palude.

Sempre nel secondo capitolo si è studiata la rivoluzione viaria avvenuta nel Chiusino durante il medioevo, che ebbe un ruolo determinante anche nello sviluppo insediativo dell'area amiatina e valdorciana, cui viene dedicata un'ampia digressione. I longobardi promuovevano un nuovo percorso in direzione nord-sud, più interno ai territori da loro controllati e più diretto nel collegamento Lucca-Roma: la Francigena. L'apertura di questa strada, gestita e controllata tramite una fitta rete di monasteri regi - nel territorio chiusino, San Salvatore e Sant'Antimo - segnava il declino della Cassia, la strada che per secoli aveva posto Chiusi sul principale asse viario di collegamento tra Roma e il nord Italia, con ripercussioni negative sulla città stessa.

Il terzo e il quarto capitolo sono, infine, dedicati allo studio delle strutture politiche. Una disamina delle strutture istituzionali altomedievali rimarca il carattere di marginalità del territorio di Chiusi, in bilico tra longobardi e bizantini, tra papato e impero carolingio, tra Marca e Patrimonio. Un censimento delle fondazioni monastiche, con particolare attenzione al loro stato giuridico, fa emergere un dato di un certo interesse, cioè la scarsa presenza di Eigenklöster nell'area, accanto agli appena rammentati monasteri regi e ad un potere vescovile che restava la più evidente, se non l'unica realtà schiettamente cittadina in grado di mantenere una certa presenza sul territorio. Il suo potere risulta però fortemente osteggiato da altre realtà istituzionali, in primo luogo i monasteri regi di area amiatina, che riuscivano gradualmente a sostituirsi alla diocesi nel controllo della montagna. Inoltre, le famiglie signorili locali, con il procedere dei secoli, esercitarono sull'istituzione vescovile un controllo sempre più stretto, sostituito alle soglie del secolo XIII da una nuova egemonia esercitata dalle città comunali contermini, desiderose di ampliare la propria area di influenza su ampie fasce del Chiusino.

L'ultima parte della tesi è dedicata all'analisi del dominatus loci esercitato dalle famiglie laiche. Innanzitutto, all'interno del territorio di Chiusi si constata una pervasiva presenza di famiglie comitali provenienti da altre circoscrizioni, nelle quali il loro potere aveva solide basi, forse di origine pubblica. È il caso degli Scialenghi, degli Ardengheschi, degli Aldobrandeschi e, soprattutto, dei Farolfenghi, oggetto di una ricerca approfondita. La famiglia sembrerebbe radicarsi nel Chiusino come limite estremo di un'azione incentrata su Orvieto. Anzi, da un ceppo comune orvietano parrebbero avere origine diverse famiglie signorili che si andarono a ritagliare ciascuna una porzione di terre nell'Orvietano stesso, nel Perugino, nel Chiusino e in altre circoscrizioni della Tuscia meridionale. Un ramo della dinastia finiva per assumere, generazione dopo generazione, tra i secoli XI e XII, una fisionomia sempre più marcatamente chiusina: il centro del potere diventava il castello di Sarteano, mentre interveniva una significativa mutazione della tradizione onomastica, nella quale sul vecchio eponimo Farolfo prevaleva quello di Manente, che finì per distinguere la famiglia. Si sono seguite minutamente le vicende genealogiche della discendenza, i rapporti con altre dinastie aristocratiche, con gli enti ecclesiastici, con i poteri centrali, con i comuni cittadini limitrofi. La crescita di questi ultimi finiva per far tramontare il potere dei Manenti che avevano anche tentato, alla fine del secolo XII, di estendere un controllo esplicito su Chiusi dove, però, si erano scontrati con la resistenza di un potere vescovile, principale espressione di una dimensione cittadina e segno di una identità propria decaduta ma ancora non del tutto tramontata.


Autore

Mario Marrocchi (1968) si è laureato nell'estate del 1993 in storia medievale presso l'Università degli Studi "la Sapienza" di Roma, dopo aver approfondito, in particolare, tematiche relative alla religiosità popolare, al francescanesimo e alle eresie. Pur non abbandonando tali interessi, che ha continuato a coltivare con pubblicazioni e partecipazioni a convegni, ha in seguito esteso i propri interessi alla storia territoriale, con particolare attenzione alle problematiche relative alle signorie rurali e ai rapporti tra insediamenti, ambiente, strutture economiche e del potere, temi sui quali ha all'attivo diverse pubblicazioni e la stessa tesi di dottorato, discussa nell'inverno del 2001 presso l'Università degli Studi di Firenze (XI ciclo).

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