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INDICE

 

III - 2002 / 1 - gennaio-giugno

Schedario

Vito Loré
Espansione monastica e mutamenti politici.
La Trinità di Cava nei suoi rapporti con i sovrani longobardi e normanni e con l'aristocrazia territoriale. Secoli XI-XII

Tesi di dottorato di ricerca in Storia medievale
Università degli Studi di Firenze, 2002


Indice

Prefazione

I L'età longobarda
I. 1 Le origini
I. 2 Le istituzioni ecclesiastiche salernitane e il loro rapporto con il potere principesco
I. 3 I caratteri originali della Trinità di Cava
I. 4 Da Alferio a Leone. Primo sviluppo patrimoniale
I. 5 I nuovi rapporti con il principe
I. 6 Il nuovo ambiente sociale
I. 7 Gli inizi della carriera del terzo abate, Pietro
I. 8 L'ultimo periodo longobardo. Crisi del potere principesco e ascesa del monastero

II Il rapporto con i duchi e l'espansione in Puglia
II. 1 La politica del Guiscardo verso gli enti ecclesiastici e la posizione di Cava
II. 2 Ruggero e Guglielmo. Continuità e discontinuità rispetto al Guiscardo
II. 3 Modalità e ritmi dell'affermazione cavense in Puglia

III Salernitano, Basilicata e Calabria superiore. Il rapporto con l'aristocrazia territoriale fino alla metà del XII secolo
III. 1 Le signorie dell'area settentrionale
III. 1. 1 I conti di Sarno
III. 1. 2 I principi capuani
III. 1. 3 I Sanseverino
III. 2 Il Vallo di Diano, la Basilicata meridionale e la Calabria settentrionale
III. 3 La parte meridionale del territorio salernitano
III. 3. 1 I signori di Capaccio
III. 3. 2 I signori di Giffoni
III. 3. 3 I signori di Eboli
III. 3. 4 I conti del Principato
III. 4 Il quadro complessivo

IV Il passaggio del 1111. Nascita di un ambito signorile distinto e patti con i signori laici

V Conquista normanna, chiesa privata e assetti delle proprietà urbane di Salerno. Riflessi sull'espansione di Cava
V. 1 Cava, i Normanni e la chiesa privata. L'eccezione salernitana
V. 2 La conquista normanna e le proprietà urbane del Salernitano

VI Le linee di espansione nella seconda metà del XII secolo
VI. 1 Cambiamento degli orizzonti geografici nello sviluppo della congregazione
VI. 1. 1 Flessione nei rapporti con l'aristocrazia del Salernitano
VI. 1. 2 I rapporti con le aristocrazie pugliesi
VI. 1. 3 Un nuovo campo di espansione : l'Irpinia
VI. 1. 4 Cambiamenti nei rapporti con le controparti aristocratiche
VI. 2 I rapporti con i sovrani normanni
VI. 3 I rapporti con i vescovati
VI. 4 L'ampliamento delle prerogative parrocchiali delle chiese cavansi
VI. 5 Mutamenti di quadro e strategie alternative di affermazione

VII Logiche dell'espansione territoriale e strategie di costruzione del patrimonio

VIII L'organismo della congregazione
VIII. 1 Il problema delle fonti
VIII. 2. 1 L'organizzazione finanziaria. Il rapporto fra la Trinità e le sue dipendenze
VIII. 2. 2 Gradi diversi di accentramento nella gestione delle proprietà
VIII. 2. 3 Spunti di organizzazione fondiaria su base territoriale
VIII. 3 Gradi di accentramento e differenze nei circuiti delle donazioni
VIII. 4 Le linee di tendenza nella seconda metà del XII secolo
VIII. 5 Aree geografiche e ambienti sociali del reclutamento monastico

IX La signoria cavense
IX. 1 Lo sviluppo generale dei poteri signorili nel corso dell'XI secolo
IX. 1. 1 Dinamiche signorili ed evoluzione dei poteri centrali
IX. 1. 2 L'espansione del fenomeno
IX. 1. 3 Sottomissione dei liberi e diffusione dei legami personali di dipendenza
IX. 1. 3. 1 La documentazione di Capaccio e del Cilento
IX. 1. 3. 2 La documentazione su duchi e signori territoriali
IX. 1. 4 Affermazione signorile e cambiamento nelle condizioni dei contadini
IX. 2 La signoria cavense
IX. 2. 1 Le concessioni sovrane e la loro importanza
IX. 2. 2 Il territorio di Vietri e Mitilianum
IX. 2. 2. 1 Evoluzione nella condizione dei dipendenti
IX. 2. 2. 2 Lo sviluppo della seconda metà del XII secolo. Controllo militare del territorio e interferenze con la giustizia pubblica
IX. 2. 3 Il Cilento e il problema delle prerogative giurisdizionali
IX. 2. 3. 1 I legami feudo-vassallatici
IX. 2. 3. 2 Le consuetudini di Castellabate
IX. 2. 3. 3 Lo sviluppo di prerogative giurisdizionali in altri contesti
IX. 2. 3. 4 Interferenze con la giustizia pubblica in Cilento
IX. 2. 3. 5 Elementi sull'evoluzione in senso territoriale delle prerogative signorili
IX. 2. 4 Elementi isolati su proprietà pugliesi e lucane
IX. 2. 5 Il quadro complessivo della signoria cavense. Caratteri comuni e differenze locali

X L'attività commerciale di Cava

XI Conclusioni. Mutamenti politici ed espansione monastica

Cronotassi degli abati di Cava nei secoli XI e XII

Abbreviazioni
Elenco delle opere citate


Abstract

Partendo da una documentazione abbondantissima, ma composta quasi esclusivamente da documenti d'archivio (se ne contano oltre tremila per il solo XII secolo), è stato necessario operare una scelta tematica rigorosa, per evitare che la dispersione e asistematicità delle informazioni portasse a una genericità della trattazione. Si è quindi deciso di concentrare l'attenzione sui rapporti fra Cava e la società circostante, privilegiando le relazioni fra il monastero e i poteri di sovrani e signori territoriali, in un arco cronologico relativamente breve, ma segnato da trasformazioni profonde del quadro istituzionale e politico nell'Italia meridionale.

Il periodo longobardo della storia di Cava è solitamente trascurato, perché precedente la grande crescita della congregazione in epoca normanna, ma è importante per comprendere alcuni caratteri costitutivi dell'identità monastica e le sue prime trasformazioni. Cava fu fondata su terra del fisco principesco e mantenne fino alla conquista normanna un rapporto molto stretto con il principe. I primi decenni della fondazione sono caratterizzati dal passaggio da una vocazione originariamente eremitica a una fisionomia più aperta e vivace, in collegamento con i ceti emergenti salernitani. Il primo deciso salto di qualità avvenne però poco prima della conquista normanna di Salerno, quando Cava intrecciò nuovi rapporti con la curia romana e l'arcivescovo salernitano e divenne sostegno essenziale per la vacillante autorità principesca.

Con la conquista normanna Cava mantenne il suo legame privilegiato con il potere centrale e i duchi divennero il punto di riferimento essenziale della politica monastica; al rapporto con il potere centrale si aggiunse ora quello con le nuove signorie nate sul territorio. L'ottantennio che va grosso modo dal 1070 al 1140 vide il periodo più intenso di crescita della congregazione, che con ritmi e forza diversi si affermò in tutto il Salernitano, nella Puglia (soprattutto nella parte settentrionale della regione), e nei territori fra Basilicata meridionale e Calabria settentrionale. Il legame con i duchi fu decisivo nell'orientare la generosità delle aristocrazie, ma anche nel delimitare l'area di affermazione di Cava, la cui ampiezza si contrasse parallelamente alla capacità effettiva d'intervento e d'influenza del potere ducale.

La debolezza del potere centrale e il parallelo sviluppo delle signorie influenzò i caratteri politici dello sviluppo cavense e fornì alimento alla crescita. Il monastero, soprattutto nel periodo meno brillante del potere ducale, sotto Guglielmo (1111-1127), stipulò una serie di patti di non aggressione con i signori laici. Questi documenti mostrano in modo chiaro come i rapporti fra Cava e le signorie contermini fossero regolati da un sistema di accordi alla pari, in cui i duchi non avevano alcuna parte. Dall'instabilità del sistema signorile in età ducale, prima che la nascita del regno ne serrasse le maglie in una rete più rigida e cristallizzata, Cava sembra aver tratto anche vantaggio, soprattutto in due modi.

Il crollo del sistema della chiesa longobarda, dopo l'invasione normanna e la parallela affermazione dei principi di riforma ecclesiastica, creò le condizioni perché un gran numero di antiche chiese private passasse sotto la giurisdizione di monasteri prestigiosi, fra cui Cava aveva un posto d'elezione. In molti casi Cava sembra aver approfittato dei punti di debolezza del sistema signorile, per poter ottenere donazioni cospicue, sfruttando la scarsa coesione di alcune famiglie, la frammentazione dei possedimenti di altre, inserendosi in momenti delicati di passaggio dinastico o ancora sostenendo la debolezza di alcuni nuclei signorili non molto articolati dal punto di vista familiare o territoriale e quindi più bisognosi di un'alleanza di prestigio. Al contrario, Cava sembra aver avuto rapporti molto flebili con le signorie più forti e articolate e aver attuato in questi casi strategie alternative di affermazione, dal basso, attraverso acquisti di singole parcelle o attirando donazioni provenienti da piccoli e medi proprietari. In questi casi l'espansione non fu sempre trasparente: la cospicua produzione di falsi mostra come Cava e le sue dipendenze si espandessero a danno dei contadini, inglobando terre confinanti o cercando di affermare diritti signorili privi di fondamento legittimo.

A partire dagli anni quaranta del XII secolo, quando il potere di Ruggero II si affermò definitivamente e si chiarirono i quadri amministrativi della monarchia, l'espansione cavense si strutturò secondo modelli nuovi. I rapporti con i signori del Salernitano si esaurirono quasi del tutto, ma in compenso Cava allargò nuovamente il raggio della sua espansione, fino a comprendere la Puglia meridionale, che era scomparsa quasi del tutto dopo i primi anni del ducato, nuovi territori lucani e soprattutto l'Irpinia. Ancora una volta il mutare dei quadri politici influenzava, in questo caso positivamente, la capacità di affermazione del cenobio.

Oltre che per ampiezza geografica, l'espansione cavense cambiò anche in relazione al livello dei rapporti sociali. In generale la generosità dell'aristocrazia diminuì sensibilmente e Cava compensò questa parziale perdita ampliando lo spettro delle sue relazioni sociali a comprendere ovunque, sia in città che in campagna, i ceti medi. Parallelamente Cava cercò di potenziare le funzioni di cura d'anime delle sue chiese, soprattutto quelle poste all'interno o ai margini di città e castelli, sollecitando dai vescovati un gran numero di concessioni di diritti parrocchiali, anche grazie all'intervento dei pontefici.

Il problema dell'esercizio di poteri signorili da parte di Cava è inquadrato nell'ambito complessivo dello sviluppo signorile nell'Italia meridionale, a partire dalla metà dell'XI secolo. I nuovi poteri territoriali portarono varie conseguenze sulla vita dei contadini.
In assenza di un potere centrale forte, la giustizia venne esercitata esclusivamente dai signori, laici ed ecclesiastici, in forma pattizia, molto lontana dalle procedure formalizzate che erano state proprie degli stati longobardi e del dominio bizantino; quasi mai veniva redatto un verbale del processo. Questo mutamento nelle forme di esercizio della giustizia era inserito in un contesto minaccioso nei confronti della libertà contadina. Infatti a partire dalla metà dell'XI secolo si diffusero legami di dipendenza personale dei coltivatori nei confronti del signore, o anche del semplice proprietario terriero. Tuttavia queste nuove forme di dominio sugli uomini non portarono all'eclissi dell'antico sistema sociale, caratteristico delle campagne sia bizantine che longobarde e basato su un forte e amplissimo ceto di piccoli e medi proprietari liberi. Per tutto il periodo normanno e oltre le vecchie modalità di gestione convissero in forme ibride con le nuove forme di dominio. I rapporti reciproci dei poteri signorili e la loro capacità di pressione sul mondo contadino si precisarono gradualmente, ma i liberi rimasero la base sociale largamente maggioritaria delle campagne meridionali.

Su questi sviluppi comuni la documentazione cavense dà elementi essenziali; del processo di affermazione signorile Cava era parte integrante. Si possono a parte segnalare alcune peculiarità. Il potere signorile di Cava fu più forte e il suo dominio sui rustici più compatto nelle aree lontane dal monastero e da città importanti, soprattutto in Cilento, nella Puglia settentrionale e a partire dalla seconda metà del XII secolo nella Basilicata interiore. Nell'area più vicina a Cava e a Salerno, invece, il dominio monastico intreccia prerogative propriamente signorili con metodi di gestione della terra largamente tradizionali e mostra una fisionomia debole, priva fino a tardi di caratteri militari e forse anche di potere giurisdizionale. Questi elementi si ritrovano entrambi, invece, in Cilento.

Se invece consideriamo il complesso del patrimonio cavense, notiamo un suo legame con i flussi commerciali nient'affatto episodico e probabilmente non limitato a servire circuiti di scambio interni alla proprietà monastica. La rete di porti tirrenici costruita da Cava con una serie di acquisizioni, alcune anche finanziariamente onerose, serviva probabilmente non solo i dipendenti dell'abbazia, o delle sue dipendenze, ma tutti i rustici dell'area, ed era sicuramente un'importantissima fonte d'introiti per il monastero. In un periodo in cui la frammentazione signorile ostacolava gli scambi, a tutti i livelli della società, le nervature della congregazione favorivano il collegamento delle campagne con i mercati urbani, in particolare con quello di Salerno.


Autore

Vito Loré si è laureato nel 1994 in Storia medioevale presso l'Università degli studi di Roma "La Sapienza", con una tesi su Sviluppo economico e dinamiche dell'insediamento nel territorio di Trani. Secc. IX-XII (relatore prof. Paolo Delogu). Ha pubblicato i saggi La politica territoriale di un conte normanno. Città nuove e villaggi scomparsi nei domini di Pietro II, in "Quaderni medievali", 45 (giugno 1998), pp. 37-62; e L'aristocrazia salernitana nell'XI secolo, in corso di stampa in Salerno nel XII secolo. Istituzioni, società, cultura.

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