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INDICE

 

III - 2002 / 1 - gennaio-giugno

Schedario

Francesca Dell'Acqua,
La vetrata tra l'età tardo imperiale e l'altomedioevo: le fonti, l'archeologia,
Tesi di Perfezionamento in Storia dell'Arte Medievale
Scuola Normale Superiore di Pisa, 2001.


Indice

Introduzione
"Una metafora incarnata"

Cap I
L'impiego del vetro nella decorazione architettonica tra tarda antichità e alto medioevo

Cap II
"Illuminando Colorat". La continuitò di impiego della vetrata tra tarda antichità e alto medioevo

Cap III
I vetrai e le vetrate nelle fonti scritte tra il IV-XI sec.: considerazioni introduttive al repertorio delle fonti

Cap IV
Repertorio ragionato delle fonti sui vetrai e sulle vetrate, secc. IV-XI

Conclusioni
Una nuova "immagine" della storia della vetrata

Selezione bibliografica sul vetro / vetrate
I- Le fonti (IV-XI SEC.)
Principali studi sull’evoluzione storica della vetrata nel Medioevo occidentale che citano gran parte delle fonti sulle vetrate e sui vetrai
II-La tecnologia del vetro
a) I vetrai dall'Antichità romana al XIII sec. ca., provenienza/formazione, divisione del lavoro, corporazioni, "firme"
b) Arnesi per la lavorazione vetraria, composizione e colorazione del vetro; fornaci; centri di produzione/lavorazione; rotte commerciali; trattati sull’arte vetraria.
c) Prodotti vari: il vasellame; le "finte gemme"; il vetro "millefiori"; applicazioni del vetro nell’oreficeria e nel mobilio
III- Il vetro nella decorazione architettonica
a) Rivestimenti in piastrelle vitree romani, paleocristiani, altomedievali
b) Il vetro nella scultura e nell’architettura altomedievale
c) Vetro da finestra romano
d) Vetro da finestra tardo romano, paleocristiano, bizantino
e) Vetro da finestra arabo
f) Vetro da finestra altomedievale
g) Vetro da finestra romanico

Bibliografia generale


Abstract

Nel presente lavoro ci si prefigge di descrivere, in sequenza cronologica, quanto rimasto o tramandato dalle fonti coeve in merito alle vetrate più antiche d’Occidente, alle quali benissimo si adatta la definizione di "metafora incarnata", che compare a proposito del vetro in uno dei più riusciti racconti della scrittrice inglese Antonia S. Byatt. L’idea della vetrata come oggetto "per vedere attraverso" e al contempo un oggetto "che si vede" pare chiarissima al fine di evidenziare la funzione pratica e il duttile potenziale estetico che essa può avere in un contesto architettonico.

(Capitolo I) L'importanza del vetro nella decorazione di architetture di prestigio nel periodo in esame. I casi italiani e in genere occidentali tra VIII-IX sec.: dalle ampolline negli stucchi di Cividale e Brescia, ai rivestimenti a piastrelle vitree di Salerno, Corvey sul Weser in Germania, a San Vincenzo al Volturno e Montecassino nell'XI-XII sec.

(Capitolo II) Nel ripercorrerne la storia nei secoli anteriori al Mille, è parso opportuno cercare di chiarire, laddove possibile, le congiunture sociali e politiche entro le quali la sua adozione è avvenuta e mettere in luce l'eventuale ruolo della committenza a favore di questa scelta. Infatti spesso la presenza di vetrate, o meglio di schermi di vetro colorato, ha contraddistinto edifici sorti per volere di eminenti patroni. Questo dato, emerso in modo chiarissimo e ben documentato per il basso Medioevo, non era del tutto scontato per i secoli anteriori. E' comunque doveroso premettere che tra la tarda Antichità e il Mille le fonti non rammentino che in poche occasioni specifiche richieste di vetrate da parte di committenti, per cui si è cercato innanzitutto di connettere le attestazioni archeologiche di vetro piano con le fonti che rammentavano la presenza di vetrate e quelle inerenti il patrocinio delle stesse architetture. Mettendo insieme le tracce materiali e testuali dell'Occidente altomedievale emerge il fatto che le vetrate rientravano in un sistema architettonico, funzionale e decorativo, che aveva le sue radici nell'edilizia monumentale tardo imperiale, in particolare nelle prime basiliche cristiane di Roma. Ovvero è emerso, sebbene non nella totalità dei casi, che la scelta di schermi di vetro sia avvenuta in concomitanza con quella di modalità edilizie di tradizione "antica", fondate sull'uso di materiali di qualità, destinati a resistere alle insidie del tempo e quindi a perpetuare la memoria dei costruttori. L'intenzionale rimando agli exempla tardoantichi è rivelato sia dai resti architettonici che dalla letteratura dei secoli bui, durante i quali il costruire in pietra svelava già di per sé il tentativo di emulare la civiltà romana nell'accezione ampia del termine, ovvero romano-cristiana.

La finestra come supporto decorativo e figurativo: le linee di sviluppo della vetrata. Rassegna in ordine cronologico dei casi più celebri di adozione di vetrate per tracciare un possibile percorso attraverso i riscontri archeologici e testuali di maggiore importanza. Dalla vetrata come schermo funzionale senza particolari intenti estetici (nell'uso termale tardo imperiale), al mosaico di colori (già nelle ville romane, quindi nell'architettura altomedievale), all'oggetto istoriato, completato con la pittura (in epoca carolingia e poi romanica).

(Capitolo III) Introduzione al regesto delle fonti. La presenza/assenza dei vetrai nelle fonti. Tracce sulla condizione sociale del vetraio nell'altomedioevo. I generi letterari coinvolti: i testi encomiastici, gli epistolari, la letteratura agiografica/teologica, le cronache/testi storiografici, i lasciti testamentari/donazioni. La frequenza delle attestazioni sui vetrai e sulle vetrate nelle varie regioni dell'Occidente altomedievale.

(Conclusioni) Il titolo delle pagine conclusive riecheggia quello di una raccolta di saggi dello storico Johann Huizinga, Le immagini della storia, riuscitissima sintesi di una teoria formulata nel 1916 a proposito dell’età moderna secondo cui "il tempo in cui ognuno si formava la propria idea di una civilità attraverso la lettura sembra essere finito…l’organo della conoscenza storica si è fatto più visivo: il guardare ha preso il posto del leggere". Sebbene applicabile alla perfezione alla società contemporanea, di trapasso nel terzo Millennio, in cui la cultura dominante è pressoché solo visiva, fatta di istantanee, qualora ci si affidasse alle "immagini" per ricostruire una storia della vetrata nei secoli tra il IV-XI si potrebbe soltanto giungere all’ammissione di una penuria avvilente, demoralizzante ai fini di ulteriori tentativi. Soltanto coniugando in parallelo le testimonianze desunte dalla letteratura tardoantica e altomedievale e dalla moderna archeologia è emersa una "nuova immagine" della storia delle vetrata, nella quale la letteratura coeva, specialmente dei secoli più oscuri della storia d’Occidente, ha avuto un peso determinante che va a ribaltare l’assunto con il quale Huizinga aveva brillantemente cristallizzato la conoscenza "visuale" che di solito si ha di epoche posteriori.


Autore

Francesca Del'Acqua (Salerno, 1971) si è laureata a Firenze con Adriano Peroni in Storia dell'Arte Medievale, elaborando una tesi interdisciplinare, incentrata sulla ricostruzione delle vetrate del monastero di San Vincenzo al Volturno, con la cattedra di Archeologia Medievale di Guido Vannini e la supervisione di John Mitchell (British School at Rome, U.E.A.-Norwich). Ha poi svolto gli studi di perfezionamento presso la Scuola Normale Superiore di Pisa con la guida di Enrico Castelnuovo. La tesi, sulle fonti letterarie e materiali per una storia della vetrata in Occidente tra IV-XI sec., ha avuto per co-relatori Adriano Peroni e Beat Brenk (Universität Basel). Collaborazioni a progetti di studio: dal 1993 presso San Vincenzo al Volturno; nel 1998-99 sui reperti di Corvey sul Weser; dal 2002 presso gli scavi di Amorium (Anatolia Centrale) condotti dal Metropolitan Museum di N.Y.-Dumbarton Oaks Centre for Byzantine Studies.

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