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2000
 
RICERCA
 
INDICE
I - 2000 / 1 - maggio-dicembre

Schedario


Adele Cilento,
Potere e monachesimo nella Calabria bizantina: relazioni e interferenze (secc. IX-XI),
Tesi di dottorato di ricerca in Storia medievale (X ciclo),
Università degli Studi di Torino, 2000.


Indice

Premessa

Introduzione: La Calabria bizantina nel dibattito storiografico. Territorio e istituzioni (secc. IX-XI).
Il ducato di Calabria tra Longobardi e Saraceni
La circoscrizione tematica nel catepanato d’Italia
Organizzazione territoriale e strutture abitative
La geografia ecclesiastica

Capitolo I: I rappresentanti dell’autorità imperiale: titoli, dignità e funzioni dei governatori della provincia
I.1. Gerarchie di titoli e gerarchie di cariche a Bisanzio
I.2. Gli uomini dell’imperatore: patrizi, proconsoli e protospatari
I.3. Strateghi e catepani dai ruoli di corte alle province italiane
I.4. Nobiltà familiare e lealtà alla corona: qualche osservazione
I.5. Periodi di reggenza e funzioni

Capitolo II: Adattamento e integrazione dei funzionari bizantini nel tema di Calabria
II.1. La legislazione sui possessi nella provincia
II.2. Un esempio dei possedimenti redditizi nel tema di Calabria
II.3. Un caso di speculazione illecita con il commercio
II.4. Politica difensiva e diplomazia nel governo della provincia. Una rilettura
II.5. La questione del tributo
II.6. Tassazione e rivolte: un binomio ricorrente
II.7. Gli strateghi di Calabria tra defezioni e ribellioni

Capitolo III: L’aristocrazia locale laica ed ecclesiastica
III.1. Gli archontes della Calabria bizantina
III.2. Mansioni e dignità dei funzionari subalterni
III.3. Aristocrazia e cariche nel governo della provincia
III.4. Famiglie di proprietari e famiglie di funzionari
III.5. Vescovi e monaci proprietari                

Capitolo IV: Il monaco e il potente: costruzione e  diffusione di un modello
IV.1. Santità monastica bizantina e potere
IV.2. La presenza degli archontes nella letteratura agiografica bizantina
IV.3. Il topos nel modello antico: il monachesimo palestinese
IV.4. Imperatori e grandi centri monastici di Bisanzio nei secoli IX-X
IV.5. Il riflesso nelle aree periferiche dell’impero (secc. X-XI)

Capitolo V: Funzionari bizantini e notabili locali nell’agiografia italo-greca
V.1. Il topos nella letteratura agiografica italo-greca
V.2. Vaticini militari e consigli spirituali agli strateghi
V.3. La devozione degli archontes locali
V.4. L’intercessione presso gli emiri
V.5. Imperatori d’Oriente e d’Occidente

Capitolo VI: I ceti dirigenti di fronte al mondo monastico
VI.1. Aristocrazia e monasteri a Bisanzio tra i secoli X e XI
VI.2. Devozione e patrocinio dei governatori nell’Italia meridionale bizantina
VI.3. Il dono e il simbolo: una veste per la salvezza dell’anima
VI.4. Archontes locali e monasteri greci in Calabria. Motivi e forme delle donazioni

Bibliografia
Appendici


Abstract

La ricerca si propone di valutare l’incidenza del gruppo dirigente dei funzionari bizantini sulla vita politica e sociale della Calabria durante la cosiddetta “seconda colonizzazione bizantina”, nel periodo compreso tra la riconquista del Mezzogiorno italiano per impulso di Basilio I (867-886) e l’affermazione dei Normanni che, simbolicamente, viene fatta coincidere con la presa di Bari del 1071. Altro obiettivo della ricerca è quello di comprendere, al di là del significato spirituale ed economico assunto dal monachesimo italo-greco in Calabria - direzione quest’ultima verso la quale di preferenza si sono orientati i lavori scientifici dedicati alla storia monastica dell’Italia meridionale - le possibili influenze e interazioni monastiche sulle decisioni e sulle scelte operate dal ceto dirigente, di provenienza costantinopolitana e di origine locale, analizzando i rapporti intercorrenti tra i due gruppi sia tramite le testimonianze documentarie - invero poco numerose e relativamente disperse - sia nella rappresentazione data dalle fonti agiografiche che, nel caso in esame, costituiscono un corpus piuttosto omogeneo e coerente di tutto rispetto.

Attraverso un riesame dei titoli attribuiti ai funzionari inviati dalla capitale risulta con chiarezza che essi continuarono, per tutta la durata del dominio bizantino in Italia, ad essere reclutati tra i più alti dignitari della corte imperiale sicché contrariamente al locus communis che supponeva a partire dal regno di Basilio II un diminuito interesse per la lontana provincia italiana, occorre riconoscere che l’attenzione del governo centrale verso la Calabria non venne mai meno(I, 3-4).

Parimenti, malgrado alcune supposizioni circa il possibile radicamento nella provincia di alcune famiglie legate a funzionari “tematici”, l’analisi delle fonti, condotta anche tramite il confronto con la legislazione imperiale, ha permesso di escludere ogni volontà da parte dei più alti ufficiali, colà inviati dal potere centrale, di stabilirsi a lungo nel tema di Calabria. Sicché anche quando sono attestate, in verità assai raramente, trasgressioni alla normativa vigente a Bisanzio, che vietava agli strateghi e consimili di acquistare proprietà nella circoscrizione da loro amministrata, ciò appare causato dal desiderio di uno sfruttamento immediato delle opportunità offerte dall’esercizio di una data funzione pubblica assai più che da un esplicito desiderio di impiantarsi stabilmente in quella provincia (c. II, 2-3).

A beneficiare dell’esercizio di cariche pubbliche (e in specie di quelle connesse alla difesa militare di una regione sottoposta a continua pressione da parte saracena) furono, come parte della storiografia ha già potuto dimostrare, gli archontes, ceto di funzionari minori reclutati localmente (III, 1-2), a cui fu progressivamente delegato il compito di proteggere la popolazione anche dotando i borghi di quelle fortificazioni su cui ha fatto luce di recente la ricerca archeologica. Si è dunque analizzato l’emergere in Calabria di famiglie di possidenti (III, 3) che, fortemente cointeressante alla difesa del territorio provinciale, sempre più spesso erano impiegati negli uffici dell’amministrazione locale e nell’organizzazione ecclesiastica, le cui carriere erano organizzate con sistemi assai simili a quelle laiche (III, 4-5).

Se il forte ascendente del monachesimo sulle comunità locali del Mezzogiorno italiano non ha più bisogno di essere dimostrato, non altrettanto si può dire per ciò che concerne il rapporto tra l’uomo santo e il potere. E’ questo un topos ben conosciuto fin dai tempi di Cirillo di Scitopoli, il cui significato tuttavia meritava di essere verificato tramite un confronto diacronico, anche sul suolo calabro, tanto più che in questa regione esso si arricchisce dei connotati propri di una terra di frontiera contraddistinta da una certa instabilità sociale dovuta in primo luogo alle continue incursioni dei Saraceni. A una lettura attenta i singoli bioi mostrano un orizzonte più ampio che, senza esaurirsi nelle pratiche ascetiche - pur decisive - di una santità chiusa al proprio interno per il conseguimento della salvezza personale o del proprio   gruppo, si integrava invece nell’articolata realtà sociale, religiosa e politica del mondo circostante. Sicché i monaci sono sempre sollecitati a prestare opera di intercessione presso l’autorità centrale e locale: vere e proprie sentinelle profetiche e spirituali, con il carisma di cui sono dotati essi ammoniscono il popolo, ma al contempo sanno praticare le vie della diplomazia come quelle della parrhesia contro i piccoli e grandi soprusi (V, 2-5).

Attraverso le testimonianze documentarie è il ceto arcontale ad apparire particolarmente impegnato a favorire con le proprie donazioni la crescita dei monasteri, per lo più di piccole dimensioni, sia per avervi sepoltura sia al fine di migliorare le terre sia, infine, nella volontà che essi rappresentassero un uno stabile punto di riferimento per le popolazioni indigene, nella costante ricerca di un difficile equilibrio tra spinte autonomistiche, dettate dall’esigenza dell’autodifesa militare, e radicata fedeltà alla cultura e all’ortodossia bizantine (VI, 3-4).


Autore

Adele Cilento si è laureata nell’anno accademico 1992-93 presso l’Università degli Studi di Firenze con il Prof. Giovanni Cherubini con una tesi intitolata Aspetti sociali della Calabria medievale nell’agiografia italo-greca (secc. IX-XII). Ha poi conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Storia Medievale presso l’Università di Torino sotto la guida del Prof. Mario Gallina. Si è occupata prevalentemente di tematiche relative alla storia bizantina, con particolare riguardo all’agiografia e al periodo di dominazione bizantina dell’Italia meridionale. Collabora con il Centro di Studi Interdipartimentale sull’Ebraismo e il Cristianesimo dell’Università di Bologna.

Tra le principali pubblicazioni si segnalano: Presenze etniche nella Calabria medievale, “Rivista Storica Calabrese” 16 (1995), pp. 91-117; Santità e potere nell’agiografia italo-greca, “Quaderni Medievali”, 42 (1996), pp. 6-41; Medioevo delle donne: le conquiste della storiografia femminista, in “Quaderni Medievali” 45 (giugno 1998); Santi e pellegrini nell’Italia bizantina, in La strada nel Medioevo, Atti del convegno (Parma 19-20 novembre 1997), Parma 2000, pp. 24-49.

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