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INDICE

 

II - 2001 / 1 - gennaio-giugno

Schedario


Giovanna Bonardi,
La cronaca di Santa Maria di Ferraria (741-1228). Struttura, fonti e contesto storico di una cronaca del Regno,
Tesi di dottorato di ricerca in Storia medievale,
Università degli Studi di Palermo, 2001.


Indice

Premessa

1. Questioni storiografiche e tradizione manoscritta
1.1 Introduzione
1.2 La cronaca di S. Maria di Ferraria negli studi storici degli inizi del XX secolo
1.3 Verso una nuova considerazione dell'opera
1.4 Le fonti del cronista: stato delle ricerche
1.5 Il codice miscellaneo di Bologna: unico testimone della cronaca
1.6 Struttura del manoscritto e problemi interpretativi
1.7 Il codice miscellaneo e la Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna

2. La cronaca di Santa Maria di Ferraria: caratteristiche strutturali e arco cronologico
2.1 Introduzione
2.2 Una struttura narrativa disomogenea
2.3 La prima parte e i cataloghi di nomi
2.4 Un esempio di digressione storica: il pontificato di Adriano I
2.5 Il passaggio allo schema annalistico
2.6 Dall'organizzazione annalistica al racconto cronachistico
2.7 L'assenza di titolo, prologo e lettera dedicatoria
2.8 Arco cronologico e sistemi di datazione

3. Il primo periodo (741-1102). L'eredità longobarda e la continuità dei poteri
3.1 Introduzione
3.2 L'organizzazione dei cataloghi all'interno del testo
3.3 La lista degli abati: i motivi di una assenza
3.4 Storia politica e Liber Pontificalis
3.5 La vita di Stefano II e l'uso di versioni "meridionali" del Liber Pontificalis
3.6 Storia locale e memoria longobarda
3.7 I re franchi, il regno d'Italia e l'impero
3.8 Conclusioni

4. Il Chronicon di Falcone Beneventano: una cronaca cittadina come fonte centrale del monaco cistercense
4.1 Introduzione
4.2 Le tecniche narrative in rapporto agli orientamenti storici del cronista
4.3 Il sistema riassuntivo e la selezione dei temi
4.4 La città di Benevento: l'occasione per una storia del Mezzogiorno
4.5 Ruggero II negli anni 1131-1134: un re ferus et avidus ?
4.6 Ruggero II all'anno della morte: un re pacificus et mansuetus
4.7 Il primo re normanno: una immagine in evoluzione
4.8 L'eredità del normanno: un Regno di Sicilia unito

5. Una cronaca del Regno: gli ultimi re normanni (1154-1197)
5.1 Tracce di una fonte perduta per la storia del Regno di Guglielmo I
5.2 Guglielmo I "il forte"
5.3 Le responsabilità di Maione di Bari (1154-1160)
5.4 Il Regno di Guglielmo I e la prospettiva della monarchia
5.5 Guglielmo II "il buono"
5.6 L'inserimento del Regno di Guglielmo II in una dimensione "internazionale"
5.7 La discendenza sveva e l'ostilità verso Enrico VI
5.8 L'immagine di una eredità senza soluzione: dai Longobardi agli Svevi

6. Una cronaca del Regno: l'abbazia e Federico II (1184-1228)
6.1 La cronaca come fonte per la storia dell'abbazia
6.2 Il difficile governo dell'abbazia al tempo di Enrico VI
6.3 Vicende dell'abbazia e vicende del monarca: un racconto parallelo
6.4 Una nuova partecipazione del cronista al racconto
6.5 Il ruolo privilegiato dei cistercensi nel Regno

Conclusioni
Bibliografia


Abstract

La cronaca di S. Maria di Ferraria, prodotta nei primi decenni del XIII secolo e pubblicata da Augusto Gaudenzi nel 1888, abbraccia l'ampio arco cronologico che va dall'VIII secolo fino agli anni contemporanei all'anonimo autore. Tale fonte, trascurata per lungo tempo dalla storiografia di area meridionale o considerata di scarso interesse, negli ultimi decenni, seppure marginalmente, è stata oggetto di attenzione all'interno di ricerche dedicate alla cronachistica meridionale di periodo normannno-svevo. Tuttavia questa fonte, della quale con questo studio si è tentato di mettere in rilievo spessore e originalità, non è mai stata oggetto di studi storici specifici. Attraverso l'identificazione di un "progetto storiografico" dell'autore si è qui verificata l'ipotesi che l'intera opera, unico esempio di produzione cronachistica monastica nel Mezzogiorno federiciano, sia stata scritta in funzione dell'ultimo periodo, quello contemporaneo al cronista, quando l'abbazia, consacrata nel 1184, divenne parte integrante del racconto storico della cronaca.

Vista la forte disomogeneità della composizione e l'ampio arco cronologico che essa ricopre, tale analisi è stata condotta distinguendo nell'opera tre parti, identificabili non solo a partire dal contenuto storico, ma anche in relazione alla struttura compositiva, che dipende a sua volta dal tipo di fonti impiegate dall'autore. Una prima parte, composta da cataloghi di nomi e dedicata sostanzialmente alle origini longobarde e al Liber Pontificalis, una seconda, incentrata sulla città di Benevento vista come fulcro delle guerre per la affermazione dello Stato normanno, la cui fonte principale per gli anni compresi tra il primo decennio dell'XI secolo e il quarto del XII è il Chronicon di Falcone Beneventano. Infine la terza parte abbraccia la seconda metà del XII e i primi decenni del XIII secolo, fino all'epoca dell'autore. Quest'ultima parte, per la cui redazione il cronista ebbe a disposizione più fonti - tra cui la Chronica di Romualdo Guarna, gli Annales Casinenses, gli Annales Ceccanenses, la Historia di Falcando - consente di indentificare e rileggere a ritroso il presunto progetto di scrittura del cistercense: un progetto che lo avrebbe portato alla esaltazione del passato e della stirpe normanna in funzione del presente.

Ultimo elemento su cui si è indagato è il ruolo del monastero cistercense e l'immagine dell'Ordine quale emerge anche attraverso la definizione dei rapporti privilegiati con l'imperatore svevo; elementi di fondamentale importanza per individuare i motivi all'origine della stesura di questo testo storico in un periodo, quello federiciano, di scarsa o quasi nulla produzione storiografica nel Mezzogiorno d'Italia. Pur prodotta presso l'abbazia cistercense di S. Maria di Ferraria, presso Vairano, l'opera analizzata è stata interpretata come una "cronaca del Regno". Molti sono gli elementi di diversità che caratterizzano questa cronaca e che non ci permettono di inserirla, come esempio di periodo federiciano, nella tradizione cronachistica monastica legata ai più importanti cenobi di area centro-meridionale. La cronaca di S. Maria di Ferraria, anche se rapportabile alle fonti monastiche provenienti da Montecassino, da S. Vincenzo al Volturno, da Farfa, dal momento che queste furono utilizzate dal cronista cistercense per il proprio lavoro, appare tuttavia distante dalla loro tradizione.

L'attenzione del cronista non è rivolta alla fondazione dell'abbazia, né alla comunità monastica che la componeva, né infine alla vita dei suoi abati. L'anonimo autore proietta invece i propri interessi e la propria osservazione verso la storia politica del Mezzogiorno, delle regioni di Puglia, Campania e Terra di Lavoro: dalla storia del Regno, del Ducato e del Principato longobardo, sviluppata tramite l'inserimento dei cataloghi di re, duchi e principi longobardi all'inizio del testo, fino alle origini della conquista normanna, per arrivare alla fondazione del Regno normanno da parte di Ruggero II, alla discendenza degli ultimi Altavilla ed infine alla Unio Regni et Imperi cui si giungerà con Federico II.

Dedicata alla storia politica del Mezzogiorno nel tentativo di affermare l'esistenza di una continuità di poteri che, dalle origini longobarde, avrebbe portato alla discendenza normanna, la cronaca degli ultimi decenni, a partire dal 1184 anno della consacrazione di Santa Maria di Ferraria, coniuga finalmente l'esaltazione della monarchia normanno-sveva, la celebrazione della propria abbazia e quella dell'Ordine. I rapporti che Guglielmo II, Enrico VI, Costanza ed infine Federico II avevano stretto con i monasteri cistercensi del Mezzogiorno, ampiamenti indagati da studi recenti, possono spiegare i motivi di questa scelta narrativa. Tuttavia la stesura di questa cronaca si colloca in un quadro in cui la monarchia non si occupa di commissionare opere storiografiche per la creazione della propria immagine. La cronaca di S. Maria di Ferraria non ha infatti nulla a che fare con una scrittura di ispirazione ufficiale. Si tratta piuttosto di un'opera che, ponendosi lo scopo di esaltare il potere normanno-svevo, raggiunge il suo fine nel quadro di una affermazione di identità da parte del monastero stesso, attraverso la testimonianza dei rapporti privilegiati che l'abbazia ferrariense ebbe con l'imperatore svevo. Rapporti tanto saldi da andare oltre la fedeltà al Papato così che, anche in periodo di scomunica papale, presso il cenobio Federico II trovò appoggio, fedeltà e ospitalità. Infine negli anni prossimi alla morte dell'ultimo abate filosvevo, Taddeo, la cronaca si conclude: il passaggio dell'ente monastico alla fedeltà papale sottrae al cronista le ragioni per continuare l'operazione di scrittura.

Questa cronaca costituisce forse un anello di passaggio verso una storiografia nuova che risente delle grandi trasformazioni politiche del Mezzogiorno tra fine XII e prima metà del XIII secolo: trasformazioni che vedono un ricollocamento del ruolo dei monasteri di area meridionale all'interno di un nuovo assetto politico territoriale; dunque mutamenti che coinvolgono anche il modo di leggere ed interpretare la storia in un periodo di profonde evoluzioni che, in ultima istanza, condurranno all'inserimento del Regno di Sicilia in una dimensione "imperiale".


Autore

Giovanna Bonardi si è laureata a Roma con il prof. Paolo Delogu con una tesi su Origine e sviluppo della signoria Caetani (fine XIII-fine XIV secolo).  Si è occupata tra l'altro di storia dell'alimentazione medievale curando la pubblicazione delle ricette del cuoco di papa Martino V (Giovanni Bockenheym, La cucina di papa Martino V, Milano 1995).

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