Home.

Rivista

spaceleft Mappa Biblioteca Calendario Didattica E-Book Memoria Repertorio Rivista spaceright
2010: 1 / 2
2009
2008
2007
2006: 1 / 2
2005: 1 / 2
2004: 1 / 2
2003: 1 / 2
2002: 1 / 2
2001: 1 / 2
2000
 
RICERCA
 
INDICE

 

III - 2002 / 1 - gennaio-giugno

Schedario

Giuseppe Banfo,
Compresenze e sovrapposizioni di poteri territoriali di qualità diversa tra X e XIII: il caso del basso Monferrato
,
Tesi di dottorato di ricerca in Storia medievale,
Università degli Studi di Torino, 2002.


Indice

Premessa

Parte I: La memoria e il mito

I.Cronache e leggende
1. Dalla storia al mito
2. Dal mito alla storia
3. Cronaca e politica

II.Le fonti
1. Gli archivi del Monferrato
2. Archivi e monasteri
3. Le altre fonti

III.La storiografia
1. Eruditi, storici e falsari
2. La storiografia del XIX secolo
3. La storiografia recente

Parte II: Le strutture del territorio

IV.Geomorfologia, insediamenti e strade
1. La situazione geomorfologica del Monferrato
2. Insediamenti e vie di comunicazione

V.Le presenze ecclesiastiche
1. Le diocesi medievali
2. Le pievi e le chiese dipendenti
3. Una cronologia delle pievi vercellesi
4. La diocesi di Alessandria

Parte III: I poteri locali

VI.Il dominio aleramico fra X e XIII secolo
1.La marca di Aleramo
2.Dalla marca al marchesato
3. Una immagine del marchesato: i diplomi del 1164
4. Un'altra immagine: la carta di mutuo del 1224
5. Una prospettiva diversa

VII.Le aristocrazie del basso Monferrato occidentale
1. Premessa: le due "età" dell'aristocrazia monferrina
2. I conti di Biandrate e l'area di influenza chierese
3. L'area di influenza astigiana
4. L'area di influenza torinese e aleramica

VIII.Le aristocrazie del basso Monferrato centrale
1. Il dominio dei vescovi di Vercelli
2. I marchesi di Romagnano
3. I signori di S. Sebastiano
4. Le altre famiglie signorili
5. I poteri locali dopo la metà del XII secolo
6. I titoli di natura pubblica

IX.Il basso Monferrato nord-orientale
1. La riva destra del Po
2. Vescovi e marchesi
3. L'area casalese

X.L'area aleramica
1. I marchesi di Occimiano
2.Asti e Alessandria
3. Il territorio dei marchesi di Monferrato

Conclusioni

Tavole genealogiche e geografiche
Tav.1.Genealogia dei principali Aleramici: ramo di Oddone
Tav.2.Genealogia dei principali Aleramici: ramo di Anselmo
Tav.3.Basso Monferrato occidentale: base cartografica di riferimento
Tav.4.Basso Monferrato orientale: base cartografica di riferimento
Tav.5.Basso Monferrato occidentale: insediamenti antichi e strade
Tav.6.Basso Monferrato orientale: insediamenti antichi e strade
Tav.7.Basso Monferrato occidentale: pievi (prima del 1175)
Tav.8.Basso Monferrato orientale: pievi (prima del 1175)
Tav.9.Basso Monferrato occidentale: pievi (secc. XIII-XIV)
Tav.10.Basso Monferrato orientale: pievi (secc. XIII-XIV)
Tav.11.Basso Monferrato occidentale: allodi dei marchesi di Monferrato nel 1164
Tav.12.Basso Monferrato orientale: allodi dei marchesi di Monferrato nel 1164
Tav.13.Basso Monferrato occidentale: feudi dei marchesi di Monferrato nel 1164
Tav.14.Basso Monferrato orientale: feudi dei marchesi di Monferrato nel 1164
Tav.15.Basso Monferrato occidentale: beni dei marchesi di Monferrato nel 1224
Tav.16.Basso Monferrato orientale: beni dei marchesi di Monferrato nel 1224

Bibliografia


Abstract

La ricerca studia la compresenza e i rapporti tra poteri locali di origine e qualità diversa nella subregione piemontese comunemente denominata Basso Monferrato o Monferrato Settentrionale: si tratta del vasto territorio collinare esteso da Torino a Valenza e delimitato a nord dal corso del Po, a sud dal corso dei fiumi Triversa, Borbore e Tanaro.

Quest'area è generalmente conosciuta come nucleo fondamentale del marchesato di Monferrato, un vasto principato territoriale che nei secoli XIV e XV comprendeva gran parte del Piemonte centro-meridionale, dal Po all'Appennino ligure. Allo stesso modo è piuttosto nota la famiglia dei marchesi di Monferrato, soprattutto grazie alle figure di Guglielmo "il Vecchio", parente e seguace di Federico "Barbarossa", e di Bonifacio I, condottiero della IV Crociata.

Il marchesato di Monferrato bassomedievale sembrerebbe approssimativamente ricalcare (eccettuata l'area savonese) la marca amministrata nel X secolo da Aleramo, capostipite della dinastia marchionale: non vi fu tuttavia un passaggio diretto dall'una all'altra struttura politica, poiché il marchesato è frutto di una ricomposizione, operata dai marchesi di Monferrato, dei territori precedentemente in possesso di vari rami della stirpe aleramica.

Se tale tardo processo di ricostruzione territoriale dello "stato" aleramico è già da tempo conosciuto e accettato dalla storiografia, è invece ancora diffusa l'immagine di una solida base patrimoniale e signorile della dinastia monferrina, estesa su tutto il Monferrato Settentrionale, fra il Po e il Tanaro, immaginato come cuore originario del marchesato.

La falsa idea di un Basso Monferrato totalmente o principalmente "aleramico" è dovuta sia alla natura delle fonti superstiti, in gran parte posteriori alla metà del XII secolo, sia a una lunga tradizione di studi eruditi, dedicati soprattutto alla genealogia e alla storia famigliare dei marchesi. Non è poi estranea alla costruzione di questa immagine del Monferrato la volontà politica degli stessi marchesi, i quali tendevano naturalmente ad accreditare, attraverso un'epopea dinastica opportunamente architettata, la tesi di una assoluta continuità e diretta derivazione del loro potere da quello del prestigioso capostipite.

Questa spessa coltre di miti ed errori tende a coprire e nascondere la poliedrica realtà territoriale del Monferrato settentrionale: infatti, tra la dissoluzione della marca di Aleramo (fine X, inizio XI secolo) e il primo tentativo di ricomposizione operato da Guglielmo il Vecchio (metà del XII secolo), si avverte nella regione la diffusa presenza di numerose forze politiche e sociali diverse dai marchesi.

La ricerca vuole dunque studiare questa "fase" intermedia della storia monferrina, dalla fine del distretto pubblico alla sua rivalutazione in chiave signorile e al primo contrastato periodo di costruzione politica del marchesato (fine XII-inizio XIII secolo), sia negando l'assoluta identità tra il Basso Monferrato e i suoi marchesi, sia esaminando le cospicue presenze aristocratiche, comunali e ecclesiastiche, quasi tutte in varia misura candidate e concorrenti a gestire porzioni di potere, in alternativa o in collaborazione con gli Aleramici.
Il metodo usato è, per così dire, "stratigrafico": si procede infatti a ritroso, tentando dapprima di analizzare e decostruire la tradizione mitica e storiografica delle vicende aleramiche, poi evidenziando le possibilità e i limiti della documentazione disponibile, al fine di un nuovo e diverso approccio critico a queste fonti.

Emerge subito la peculiarità e l'importanza del periodo compreso tra il 1155 e il 1190 circa per l'avvio del processo di costruzione del principato: proprio in questi anni i marchesi di Monferrato instaurano un rapporto politico privilegiato con l'imperatore Federico I e si propongono come legittimi e principali rappresentanti "pubblici" dell'impero su tutto il territorio regionale, ben al di là del loro ambito di dominio signorile; come si è detto, uno degli strumenti più efficaci è proprio la creazione di una solida epica famigliare dal chiaro contenuto politico e programmatico.

L'iniziativa politica congiunta di Guglielmo il Vecchio e Federico Barbarossa si innesta in un contesto variegato, in cui i vescovi di Vercelli, Asti e Torino, i comuni di Chieri, Asti e Vercelli, a cui si aggiungerà poi Alessandria, nonché alcune famiglie non aleramiche avevano da tempo iniziato la costruzione di solidi ed estesi ambiti di dominio signorile, in concorrenza o in aperto contrasto con i marchesi.

L'analisi di questa situazione geopolitica è condotta per "aree d'influenza", ovvero per vaste porzioni territoriali sulle quali i singoli poteri eminenti della regione esercitavano la loro azione politica; all'interno di ciascuna area si evidenziano le varie presenze signorili, che rappresentano il capillare tessuto politico-amministrativo del Basso Monferrato. Come è stato più volte rilevato in altre zone, anche nel Monferrato queste forze signorili locali sono gli elementi più stabili del quadro storico: è soprattutto attraverso il loro inserimento nelle differenti reti vassallatiche che i suddetti poteri di grado superiore, fra i quali gli Aleramici, riescono concretamente ad esercitare il dominio.

Fino alla metà del XII secolo gli Aleramici sembrano controllare meno di un quarto dell'intera regione; soltanto a partire dagli anni '60 del secolo, l'appoggio imperiale e la rinnovata coscienza dell'antica origine pubblica del loro titolo marchionale consentono ai marchesi di attuare una rapida espansione territoriale e di acquisire un momentaneo dominio su quasi tutto il Monferrato.

Questo periodo di assoluta egemonia è di breve durata, poiché dopo la pace di Venezia (1177), e soprattutto dopo la morte del Barbarossa, i grandi comuni piemontesi si oppongono militarmente ai marchesi e riescono a limitare la loro area di influenza; tuttavia, l'efficacia delle relazioni vassallatiche instaurate nel frattempo e, soprattutto, il persistente rapporto con l'impero svevo consentono agli Aleramici di stabilizzare il loro dominio su un territorio molto vasto, esteso dalla collina chivassese alla collina di Casale, fino al Tanaro. Nel XIII secolo ne rimangono escluse solo le aree controllate dai grandi comuni.

Non fu dunque una minor frammentazione geopolitica, nei secoli X-XIII, a favorire la nascita e lo sviluppo del principato monferrino; potremmo anzi sostenere che la concorrenza/convivenza fra poteri diversi e la conseguente instabilità politica furono il quadro ambientale in cui il potere marchionale si affermò. Nel "marchesato di Monferrato" bassomedievale, entrambi i termini della definizione non sono originari, cioè direttamente derivanti dalla contrazione della marca di Aleramo, ma sono bensì frutto di una successiva e difficile costruzione politica dei marchesi.


Autore

Giuseppe Banfo si è laureato nel 1993 presso l'Università di Torino con il Prof. Giuseppe Sergi, con una tesi dal titolo: Insediamenti monastici e società nel vercellese medievale: repertorio e problemi storiografici. Sempre presso l'Università di Torino ha poi conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Storia Medievale. Si è occupato prevalentemente di storia territoriale, con particolare attenzione ai ceti dirigenti, agli insediamenti e agli enti religiosi locali. Dal 1994 fa parte del gruppo di ricerca dell'Università del Piemonte Orientale "A. Avogadro" sul sito archeologico di Lu/Mediliano (prov. di Alessandria). Dal 1998 è archivista collaboratore presso alcuni Archivi di Stato piemontesi.

Pubblicazioni: Combattere per non obbedire. Chivasso tra fascismo e resistenza (1922-1945), a cura di G. Banfo, Chivasso 1995; San Giovanni di Mediliano: ricerche intorno a una pieve rurale, in "Bollettino Storico-Bibliografico Subalpino", XCIII (1995), pp. 393-440; Fonti documentarie e bibliografia per la storia dei monasteri subalpini: il caso di San Benedetto di Muleggio, in "Bollettino Storico-Bibliografico Subalpino", XCV (1997), pp. 423-469; Le ricerche storiche sulla pieve e sul territorio di Mediliano, in Antropologia del Medioevo: biologia e cultura (Atti del convegno, Alba 15-16 maggio 1998), in "Alba Pompeia", n.s., XIX (1998), pp. 77-80.

©   2000
Reti Medievali

UP