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INDICE

 

III - 2002 / 2 - luglio-dicembre

Schedario


Letteria Anagni,
Rosario Gregorio, storico del medioevo siciliano,
Tesi di dottorato di ricerca in Storia medievale,
Università degli studi di Palermo, 2002


Indice

Introduzione

Parte Prima - La Sicilia del XVIII secolo: l'ambiente politico e culturale
Premessa
L'illuminismo siciliano
Il riformismo napoletano a confronto con la realtà siciliana
L'esperienza riformista
Il giudizio della storiografia contemporanea sull'illuminismo siciliano

Parte Seconda - Rosario Gregorio: una vita spesa per la storia
Introduzione: tra agiografia e silenzi
La vicenda umana e intellettuale
L'impostura araba
La Sicilia prima di tutto

Parte Terza - Il cantiere Gregorio
Premessa
La periodizzazione della storia di Sicilia
La continuità tra le varie epoche
La Sicilia nel panorama europeo
La concezione storica
Le digressioni
L'impalcatura ideologica
Oltre i confini italiani
Gregorio, ovvero il Giannone Siciliano?

Parte Quarta - L'uso delle fonti: il filologo e lo storico
Le leggi come fonti, ma non solo
La Bibliotheca scriptorum: Gregorio editore di cronache medievali

Parte Quinta - "Le Considerazioni sopra la Storia di Sicilia"
Lo stile delle Considerazioni: tra diritto e storia
Dalla conquista al Regnum Siciliae
Il Regnum Siciliae: una nuova realtà geo-politica
L'epoca sveva
L'appendice inedita: la parentesi angioina
L'epoca aragonese
L'agonia del Regnum
La pagina nera dell'anarchia
Verso il viceregno

Conclusioni
Bibliografia


Abstract

La tesi è nata con una finalità forse ambiziosa: colmare il vuoto esistente intorno alla figura ed all'opera di Rosario Gregorio sul quale la storiografia moderna ha, inspiegabilmente, taciuto. Eppure, di Gregorio molti si è scritto è detto, ma ciò è avvenuto in epoca ormai lontana, grazie ad amici ed allievi che intendevano esaltare il maestro, piuttosto che ricostruirne, criticamente, la vicenda umana e culturale. Stupisce, infatti, il silenzio di quanti nei decenni successivi alla sua morte si sono avvicinati all'opera, trascurando e tacendo sull'autore. Non a caso, dunque, nella seconda parte della tesi si ricostruisce, criticamente, la biografia di Gregorio, pensata come un contributo originale, storicamente fondato, a fronte delle ricostruzioni che turbano per il tono agiografico e celebrativo che le accompagna.

Certamente, la scelta di approfondire la figura dello studioso palermitano, come storico del Medio Evo Siciliano potrebbe apparire azzardata, essendo diffusa l'immagine di un Gregorio "padre del diritto pubblico siciliano", fondatore, cioè, di una disciplina negletta fino al 1789, anno in cui - presso la Regia Accademia di Palermo - venne istituita l'apposita cattedra a lui affidata. Ma Rosario Gregorio non fu soltanto un giurista, fu soprattutto uno storico perché - ed è questa l'ipotesi che la tesi ha cercato di dimostrare - per lui Storia e Diritto sono stati un binomio indissolubile, essendo il secondo figlio di eventi nel cui contesto deve essere inserita ogni norma. Lo studioso palermitano, infatti, ha ricostruito il diritto siciliano, considerando di ciascuna norma l'hic et nunc, da cui ha origine e che, per questo motivo, è in grado di dirci i mutamenti di un paese, causati dai rivolgimenti politici; di definire istituzioni e sistemi di governo; di condizionare la vita dei popoli.

Questo modo di considerare le leggi fa di Gregorio un figlio del proprio tempo, caratterizzato dall'Illuminismo, all'epoca assai diffuso in Sicilia che fu assolutamente partecipe dei mutamenti culturali; gli intelletuali siciliani presero parte in maniera assai attiva e produttiva al dibattito culturale in corso in Europa, pur con molti limiti, stigmatizzati ed indicati dalla storiografia moderna e contemporanea che, nell'individuare il valore da attribuire all'esperienza riformista siciliana ed alla cultura illuminista, ha evidenziato più ombre che luci. Ricostruito nella prima parte della tesi, quello siciliano appare come un Illuminismo incompiuto, limitato e condizionato dalla realtà politica e sociale dell'isola, dove le idee di progresso, felicità, uguaglianza, non condussero ad azioni rivoluzionarie, come qualcuno avrebbe auspicato.

Fu questo il limite dell'Illuminismo siciliano che ha condizionato e caratterizzato anche l'opera di Rosario Gregorio verso il quale, tuttavia, l'accusa di essere subordinato al potere - avanzata in epoca risorgimentale - appare assolutamente ingiusta, essendo lo storico palermitano la più alta espressione di quel movimento, l'intellettuale che più di tutti ha contribuito allo svecchiamento della cultura, in particolare della ricerca storiografica.

Il ruolo svolto da Gregorio in tal senso è ricostruito nella terza parte della ricerca, metaforicamente intitolata "Il cantiere Gregorio" ed ideata in risposta agli interrogativi relativi alla sua formazione illuminista che lo ha spinto a rivolgersi alla storia nel tentativo di cogliere il progresso del genere umano. Gregorio, infatti, considera la storia come un continuum, essendo rivolto a individuare gli elementi che legano presente e passato, fatti apparentemente lontani A ciò ha, senza dubbio, contribuito la ricerca d'archivio, svolta grazie ai rapporti epistolari con studiosi e intellettuali dell'isola, attraverso i quali è riuscito a scandagliare gli archivi siciliani e portare alla luce documenti inediti, letti criticamente ed utilizzati nella sua opera maggiore, "Le Considerazioni sopra la storia di Sicilia", punto di riferimento imprescindibile per quanti si avvicinano al passato siciliano.

Ma chi si accinge allo studio del Medio Evo Siciliano non può trascurare l'altra fondamentale opera di Gregorio, quella "Bibliotheca Scriptorum" in cui ha raccolto le cronache di età aragonese, che fa di lui il primo grande medievalista d'età moderna e grazie alla quale è stato possibile riscrivere in maniera del tutto nuova qualche pagina del passato dell'isola. In particolare, la Historia conspirationis, portata alla luce attraverso un codice manoscritto da Gregorio ritrovato alla Biblioteca del Senato di Palermo, ha permesso di conoscere nuovi elementi sul Vespro, evento fondamentale per la storia della Sicilia, del quale era stata data una interpretazione leggendaria, che trascurava il reale svolgimento dei fatti. È grazie al ritrovamento del manoscritto pubblicato da Gregorio, infatti, che è stato possibile chiarire il ruolo svolto dai baroni siciliani che hanno spinto il popolo a ribellarsi allo scopo di allontanare gli angioini, nella speranza che i sovrani aragonesi avrebbero loro concesso privilegi e potere.


Autore

Letteria (Lilla) Anagni (Messina, 1967), si è laureata in Lettere moderne nel 1991 presso l'Università degli Studi di Messina, discutendo una tesi dal titolo "L'attività politica di Caterina Benincasa", relatore il prof. Francesco Natale. Dal 1988 ha svolto attività giornalistica, sia per la radio che per la carta stampata. Tra l'altro ha collaborato con la "Gazzetta del Sud", su cui ha pubblicato recensioni librarie. Dal 1997 insegna Lettere alla scuola media. Dal 1° settembre 2001 è di ruolo a Modica, in provincia di Ragusa.

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