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INDICE

 

II - 2001 / 2 - luglio-dicembre

Schedario


Antonella Ambrosio,
Oratrices nostrae. Un'esperienza monastica nella Napoli di fine Medioevo,
Tesi di dottorato di ricerca in Storia medievale,
Università degli Studi di Palermo, 2001.


Indice

Sigle

Capitolo primo
1. Il monachesimo femminile nella ricerca storica.

Capitolo secondo
La documentazione
1. Le soppressioni degli Ordini religiosi; 2. La tradizione erudita; 3. Le pergamene e i manoscritti; 4. La serie "SS. Pietro e Sebastiano"; 5. I repertori dei documenti: una chiave d'accesso alla documentazione del monastero; 6. L'archivio del monastero dei SS. Pietro e Sebastiano.

Capitolo terzo
La nascita di una comunità femminile a Napoli: S. Pietro a Castello
1. Le prime attestazioni documentarie; 2. Il cenobio benedettino di S. Pietro a Castello; 3. L'ubicazione; 4. Alcune donne di stirpe reale; 5. Il monastero di S. Pietro a Castello nel "sistema monastico territoriale" napoletano del basso Medioevo; 6. L'incorporazione all'Ordine e i frati.

Capitolo quarto
Il rapporto con la Monarchia
1. Il monastero regio all'epoca di Carlo II; Il disinteresse di Roberto d'Angiò e di Sancia d'Aragona; 3. L'epoca di Giovanna I d'Angiò e di Ladislao di Durazzo; 4. L'età aragonese; 5. Le concessioni regie; 5.1 Lo ius pescandi; 5.2 La concessione del sale; 5.3 Le concessioni feudali.

Capitolo quinto
1. Le distruzioni dei secoli XIV e XV. La nuova ubicazione.

Capitolo sesto
L'estrazione sociale delle religiose
1. La nobiltà napoletana; 2. La composizione sociale del monastero dei SS. Pietro e Sebastiano; 2.1 Il XIV secolo: le religiose provenienti dall'ambiente di corte; 2.2 Il XV secolo: il declino e il rapporto con le famiglie dei seggi di Capuana e di Nido; 3. Le monache del monastero di S. Marcellino.

Capitolo settimo
I beni immobili e le chiese
1. Un patrimonio quasi interamente ereditato; 2. I beni e le chiese; 2.1 Il castrum Lucullanum; 2.2 La parte meridionale della città; 2.3 Il resto dell'area urbana; 2.4. I casali; 3. La gestione del patrimonio.

Capitolo ottavo
I legami con l'Ordine. L'Osservanza
1. L'Osservanza; 2. L'Osservanza al femminile: il caso del monastero dei SS. Pietro e Sebastiano; 2.1 Le forze coinvolte: Francesca Orsini e la nobiltà napoletana; 2.2 Il ruolo dell'Ordine; 2.3 I cambiamenti nella comunità dopo la riforma.

Conclusioni

Bibliografia
Documenti


Abstract

Il monastero dei SS. Pietro e Sebastiano nacque nel 1301 per iniziativa della dinastia angioina ed in particolare di Carlo II e Maria d'Ungheria, che vollero dar vita ad una comunità in grado di ospitare alcune loro consanguinee. Per realizzare il progetto fecero venire a Napoli delle religiose dal convento domenicano di S. Anna di Nocera, una località poco distante, e non esitarono ad allontanare i monaci benedettini di S. Pietro a Castello dalla loro sede che era vicinissima alla reggia, espropriandoli per giunta di una parte consistente del loro patrimonio per garantire sicurezza economica alle claustrali, alle quali non lesinarono anche privilegi e concessioni. Era naturale che una tale dimora attirasse l'attenzione della nobiltà cittadina, che cominciò a pensare ad essa come ad una valida sistemazione per le proprie fanciulle. Si determinò in questo modo nella comunità un ambiente elitario grazie alla presenza di donne che, seppure escluse dalle strategie matrimoniali delle loro famiglie, erano pur sempre espressione del ceto dirigente cittadino legato alla corte.

L'inserimento del monastero nel contesto cittadino non si esaurì soltanto nel rapporto che esso ebbe con la dinastia regnante, con la corte e con le frange della nobiltà che a quest'ultima facevano riferimento, ma fu molto più articolato, evidenziandosi già a livello urbanistico. Le poche comunità femminili fondate nel Basso medioevo si trovarono concentrate, infatti, nella zona ad occidente della città, dove era situato anche il monastero dei SS. Pietro e Sebastiano. Tale concentrazione, motivata da dinamiche della vita politica e sociale cittadina, risulta ancora più evidente se la si mette a confronto con il quadro altomedievale, animato dagli antichi e prestigiosi monasteri benedettini e contraddistinto da una distribuzione omogenea dei conventi femminili sul territorio urbano nonché da una notevole presenza di numerose sedi presso le mura e le porte cittadine. L'esteso patrimonio, su cui poteva fare affidamento la comunità monastica, era concentrato soprattutto nelle zone più fertili del Napoletano ed era costituito principalmente da terre poste a occidente della città e, oltre le mura, nei casali di Posillipo e Fuorigrotta, nonché da case e locali commerciali nella zona meridionale, che assicuravano al monastero rendite consistenti.

L'affidamento delle religiose alla cura dei frati Predicatori, voluto tenacemente dalla dinastia regnante, finì, invece, con l'inserire la comunità napoletana in un panorama più ampio di quello cittadino. I frati coinvolti nella cura monialium provenivano dal più importante dei conventi domenicani del Mezzogiorno, S. Domenico Maggiore, nel quale non di rado avevano rivestito la carica di priori. Erano inquisitori, noti predicatori, animati da alti valori spirituali, che posero un qualche freno a quelle condizioni privilegiate di cui le religiose avrebbero potuto godere al pari delle altre suore napoletane: le più o meno lunghe sortite dal recinto delle mura monastiche, la disponibilità di proprietà personali, l'assunzione dei pasti e il riposo nelle celle in compagnia di parenti, l'abbandono, di fatto, della vita comunitaria. Fu tuttavia nella seconda metà del Quattrocento che molti membri dell'Ordine, in accordo con Francesca Orsini, una nobildonna che già da tempo era in contatto con gli ambienti più vivi dell'Osservanza domenicana, si impegnarono a fondo, nonostante l'indifferenza dei sovrani e la scarsa collaborazione della nobiltà, per riformare il monastero e farne il punto di partenza per la diffusione nel Mezzogiorno del movimento di riforma.


Autore

Antonella Ambrosio (Ottaviano, 1968) si è laureata nell'Università di Napoli "Federico II" nel 1994 in Lettere moderne con una tesi su L' Erudizione storica a Napoli. I manoscritti del fondo Brancacciano della Biblioteca Nazionale di Napoli. Nel 1997 ha vinto una borsa di studio del Centro Studi Maria Marangelli di Conversano (BA) per una ricerca su La religiosità femminile laica a Napoli nel Basso medioevo. Ha conseguito la specializzazione in Paleografia, Diplomatica e Archivistica presso la Scuola Vaticana nel 1998. Nel febbraio del 2001 ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Storia medievale presso l'Università degli Studi di Palermo, con una tesi sul monastero femminile dei SS. Pietro e Sebastiano di Napoli. Dal 1999 è tutor di Storia Medievale per il Diploma a distanza in Operatore dei beni culturali gestito dal Consorzio Nettuno. Ha numerose esperienze professionali in campo archivistico - documentario (schedatura dei Libri Annatarum della Camera Apostolica presso l'Archivio Segreto Vaticano per Università degli Studi di Napoli "Federico II" e diverse collaborazioni con la Soprintendenza archivistica per la Campania a progetti di riordinamento archivistico). Ha pubblicato: L' Erudizione storica a Napoli: I manoscritti di interesse medievistico del Fondo Branacacciano della Biblioteca Nazionale di Napoli, Salerno, Carlone Editore 1996; la recensione di Maria Pia Alberzoni, Chiara e il Papato in "Quaderni medievali", 41 (1996), pp. 179 - 184; 283 - 284;e varie cronache di seminari e convegni.

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