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INDICE

III - 2002 / 2 - luglio-dicembre

Schedario


Rosanna Alaggio,
Natura, santi e sovrani.
Brindisi nel Medioevo
,
Tesi di dottorato di ricerca in Storia medievale,
Università degli studi di Palermo, 2002


Indice

Sigle e abbreviazioni

Introduzione

1. STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA CITTÀ.
L'evoluzione del dibattito in italia nella medievistica dell'ultimo trentennio

2. SPAZIO DELLA NATURA E MODIFICAZIONI STORICHE
2.1 Caratteri dell'ambiente fisico e paesaggi storici
2.2 La città tra risorse disponibili e modalità del quotidiano
2.2.1 Spolia
2.2.2 L'Acqua
2.2.3 Il Sale
2.2.4 L'Argilla

3. UNA CITTÀ SENZA MURA
3.1 Un paesaggio in trasformazione tra tardoantico e altomedioevo
3.2 La città di S. Leucio
3.3 La rifondazione bizantina

4. SEGNI DEL POTERE E DINAMICHE SOCIALI IN ETÀ NORMANNO-SVEVA
4.1 Il sogno del Guiscardo
4.2 Dal dominatus loci alla città demaniale
4.3 La "pratica di mare" a Brindisi
4.4 Pellegrini e Crociati

5. PATRIMONI ECCLESIASTICI ED ORGANIZZAZIONE DELLO SPAZIO URBANO
5.1 Tenimentum e Demanio
5.2 Ricostruzione dell'evoluzione urbana
5.3 Tipologie edilizie

FONTI
1. Fonti documentarie
2. Fonti cronachistiche e narrative
3. Fonti cartografiche

BIBLIOGRAFIA
1. Nota
2. Bibliografia generale
3. Bibliografia tematica:
3.1 La Puglia tra Tardoantico ed Età moderna
3.2 Strutture, storia e ruolo della Città
3.3 Brindisi e il suo territorio
3.4 Brindisi nella letteratura del Gran Tour

Referenze fotografiche
Referenze grafiche


Abstract

Fino ad oggi sulla vita della città di Brindisi, durante il periodo che va dal Tardoantico fino all’Età sveva, si avevano informazioni limitate, scarsamente verificate e disperse in molteplici ambiti di studio, ma, soprattutto, non si disponeva di una organica ricostruzione storiografica.

Il principale obiettivo della ricerca è stato, quindi, quello di tentare una ricostruzione che risultasse dal dialogo, nella miglior forma descrittiva possibile, tra le diverse classi di dati acquisite durante il triennio di elaborazione della ricerca. Questi dati sono stati raccolti e correlati, sin dalle prime fasi, con attenzione interdisciplinare alla storia della città, ritenendo fermamente tale approccio il più proficuo nel caso di realtà, come Brindisi ed il suo territorio, caratterizzate da considerevoli lacune nelle fonti documentarie. Inoltre, considerando lo specifico tema di ricerca, il taglio interdisciplinare è stato ritenuto il più calibrato per far meglio emergere le vicende umane parallelamente all’evoluzione ambientale e paesaggistica dei luoghi.

Attraverso la definizione dei principali caratteri geografici, geologici, geomorfologici, idrografici e paesaggistici, sono stati individuati sia gli elementi posti alla base delle vocazionalità del territorio quali, ad es., la differenziazione delle potenzialità agronomiche in funzione dei caratteri pedologici, o il rapporto tra morfologia delle coste, pescosità del mare e irrilevanza delle attività di pesca, sia alcune costanti storiche nei delicati equilibri tra uomo e ambiente quali, ad es., il diffuso paludismo, la latenza del pericolo malarico, la significativa parcellizzazione fisica e, spesso, discontinuità temporale degli insediamenti. In proposito è rilevante sottolineare come dalla prima età normanna i principali enti ecclesiastici, attraverso cospicue concessioni, si siano fatti promotori e organizzatori del popolamento e della messa a coltura della pianura brindisina, gettando le basi di quell’assetto territoriale che rimarrà sostanzialmente immutato fino alle grandi trasformazioni dell’Ottocento. Successivamente l’indagine è stata circoscritta entro il perimetro storico della città, sul rapporto instauratosi tra condizioni di sopravvivenza, risorse naturali disponibili in loco e attività manifatturiere storicamente attestate, ponendo in risalto l’eredità che la città romana aveva lasciato ancora valida, in termini di materiali utili al reimpiego edilizio e di infrastrutture di approvvigionamento idrico, agli abitanti del Medioevo, e come questi siano stati capaci di impostare attività manifatturiere di significativa rilevanza sulla estrazione del sale e sulla lavorazione dell’argilla, attraverso il razionale sfruttamento proprio di quell’ambiente di foce o di acquitrino costiero che, per altri versi, da secoli risultava ostile o improduttivo.

Per l’epoca Tardoantica è stata presa in esame la più aggiornata documentazione archeologica nel tentativo di rintracciare i caposaldi della condizione socio-economica di Brindisi in rapporto ad altri importanti centri del Salento, tra cui principalmente Otranto, ma anche in relazione ad altre aree della regione, a partire da quel delicato momento rappresentato dalla riforma amministrativa voluta da Diocleziano, fino al tentativo di restituire i tratti salienti del quadro territoriale tra VI e X secolo attraverso la scarna documentazione altomedievale. La città senza difese, senza più mura in efficienza, come la descrive Procopio da Cesarea, è soprattutto una città destrutturata nelle gerarchie politico-istituzionali interne e tale risulta anche dai pochi, ma significativi, dati offerti dalla documentazione materiale portata alla luce dall’archeologia. Eversa vero atque diruta urbe apparve Brindisi ai tranesi che nel VII secolo giunsero in città per trafugare le spoglie del suo protovescovo Leucio, depauperata nella consistenza demica al punto da risultare incapace di opporre una pur minima resistenza alla perdita del suo più importante simbolo di identità culturale. In questo momento la città sembra rivestire un ruolo e una funzione marginale negli interessi politici ed economici tanto dei Longobardi quanto dei Bizantini. A conferma della marginalizzazione dell’insediamento nel quadro storico della regione è l’interruzione, per oltre tre secoli, nella cronotassi dei vescovi. L’analisi comparata di alcune importanti fonti agiografiche relative a S. Leucio e il loro serrato confronto con i dati archeologici hanno permesso di delineare un’immagine della comunità brindisina, in questi secoli, dalla quale non affiora alcuna capacità di esprimere una qualsivoglia forma di consapevolezza civica.

Soltanto agli inizi dell’XI sec., nella prospettiva generale della politica attuata dall’Impero d’Oriente per il controllo militare delle province occidentali, ad Otranto, quale base navale e centro economico propulsore, si affianca lo scalo di Brindisi, ritornato a rivestire un ruolo strategico di primaria importanza soltanto in conseguenza della riconquista bizantina di Durazzo e dei territori costieri della sponda adriatica frontaliera. E’ in questa fase che si concentrano le maggiori testimonianze di una riorganizzazione urbana, per quanto limitata a dimensioni e funzioni di gran lunga più ridotte rispetto alla città classica. E’ questa la “rifondazione” realizzata dal protospatario Lupo tramandataci da un’epigrafe marmorea.

Nella ricostituzione urbana e demica seguente i secoli altomedievali in particolare è stato possibile mettere in evidenza il ruolo fondamentale svolto dalle istituzioni ecclesiastiche, sulla base di sempre più ampie prerogative acquisite grazie alle concessioni dei signori normanni. I privilegi goduti dall’Episcopio e dalle benedettine di S. Maria Sanctimonialium hanno creato le premesse per una peculiare differenziazione dello stato giuridico tra le diverse parti della città. Fin dalla loro costituzione questi due enti religiosi sono stati dotati della facoltà di esercitare poteri pubblici, tra i quali la possibilità di riscuotere, nei settori di propria competenza, parte delle entrate fiscali della città; settori individuati nella documentazione attraverso il termine pheudo o, più frequentemente, tenimentum. Il tessuto urbano risulta pertanto caratterizzato fino oltre la metà del XIV sec., da una topografia giuridica che se da un lato denuncia la coesistenza nello stesso ambito cittadino di demanio e competenze signorili, dall’altro rende tangibile la preminenza sul piano economico generale dei due enti ecclesiastici e il condizionamento da questi esercitato, in particolare dall’ Arcivescovato, sul libero sviluppo delle attività economiche. Nella compagine cittadina fin dalle prime fasi della conquista normanna scarsa importanza sembra rivestire la classe dei militesNegotiatores e mercanti risultano per la maggior parte di origini straniere. La documentazione superstite vede i brindisini impegnati nelle attività marinare con ruoli di secondaria importanza; l’esperienza maturata nelle attività marittime di maggiore responsabilità sembra essere fondata più su una tradizione militare che non sulla navigazione commerciale, non a caso origini brindisine hanno figure come quella di Margarito, ammiraglio del Regno, o come quella di Ruggero Flores.

L’importanza strategico-militare della città nel quadro politico internazionale decretò infatti il suo destino di città demaniale, assoggettandone vocazionalità ed indirizzi di sviluppo alle direttive del potere centrale, oltre che condizionandone la stessa struttura sociale. Brindisi, come altri scali del Salento, era destinata a diventare l’avamposto di una frontiera al di là della quale era possibile programmare l’espansione normanna verso l’Oriente. Anna Comnena aveva apostrofato le imprese dalmate del Guiscardo paragonandole al delirante «sogno» di un barbaro che si era illuso di conquistare la stessa Costantinopoli. Ma la futura politica espansionistica dei sovrani normanni riconobbe nelle imprese dell’Altavilla un precedente ispiratore cui fare costante riferimento.

Il movimento crociato caratterizzò ulteriormente il ruolo strategico dei porti pugliesi aggravando la distanza ideologico-culturale tra Occidente e Oriente. Con il coinvolgimento nell’impresa crociata questa parte delle coste pugliesi furono recepite non soltanto come confine politico, linea di demarcazione, diventata frattura insanabile dopo lo scisma del 1054, tra la civiltà europea e quella bizantina, ma anche, e forse soprattutto, come frontiera di tutta la Cristinanità occidentale. E in Brindisi, che costituiva con il suo porto una delle frazioni più importanti di questa frontiera, crociati e pellegrini potevano ammirare architetture e respirare atmosfere capaci di prefigurare la visione della Terrasanta. E’ il caso della rotonda del Santo Sepolcro, edificata proprio nei pressi dell’ingresso occidentale della città, e delle scene raffigurate nel pavimento musivo della cattedrale, dove all’albero della vita, che spiegava ai penitenti il senso salvifico e finalistico dell’esperienza umana, si associava la rappresentazione delle scene della battaglia di Roncisvalle, celebrazione dello scontro di civiltà che si stava compiendo tra Oriente e Occidente, tra la Cristianità europea e mondo islamico.


Autore

Rosanna Alaggio si è laureata in Lettere nel 1995 nell’Ateneo di Salerno con una tesi in Archeologia Medievale. Nel 1998 si è specializzata in Archeologia Medievale presso la Scuola di Specializzazione in Archeologia Classica e Medievale dell’Ateneo di Lecce. Nel 2002 ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Storia Medievale presso l’Università degli Studi di Palermo. Ha partecipato come borsista a numerosi convegni e seminari internazionali. Collabora dal 1998 con la cattedra di Storia Medievale della Facoltà di Beni Culturali dell’Università di Lecce. I suoi ambiti di ricerca variano dallo studio dei sistemi territoriali nella Campania longobarda e normanna, alle problematiche riguardanti gli insediamenti monastici altomedievali. Tra i suoi studi: La fondazione dell’Abbazia di Santa Maria di Cadossa. Strategie politico-istituzionali nel Vallo di Diano tra longobardi e normanni, in «Apollo», Bollettino dei Musei Provinciali del Salernitano, XI, 1995, pp. 70-101; Una prospettiva verosimile: La fondazione di Santo Stefano nelle strategie politiche dei primi conti normanni di Marsico, in R. Alaggio, A. Didier (et alii), La Chiesa di Santo Stefano di Sala Consilina. Dalle carte d’archivio all’archivio dell’arte(Società Salernitana di Storia Patria, St. Stor. Sal. 11) Salerno 1997, pp.15-24; La Reparatio Castrorum nel Vallo di Diano. Organizzazione territoriale di un’area campione in età normanno-sveva, in «Archivio Storico del Sannio», n.s., V, 2/2000, Atti del Seminario di studi Monasteri e Castelli nella formazione del paesaggio italiano. La Viabilità(Università degli Studi del Sannio-Facoltà di Economia, Lions Club Benevento, Benevento 20 nov. 1998), pp.101-118; Storia e archeologia della città. L’evoluzione del dibattito in Italia nella medievistica dell’ultimo trentennio in corso di stampa per «Kronos. Periodico del DBAS, Università di Lecce», III, 4/2002; «in pheudo et tenimento», aspetti di topografia giuridica nella Brindisi medievale in Città di mare del mediterraneo medievale. Tipologie, Atti del convegno di studi (Amalfi 1-3 giugno 2001), pubbl. in corso di stampa a c. di Centro di cultura e storia amalfitana, Regione Campania, Provincia di Salerno. Attualmente sta curando l’edizione delle pergamene custodite nell’Archivio di Stato di Taranto (XIV- XVII sec.).

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