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INDICE

 

III - 2002 / 2 - luglio-dicembre

Schedario


Mario Sbriccoli,
L'interpretazione dello statuto.
Contributo allo studio della funzione dei giuristi nell'età comunale
,
Milano, Giuffrè, 2001

(Ristampa inalterata della edizione del 1969)


Indice

Prefazione

PREMESSE GENERALI
§ 1. L'interpretazione, momento fondamentale dell'opera del giurista
§ 2. L'interpretazione come chiave per valutare l'opera del giurista
§ 3. L'interpretazione come dato "esemplare" e caratterizzante della storia giuridica di un'epoca
§ 4. Carattere "ideologico" dell'interpretazione
§ 5. Natura "ideologica" dei compiti del giurista
§ 6. I modi ed il fine dell'interpretazione statutaria: contraddizioni tecniche e logica politica

Parte prima
SITUAZIONE. OGGETTO. PROTAGONISTI

LA CARATTERIZZAZIONE POLITICA DELLO STATUTO
§ 1. Autonomia e libertas: l'uso politico dello statuto
§ 2. Il contenuto politico dello statuto e le mutazioni statutarie: politicità dello statuto come strumento legislativo
§ 3. La natura politica dello statuto: valore e significato dell'emersione della legislazione statutaria
§ 4. II problema della potestats statuendi come problema politico: permissio e iurisdictio
§ 5. Iurisdictio: affermazione del significato politico della legislazione statutaria
§ 6. Conclusioni

L'IMPEGNO POLITICO DEI GIURISTI
§ 1. Premessa
§ 2. I giuristi nella politica e nell'amministrazione
§ 3. Il rapporto con le istituzioni. Autorità e prestigio
§ 4. L'identificazione con il ruolo. La funzione politica del giurista "neutrale"

Parte seconda
REALTA'. TECNICHE. TEORIE

IL "CONCETTO" DI INTERPRETATIO
§ 1. I "due sensi" dell’'interpretatio
§ 2. L’aequitas come parametro e come strumento di attuazione dell’interpretatio. L'equazione di giusto e vero
§ 3. Critica del "concetto" di interpretatio. L'importanza preminente dell'uso dell'interpretazione ed il suo conseguente ruolo all'interno dell'ordinamento
§ 4. L'interpretatio come "strumentario" a disposizione del giurista. La possibilità delle operazioni ermeneutiche e le operazioni ermeneutiche possibili
§ 5. Promozione dell'ordinamento e conservazione del sistema
§ 6. Funzione creativa dell'interpretatio nel senso classico
§ 7. Ruolo e coscienza del giurista nel complesso giuoco di creazione, rinnovamento e conservazione proprio dell'interpretatio. La delega del sistema
§ 8. Interpretazione della norma e interpretazione dell'ordinamento
§ 9. La rilevanza del dato strutturale: il fatto sociale come componente dell'ordinamento giuridico
§ 10. L'interpretatio come "insieme di operazioni" a disposizione del giurista
§ 11. La correctio

QUOMODO STATUTA INTERPRETENTUR
I. DECLARATIO
§ 1. Struttura della declaratio. Equivocità, utilizzabilità, funzione del concetto
§ 2. L'opzione per la lacuna
§ 3. Motivazioni e compiti del giurista
§ 4. Declaratio per rubricam
§ 5. Declaratio per subiectam materiam. L'interpretazione "mediante connessione". Impropriatio
§ 6. Declaratio per communem usum loquendi
§ 7. Declaratio per aetymologiam vocabuli
§ 8. Significatio
§ 9. Declaratio per aliam legem

QUOMODO STATUTA INTERPRETENTUR
II. EXTENSIO-RESTRICTIO
§ 1. Premessa
§ 2. Utilizzabilità e versatilità dell’extensio-restrictio come strumento interpretativo
§ 3. Tre successive identificazioni: extensio/restrictio, extensio/analogia, extensio/interpretatio
§ 4. I fondamenti dell'extensio ed i suoi nessi con il mandato sociale dei giuristi
§ 5. L'opposizione di valori e principi come argumentum per l'estensione delle norme statutarie. La gerarchizzazione dei concetti
§ 6. La volontà tacita o presunta del legislatore come motivazione delle extensiones. Il rovesciamento della norma in lacuna
§ 7. La "non necessità" dell'impiego dei mezzi ermeneutici
§ 8. Ubi est eadem ratio, ibi idem ius
§ 9. Il concetto di ratto: equivocità, estensione, utilizzabilità delle sue definizioni
§ 10. La ratio come qualità della norma ed espressione di un rapporto
§ 11. L'extensio come procedimento "a ritroso" fondato sull'argomentazione
§ 12. Il nesso idem-similis come ulteriore arricchimento delle possibilità innovative dell'extensio
§ 13. Conclusioni

QUOMODO STATUTA INTERPRETENTUR
III. ARGUMENTUM
§ 1. Le forme dell'argomentazione. L'interpretazione come argomentazione. Probabilitas
§ 2. L'interpretazione argomentativa: qualità retoriche ed ambito logico
§ 3. L'autogiustificazione e l'autoriproduzione dell'argomentazione giuridica medievale
§ 4. Argumentum come ratio. Argumentum a simili e argumentum a contrario
§ 5. Absurditas
§ 6. Rationabilitas. Aequitas
§ 7. Verosimilitudo. Id quod plerumque accidit. Operabilitas
§ 8. Auctoritas. Communis opinio
§ 9. Regulae. Brocarda. Generalia

Parte terza
ESIGENZE. INTERESSI. OPPORTUNITÀ

LA DIFESA DELLO STATUTO
§ 1. Premessa
§ 2. Giuristi ed istituzioni lungo l'arco della storia comunale: schematizzazione
§ 3. II divieto di interpretare gli statuti: origini, dimensioni, significato. Il compito della difesa dello statuto passa dagli statutentes ai giuristi
§ 4. L'interpretazione letterale come tecnica difensiva. I giuristi iudaizantes e l'uso dello ius commune come argomento per la "neutralizzazione" dello statuto
§ 5. La coppia mens-verba e le occasioni dell'extensio
§ 6. L’extensio come massimo momento della "valorizzazione" dello statuto. Bartolo e Baldo alle soglie della crisi del diritto statutario

GLI ARGOMENTI PRAGMATICI
§ 1. Qualità politica degli argomenti pragmatici
§ 2. Publica utilitas: la dilatazione dell'argomento e della sua sfera di influenza
§ 3. Publica utilitas: dalle tecniche della sua valorizzazione alla manipolazione dei suoi contenuti. Publica utilitas e Ragion di Stato

LA PREOCCUPAZIONE PER IL SISTEMA
§ 1. La mutata funzione del giurista nel momento della decadenza del fenomeno comunale e dell'ordinamento statutario
§ 2. La prevalenza della ratio iuris communis e l'annullamento dello ius proprium

Conclusioni
Indici


Abstract

Quando venne pubblicato, nel 1969, L’interpretazione dello statuto si presentò come uno studio inconsueto nel panorama della storiografia giuridica di allora. L’aver messo in primo piano i rapporti tra diritto e politica, insieme all’adozione del paradigma gramsciano della funzione degli intellettuali, ed alla valorizzazione dei profili sociologici dell’azione dei giuristi, assunti come ceto protagonista delle pratiche di governo nelle città bassomedievali, lo segnalarono come un contributo non tradizionale. Fece discutere molto e ricevette molte critiche giuste, ma anche il riconoscimento di aver proposto una chiave di indagine – quella del rapporto tra giuristi e governo delle città, tra ideologie giuridiche e fatti istituzionali – che conobbe in seguito lunga fortuna, e venne efficacemente adottata anche nello studio delle vicende politico-costituzionali dell’età moderna.

Il libro si muove su tre piani: la ricollocazione sul piano politico della natura e del senso della legislazione statutaria; l’analisi delle tecniche interpretative come strumentario per la gestione degli statuti alla luce delle esigenze di governo della città; la rilettura delle grandi correnti del pensiero giuridico, viste in funzione delle trasformazioni costituzionali che investirono le città dell’Italia centro-settentrionale tra XIII e XV secolo. Ma il filo conduttore resta quello della messa in discussione della pretesa imparzialità del giurista e quello della critica alla convenzione che vedeva nel diritto un fenomeno meramente tecnico, e neutro per vocazione.


Autore

Mario Sbriccoli insegna storia del diritto nell’Università di Macerata. Dopo L’interpretazione dello statuto, che è la sua prima monografia, ha rivolto i suoi interessi alla storia del diritto penale e della giustizia criminale, lavorando sulla Lesa maestà, sulle Metodologie della storia penale e criminale, sulla storia del Processo in antico regime e sulle Ideologie penali dei secoli XVIII e XIX. Sta scrivendo una Storia del diritto e della giustizia penale, che verrà pubblicata dall’editore Laterza. E’ membro della Commissione scientifica del GERN (Groupe Européen de Recherche sur les Normativités) e della IAHCCJ (International Association for the History of Crime and Criminal Justice). E’ membro dei comitati di redazione delle riviste "Déviance et Société" e "Crime, Histoire, Sociétés / Crime, History and Societies".

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