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INDICE

 

IV - 2003 / 2 - luglio-dicembre

Schedario


Beatrice Pasciuta,
"In regia curia civiliter convenire".
Giustizia e città nella Sicilia tardomedievale
,
Torino, Giappichelli, 2003.


Indice

Introduzione

IL MATERIALE DOCUMENTARIO

1. Atti giudiziari: il fondo della Corte Pretoriana di Palermo
a. Cedole
b. Esecuzioni e immissioni in possesso
c. Sentenze e decreti
d. La documentazione dell'Archivio Comunale di Palermo

2. Atti del Senato: i quaterni licterarum
3. Documentazione degli uffici centrali e documentazione notarile
a. Uffici centrali
b. Registri notarili e Tabulari


PARTE PRIMA REGNO, CITTA', GIUSTIZIA

I. LE STRUTTURE GIUDIZIARIE DEL REGNO
1. Il quadro istituzionale
2. Uffici centrali
3. Uffici periferici
4. Magistrature municipali

II. LA NORMATIVA
1. Fonti del diritto
2. La procedura civile nelle Constitutiones fridericiane
3. Il Ritus Magnae Regiae Curiae di Alfonso il Magnanimo

III. LE CITTÀ DEMANIALI
1. Riorganizzazione e assetto istituzionale nel XIV secolo
2. Origine della giurisdizione privilegiata per Palermo e Messina

IV. LA CORTE PRETORIANA DI PALERMO
1. Struttura e normativa
2. Modalità di elezione
3. Sede del tribunale
4. Durata dell'anno giudiziario
5. Il collegio giudicante
a. Il Pretore
b. I Giudici iuriste
c. I Giudici ydeoti
6. La cancelleria e i Notarii actorum
7. I servientes curie

V. IL TRIBUNALE E LA SOCIETÀ CITTADINA
1. La 'gente di giustizia'
a. Caratteristiche di un gruppo
b. Profilo sociale degli ufficiali della Corte Pretoriana
c. Profilo sociale degli operatori del diritto

2. Natura della conflittualità
a. Tipologie ed entità delle controversie
b. Analisi sociale delle parti


VI. IL TRIBUNALE CITTADINO E LE ALTRE ISTITUZIONI
1. Nel governo della città
a. La cogestione con la Giurazia, un rapporto di forza
b. I rapporti con l'Universitas

2. I rapporti con le istituzioni centrali
a. Valenza politica del privilegio di foro
b. I rapporti con la Regia Gran Corte
c. L'alternanza delle preminenze: i rapporti con la Corona

3. Gerarchie fra fori ordinari: i rapporti con i tribunali del Regno
a. Le curie baiulari
b. Le curie capitaniali

4. Gerarchie fra fori privilegiati: i rapporti con i tribunali speciali
a. I tribunali ecclesiastici
b. I tribunali mercantili


PARTE SECONDA IL PROCESSO

I. CAPACITÀ PROCESSUALE
1. Donne e minori
2. Enti particolari
3. Ebrei

II. RAPPRESENTANZA
1. Procuratori
2. Avvocati

III. FASI INIZIALI DEL PROCESSO
1. Peticio e capitula interrogatoria
2. Citazione
3. Contumacia
4. Intervento del terzo in giudizio: la laudatio auctoris

IV. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. La prassi documentaria e le disposizioni alfonsine
2. I modi di procedere
a. Il procedimento per viam executionis
b. Il procedimento per cedulam
c. La procedura sommaria
d. I riscontri documentari: l'esempio di un processo del 1393.
e. Varianti trecentesche: il procedimento summarie ad informaccionem
f. Il procedimento ordinario

3. Le fasi conclusive
a. La sentenza
b. Esecuzione della sentenza: la Corte Pretoriana 'ut bancum'

4. L'appello
5. La volontaria giurisdizione

APPENDICI

Appendice 1 LA CORTE PRETORIANA: ELENCO CRONOLOGICO DEGLI UFFICIALI (SEC.XIV)
Appendice 2 L'ALTERNANZA NELLE CARICHE CITTADINE: GIUDICI E GIURATI A PALERMO (1320-1390)
Appendice 3 IL PROCEDIMENTO 'PER VIAM EXECUCIONIS': I TEMPI DI SVOLGIMENTO

NOTA BIBLIOGRAFICA
FONTI
STUDI


Abstract

L'amministrazione della giustizia costituisce uno dei tratti che maggiormente caratterizzano le realtà politico-istituzionali municipali, così come esse si strutturavano in Sicilia all'indomani del Vespro. L'intreccio fra amministrazione e governo della città, relazioni di questa con la struttura complessiva della monarchia, ed esercizio della giurisdizione può divenire una chiave di lettura che - attraverso la ricostruzione dell'iter di formazione, delle modalità di azione e del ruolo politico delle magistrature delle città demaniali del regno di Sicilia nel tardo medioevo - conduce all'identificazione di un nodo di estrema rilevanza per la definizione dell'integrazione dei differenti ambiti giurisdizionali nel complesso istituzionale del regno.

Per la fondamentale importanza che riveste la documentazione prodotta dalla Corte Pretoriana - il tribunale civile - di Palermo nel XIV secolo, nel mostrare i diversi livelli dell'intreccio di cui si è detto, e insieme nell'illustrare l'effettivo svolgimento dei procedimenti civili, quella magistratura è stata assunta come oggetto d'indagine privilegiato, ma le considerazioni che si svolgono in questo lavoro hanno l'ambizione di investire problemi più generali.

Le peculiarità dell'assetto istituzionale palermitano, il singolare intreccio fra giustizia, politica, regime privilegiato della città e dei suoi cives, e ancora fra competenze specificamente giudiziarie e mansioni di governo cittadino che caratterizza la vita della Corte Pretoriana fin dal suo apparire, agli inizi del Trecento e poi durante tutto il secolo, impongono un duplice percorso di analisi: uno politico-istituzionale, condotto sulla documentazione cittadina e sulla normativa regia, e uno più propriamente storico-giuridico, basato sulle carte processuali prodotte dalla Corte Pretoriana nella sua qualità di tribunale civile cittadino.

La prima parte del volume è dedicata all'assetto istituzionale del regno di Sicilia nel tardo medioevo con particolare riguardo alle magistrature giudiziarie, all'esame delle fasi di sedimentazione della normativa sulla procedura civile fra XIII e XV secolo, e alle modalità dell'amministrazione della giustizia nell'ambito delle città demaniali, soprattutto in relazione alla condizione privilegiata delle maggiori fra queste. In quest'ambito ha grande rilievo l'esempio del tribunale palermitano, per il quale è possibile, attraverso l'analisi della documentazione, verificare l'intersecarsi fra governo municipale e attività di corte giudicante. Il dibattito storiografico degli ultimi decenni sulla formazione e sulla natura policentrica degli stati medievali - monarchie ma anche signorie e stati territoriali - che ha coinvolto anche la Sicilia, evidenziando con chiarezza alcuni dei nodi fondamentali relativi alla sua struttura politica nel XIV secolo ha reso possibile il riconoscimento di alcuni tratti fondamentali che accomunano fra loro le compagini territoriali nate in Europa dal XII secolo - formazione, evoluzione, modalità di affermazione del potere del sovrano come centro di mediazione dei poteri particolari radicati nel territorio. Ciò inserisce la Sicilia in un quadro di analisi storiografica ben più ampio di quello tradizionale e, al contempo, impone un'indagine a largo raggio su epoche trascurate dalla storiografia tradizionale, imperniata sulle età normanna e sveva. In primo luogo, il riconoscimento dell'esistenza di una nuova formazione politica - quella della monarchia 'indipendente' che faceva capo alla dinastia siculo-catalana, affermatasi subito dopo il Vespro come frutto della scissione dell'isola dalla parte continentale del Regnum - ha spostato l'attenzione sulla ricerca di caratteri specifici, fuori dal confronto, costante quanto sterile, con l'assetto politico e istituzionale delle età precedenti e teso piuttosto a cercare un interlocutore nelle realtà monarchiche dell'Europa fra Tre e Quattrocento. In secondo luogo, la riflessione sul concetto di centro e su quello relativo di periferia, per individuare le reciproche dipendenze politiche e istituzionali, ha reso necessaria la configurazione di una nuova geografia delle forze sociali e politiche, propedeutica ad una reinterpretazione generale dell'assetto istituzionale del Regno. In questo ambito assume un rilievo particolare la posizione istituzionale e politica occupata dai centri demaniali all'interno del Regno. Lo studio analitico delle magistrature locali si pone come una sorta di laboratorio per la comprensione di strutture istituzionali più complesse e articolate basate su dinamiche politiche e sociali che originano nella città e che in essa hanno il loro centro propulsivo ma non necessariamente il loro termine ultimo e la Corte Pretoriana di Palermo, per le sue specifiche prerogative, può essere considerata metafora e insieme realizzazione della complessità politica, sociale e istituzionale che caratterizza la compagine politica siciliana nel Trecento: metafora in quanto contiene in sé questa molteplicità di matrici e di possibili interpretazioni; realizzazione, perché evidenzia i meccanismi formali e tecnici, attraverso i quali emergevano le preminenze politiche e sociali, in una circolazione orizzontale fra periferia e centro.

La seconda parte del volume riguarda la prassi processual-civilistica, così come essa si può ricavare dall'incrocio dei dati tratti dalla documentazione giudiziaria prodotta dal ribunale palermitano e dalle normativa processuale del regno, verificandone le originalità e le corrispondenze con la prassi del diritto comune. Poiché quella della Corte Pretoriana è l'unica documentazione giudiziaria seriale che si sia conservata in Sicilia per il XIV secolo, è possibile utilizzarla come fonte primaria per la ricostruzione del processo civile tout-court: i dati documentari sono stati integrati con la legislazione - regia e cittadina - per spiegare e verificare in concreto l'applicazione della normativa e colmare ove possibile le lacune dettate dalla difficoltà oggettiva di ricostruire una o più prassi procedurali non ancora perfettamente configurate. La sporadicità degli interventi normativi regi per tutto il XIV secolo rende inoltre necessario adoperare come quadri normativi di riferimento, due corpus che stanno fuori dagli estremi cronologici coperti dalla documentazione esaminata: il primo - il Liber Augustalis di Federico II - costituisce il canale fondamentale attraverso il quale il processo romano-canonico viene recepito nei tribunali del Regnum, il secondo - il Ritus Magnae Regiae Curiae di Alfonso V del 1446 - rappresenta il punto di arrivo di questa parabola, nell'intento di tracciare uno schema, sistematico e semplificante, che in qualche modo ponesse argini e confini più netti ad uno stile procedurale reso volutamente troppo evanescente dal vuoto normativo dei due secoli precedenti. La documentazione processuale palermitana viene qui utilizzata per ricostruire il processo civile secondo lo schema tracciato dalla dottrina per l'ordine degli argomenti, nel tentativo di 'fotografare' una prassi giudiziaria nel suo svolgersi, lontano e al di là delle sistemazioni del diritto comune. Il riferimento alle riflessioni del pensiero giuridico medievale sulla processualistica resta in questa sede volutamente incidentale: la vastissima letteratura sulla dottrina di diritto comune in materia processuale, dagli ordines iudiciorum alla trattatistica dei post-glossatori, fino al pensiero di Bartolo e Baldo, esime dal tentare un raffronto in chiave comparativa e rende sufficiente il rinvio a quella letteratura per rintracciare i quadri generali della dottrina. Ciò che invece qui si vuole tentare è una ricostruzione della pratica processuale come si svolgeva concretamente in un tribunale, e quindi l'integrazione necessaria è soltanto quella con la normativa - regia o cittadina - che interveniva a modificare o a chiarire il dettato del diritto comune.


Autore

Beatrice Pasciuta (Palermo 1964) si è laureata in Lettere presso l'Università di Palermo nel 1986 ed ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Storia del Diritto, delle Isituzioni e della Cultura giuridica medievale, moderna e contemporan ea nel 1995. Attualmente è professore associato di Storia del diritto medievale e moderno presso il Dipartimento di Storia del Diritto dell'Università di Palermo, Corso di Laurea specialistica in Giurisprudenza (polo didattico di Enna). I suoi interessi di ricerca si sono concentrati particolarmente sulle problematiche connesse all'amministrazione della giustizia nel Regno di Sicilia da Federico II ad Alfonso V il Magnanimo (secc.XIII-XV) e al processo civile nell'età del diritto comune. Attualmente ha in corso una ricerca sui meccanismi di normazione del Regno di Sicilia, fra iniziativa regia e attività parlamentari (secc. XV-XVI).

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