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INDICE

 

III - 2002 / 1 - gennaio-giugno

Schedario


Lucia Lazzerini,
Letteratura medievale in lingua d'oc,
Modena, Mucchi Editore, 2001.


Indice

 La parabola occitanica: una straordinaria fioritura, un rapido declino


1. Le origini

1.1. I primi testi volgari. - 1.1.1. Le formule magico-terapeutiche di Clermont Ferrand. - 1.1.2. La Passione di Augsburg. -1.1.3. La «Passion» di Clermont-Ferrand. - 1.1.4. L’«Alba bilingue» di Fleury. - 1.1.5. L’inno «In hoc anni circulo». -1.1.6. Lo «Sponsus». - 1.1.7. Le strofi volgari del codice Harley 2750.
1.2. I poemetti agiografici . - 1.2.1. «Boeci». - 1.2.2. «Sancta Fides».

1.3. Agli albori del «roman»: il frammento dell’«Alexandre» di Alberico


2. La poesia dei trovatori: gli esordi

2.1. Guglielmo IX e le origini del «trobar». - 2.1.1. Il primo trovatore. - 2.1.2. Tradizione mediolatina e influssi arabi. La formazione del ‘codice’ trobadorico.
2.2. Jaufre Rudel. - 2.2.1. La «vida» e il ‘paradosso amoroso’. - 2.2.2. La signora del castello. L’interpretazione sociologica della «fin’amor». - 2.2.3. Un canto simbolico?
2.3. La poetica dei «soudadiers». - 2.3.1. Marcabru e Cercamon. - 2.3.2. La lezione di Marcabru.


3. Il dibattito trobadorico intorno al 1170

3.1. Peire d’Alvernha e la questione dello stile. - 3.1.1. Poesia ‘vecchia’ e ‘nuova’. - 3.1.2. La ‘galleria dei trovatori’.
3.2. «Trobar clus» e «trobar leu». Ricerca formale e ideologia. - 3.2.1. La tenzone Raimbaut d’Aurenga-Guiraut de Bornelh. - 3.2.2. Sperimentalismo di Guiraut de Bornelh. - 3.2.3. Bernart de Ventadorn: «plus me tra·l cors vas amors…». - 3.2.3.1. Il canto che viene dal cuore. - 3.2.3.2. La canzone della «lauzeta». - 3.2.4. Intrecci di voci: Bernart de Ventadorn, Raimbaut d’Aurenga e Chrétien deTroyes.
3.3. L’officina del poeta : Raimbaut d’Aurenga e il lavoro sulla materia-lingua
3.4. Il dibattito su amore e nobiltà
3.5. La voce femminile


4. Generi poetici e codice tematico

4.1. Bertran de Born, il cantore delle armi
4.2. Arnaut Daniel e l’eccellenza formale del canto d’amore. - 4.2.1. Il «miglior fabbro». – 4.2.2. L’invenzione della sestina.
4.3. Il versante comico del «trobar». - 4.3.1. Raimbaut d’Aurenga: «Lonc temps ai estat cubertz». - 4.3.2. La tenzone del «corn».

4.4. Il canto trobadorico e il tempo dell’eresia


5. Continuità e novità tra la fine del XII secolo e il primo quarto del XIII

5.1. I ‘versi d’amore’ nella vulgata cortese. - 5.1.1. Arnaut de Maruelh. - 5.1.2. Raimon Jordan. - 5.1.3. Rigaut de Berbezilh. - 5.1.4. Folquet de Marselha. - 5.1.5. Raimon de Miraval.
5.2. Trovatori itineranti: i professionisti del «trobar». - 5.2.1. Peire Vidal. - 5.2.2. Gaucelm Faidit. - 5.2.3. Aimeric de Peguilhan. - 5.2.4. Raimbaut de Vaqueiras.
5.3. L’irradiazione europea della lirica trobadorica
5.4. Nuovi motivi ed evoluzione di generi. - 5.4.1. Il Monaco di Montaudon. - 5.4.2. Variazioni sul tema della pastorella.


6. L’età albigese e la ricezione della poesia trobadorica in Italia

6.1. «Vidas» e «razos»: il ruolo di Uc de Saint-Circ
6.2. Il «liber Alberici»
6.3. Nell’Occitania della «crozada»: l’anticlericalismo di Guilhem Figueira e Peire Cardenal. - 6.3.1. Guilhem Figueira e il sirventese contro Roma. - 6.3.2. Peire Cardenal e la polemica contro chierici e predicatori.
6.4. Sopravvivenze post-albigesi. La corte di Provenza. - 6.4.1. Aimeric de Belenoi. - 6.4.2. Guilhem de Montanhagol. - 6.4.3. Sordello. - 6.4.4. Bertran d’Alamanon.
6.5. La corte di Rodez, ultimo cenacolo trobadorico. - 6.5.1. Guiraut Riquier e la coscienza del declino. - 6.5.2. Folquet de Lunel.


7. L’elaborazione della norma linguistica e letteraria

7.1. Trattati di grammatica , metrica e retorica. - 7.1.1. «Donat proensal». - 7.1.2. «Razos de trobar». - 7.1.3. «Regles de trobar». - 7.1.4. «Leys d’Amors».
7.2. La tradizione dell’«ensenhamen» e altri testi didattici. - 7.2.1. Gli «ensegnamens» di Garin lo Brun, Arnaut Guilhem de Marsan, Amanieu de Sescas, N’at de Mons, Peire Lunel de Montech. - 7.2.2. «Dels auzels cassadors» di Daude de Pradas. - 7.2.3. Il «Thezaur» di Peire de Corbian. - 7.2.5. Il «Breviari d’Amor» di Matfre Ermengau.
7.3. Testi edificanti e agiografici. - 7.3.1. «Vida de santa Enimia». - 7.3.2. «Vida de sant Honorat». - 7.3.3. «Vida de santa Doucelina». - 7.3.4. «Barlam e Jozaphas».
7.4. Testi allegorici. - 7.4.1. Il ‘sogno’ di Guilhem de sant Leidier. - 7.4.2. «Celeis cui am» di Guiraut de Calanson. - 7.4.3. La «Cort d’amor». - 7.4.4. Il «Chastel d’Amors». - 7.4.5. La novella allegorica di Peire W.


8. L’«eccezione narrativa»

8.1. L’epica. - 8.1.1. La «Canso d’Antiocha». - 8.1.2. Il «Roland occitan»: «Rollan a Saragossa» e «Ronsasvals». - 8.1.3. «Girart de Roussillon», «Ferabras», «Aigar et Maurin» e le peculiarità linguistiche dell’epica d’oc. - 8.1.3.1. «Girart de Roussillon». - 8.1.3.2. «Ferabras». - 8.1.3.3. «Aigar et Maurin».
8.2. Tra epopea e romanzo : «Daurel e Beton»
8.3. La «Canso de la crozada»
8.4. La «Guerra de Navarra»
8.5. Il romanzo e la narrativa breve. - 8.5.1. «Flamenca». - 8.5.2. «Jaufre». - 8.5.3.Le «novas» di Raimon Vidal: «Abrils issi’e mays intrava», «En aquel temps c’om era jays», «Castia-gilos». - 8.5.4. «Guilhem de la Barra». - 8.5.5. «Blandin de Cornoalha». - 8.5.6. Frammenti e centoni: il «Roman de la reina Esther», il «Roman d’Arles».
8. 6. Gli esordi del teatro. - 8.6.1. «Esposalizi de Nostra Dona». - 8.6.2. La «Passion Didot». - 8.6.3. «Misteri de sancta Agnes».


Abstract

Il volume prende in esame non soltanto la lirica trobadorica (che pure costituisce una parte cospicua della trattazione), ma l'intera letteratura medievale in lingua d'oc dalle origini agli inizi del XIX secolo, dando ampio spazio anche a settori meno noti come l'epica e la narrativa. Molti testi sono riesaminati e discussi; spesso si propongono (o si contrappongono alle tesi vulgate) nuove prospettive e interpretazioni originali. Per la prima volta l'intera produzione letteraria del medioevo occitanica viene trattata nel suo complesso, come un patrimonio unitario di straordinaria importanza culturale: ne emerge, tra l'altro, la sorprendente continuità che lega i primi monumenti usciti dagli scriptoria dei grandi monasteri alle più mature e famose esperienze di quella lirica che ha insegnato la poesia all'occidente e che ancor oggi riesce ad affascinare i lettori.


Autore

Lucia Lazzerini è professore ordinario di Filologia romanza nell'Università di Firenze; ha pubblicato importanti contributi sui testi delle origini e sulla poesia dei trovatori. Di particolare rilievo le sue ricerche sul pluringuismo letterario dai primi testi volgari (come l'Alba bilingue) al Cinquecento, con fondamentali ricerche sulla lingua della predicazione, sulla poesia macaronica (vedi il saggio sul Baldus di Teofilo Folengo nella Storia della Letteratura Einaudi e, con F. Garavini, il volume delle Macaronee provenzali, Milano-Napoli, Ricciardi, 1984), sul teatro poliglotta (edizione della Spagnolas di Andrea Calmo, Milano, Bompiani, 1979, e delle Commedie di Gigio Artemio Giancarli, Padova, Antenore, 1991 (premio Monselice-Brunacci 1991 per la migliore opera sulla cultura veneta); si veda anche il capitolo sul teatro medievale nel vol. La letteratura romanza medievale, a cura di C. Di Girolamo, Bologna, Il Mulino, 1994). Ha dedicato inoltre numerosi saggi allo studio degli elementi folklorici nei testi medievali e in particolare nell'Audigier antico-francese (prima edizione Firenze, Sansoni, 1985; è imminente la pubblicazione di una nuova edizione riveduta e ampliata).

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