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IX - 2008

Saggi


Luca Zavagno

La città bizantina tra il V e il IX secolo: le prospettive storiografiche

Abstract

L’articolo si propone di offrire una una ricognizione della storiografia recente sul tema della città bizantina nel passaggio dalla tarda antichità all’alto medioevo. Il tradizionale dibattito sul destino delle città nei cosiddetti Dark Ages ha sempre avuto quale punto di partenza l’idea di illustrare e dimostrare la continuità o, al contrario, la discontinuità della città nella sua forma classica, ovvero della polis greco-romana, durante il medioevo. Tale polemica storiografica è sintetizzata nelle opere di due dei suoi iniziatori, A. Kazdhan e G. Ostrogorsky ed è proseguita nei lavori di C.Foss. Alcuni studiosi (come Liebeschuetz, Saradi e Trombley) sembrano aver sviluppato una reazione a Foss di stampo prettamente conservatore, sforzandosi di adattare la polemica continuità-declino al nuovo panorama archeologico. Altri (come Spieser e anche Ward-Perkins e Zanini) hanno deliberatamente scelto di limitare cronologicamente il proprio approccio analitico senza oltrepassare la simbolica soglia del VII secolo. Al contrario, Brandes, Walmsey e, parzialmente, Whittow hanno seguito le orme di Foss, proponendo una serie di studi regionali, esaustivi sotto il profilo archeologico, che avanzano soluzioni peculiari al problema dei mutamenti subiti dalle città bizantine durante il VII e l’VIII secolo. Da ultimo, Wickham e Haldon si sono mossi lungo linee di natura principalmente economica, riconoscendo il contributo strutturale da esse fornito all’evoluzione delle città entro il contesto sociale e statale tardoantico. Ciò ha permesso loro di delineare, al contempo, le distinzioni funzionali tra diversi tipi d’insediamento e le loro mutevoli trasformazioni entro il lento processo di cambiamento della società urbana tardoantica, implicando necessariamente una serie di alterazioni del panorama strutturale e degli assetti urbani.

This article aims at presenting a historiographical overview of the traditional debate on the fate of Byzantine cities during the so–called Dark Ages. This debate has always begun from the point of departure of illustrating and also proving either the continuity or the discontinuity of the classic city, of the Greco–Roman concept of polis, during the middle ages; this was the framing of the discussion by scholars such as Kazhdan and Ostrogorsky, and has continued in the views of modern authors such as Foss. Some scholars (Liebeschuetz, Trombley) seem to have developed a conservative reaction to Foss, trying mainly to adapt the decline–continuity polemic to the new “archaeological” environment. Others (Ward–Perkins, Spieser, Zanini) have deliberately chosen to limit their analytical model of the urban trajectories chronologically, without crossing the symbolic threshold of the seventh century. In contrast Brandes, Walmsey and, partially, Whittow have followed in the footsteps of Foss in developing archaeologically exhaustive regional studies which propose peculiar solutions to the problem of the changing appearance of Byzantine urbanism in seventh and eighth century. Lastly, Wickham and Haldon have moved along (economic) guidelines, recognizing the underlying structural tendencies that these have in the evolution of cities in the context of the late Roman state and society, as well as describing the functional distinctions between different types of settlements and their changing types of permutations within the slow process of transformation of late Roman urban society, which entail a number of changes in the physical appearance and extent of towns.

 

© 2008 - Luca Zavagno per "Reti Medievali"


Citabile come Luca Zavagno, La città bizantina tra il V e il IX secolo: le prospettive storiografiche, "Reti Medievali - Rivista", IX, 2008, url: <http://www.retimedievali.it>.

 

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