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L'ordine dei frati Predicatori

a cura di Laura Fenelli
[versione 1.1 - febbraio 2013]

© 2013 -  Laura Fenelli per "Reti Medievali"
ISSN 1593-2214



Nota introduttiva

Nella scheda che segue, dedicata alla storia dei frati Predicatori nel medioevo e nella prima età moderna, si intendono fornire, oltre a un primo inquadramento sulla nascita e la diffusione dell’ordine e sulle sue caratteristiche salienti, gli strumenti necessari a condurre una ricerca che abbia per oggetto la loro storia e la loro iconografia tra Duecento e Cinquecento, con un’attenzione particolare alla diffusione italiana ed europea dei loro conventi, al rapporto con gli altri ordini mendicanti, alla funzione svolta nella lotta antiereticale, alla nascita della predicazione in volgare e allo sviluppo degli studia universitari.

L’ordine dei frati Predicatori (Ordo fratrum Praedicatorum) detti comunemente domenicani è un istituto religioso maschile di diritto pontificio, approvato da Onorio III con due bolle (rispettivamente del 22 dicembre 1216 e del 21 gennaio 1217): essi devono la loro origine al desiderio di creare una nuova e dinamica forma di apostolato dello spagnolo Domenico di Caleruega (1175 ca.-1221) che agli inizi del XIII secolo si impegnò attivamente nel sud della Francia, in particolare in Linguadoca e massimamente a Tolosa, per combattere l’eresia catara.

Nel 1215, nel contesto “normalizzatore” del IV concilio Lateranense, Domenico scelse, per l’ordine che andava fondando, di adottare la regola agostiniana, integrandola con le costituzioni di Prémontré. Sarebbe stato compito di ogni successivo capitolo integrare il nucleo primitivo con le cosiddette costituzioni. L’ordine si struttura intorno ai superiori (un maestro generale e i priori, sia provinciali, sia dei singoli conventi), eletti durante i capitoli, ossia le assemblee periodiche dei membri dell’ordine (alle quali sono riservate le decisioni più importanti, compresa l’eventuale deposizione del maestro generale) e si coordina grazie ai visitatori, che hanno il compito, importantissimo nei primi secoli di vita dei frati, di mantenere la coesione tra la varie strutture.

Nella primavera del 1220 si tenne a Bologna – sede scelta non a caso, ma in ragione della sua tradizione di studi giuridici – il primo capitolo generale dell’ordine, che rapidamente si era diffuso in Spagna, Francia e Italia: in questa occasione i frati si orientarono verso un’assoluta povertà, che prevedeva l’esclusione di beni immobili e rendite fisse e forzava alla strada della mendicità (una strada che negli anni sarebbe stata più volte oggetto di correzioni e dibattiti, ma che connota l’ordine come mendicante, insieme a quello francescano). L’anno successivo sono più di venti le comunità che si raccolgono al capitolo generale, tra cui spiccano i membri dei neonati conventi lombardi e quelli romani di Santa Sabina. Sempre nel 1221, il 6 agosto, Domenico muore (ma la festa, dopo il Concilio Vaticano II, si celebra l’8): è canonizzato da Gregorio IX nel 1234.
Ricostruire la storia domenicana, soprattutto delle origini, significa anche indagare il rapporto dialettico dei frati Predicatori con l’ordine minoritico e inquadrare il fenomeno della diffusione dell’ordine domenicano nel più ampio fenomeno della diffusione degli ordini mendicanti. La denominazione di ordine mendicante (che designa tradizionalmente i carmelitani, i domenicani, gli eremiti di sant’Agostino, i francescani e i servi di Maria) non risponde a nessuna esplicita definizione canonica, ma indica un genere di vita conventuale, segnato dall’esercizio della penitenza e dalla pratica della predicazione e connotato essenzialmente dalla povertà non tanto o non solo dei singoli individui (come era già nella tradizione monastica), ma piuttosto dell’intera comunità, che rifiuta proprietà di ogni tipo, mobili e fondiarie. L’assimilazione tra i due ordini maggiori, francescani e domenicani, cominciò a manifestarsi quando ancora erano in vita i due fondatori: entrambi gli ordini si caratterizzarono da subito per la pratica della mendicità e poi per la predicazione itinerante svolta per lo più nei centri urbani (in forte rottura, soprattutto per i predicatori, con la precedente tradizione monastica).

Il Duecento vede un’espansione senza precedenti, paragonabile forse solo alla contemporanea diffusione dei francescani: si passa dai 16 religiosi che affiancano il fondatore all’inizio del secolo ai 10.000 membri stimati ai primi del Trecento, dalle 6 province del 1221 alle 18 del 1303, con 590 conventi che arrivarono a caratterizzare in modo significativo, insieme alle contemporanee istituzioni dei Minori, il paesaggio urbano medievale, con una rete insediativa concepita in modo sistematico e strutturalmente pianificata.

L’ordine dei Predicatori fu, fin dagli inizi, particolarmente coinvolto nella repressione antiereticale: tra i personaggi di maggior rilievo delle prime generazioni domenicane vi è Pietro da Verona, attivissimo, dopo la vestizione a Bologna per mano dello stesso Domenico, nella lotta contro gli eretici, a Firenze e poi soprattutto in Lombardia. Inquisitore a Cremona, poi a Milano e a Como, fu ucciso da un sicario assoldato dal nobile milanese Stefano Confalonieri, a capo di una congiura catara (6 aprile 1252): canonizzato con estrema rapidità, fu esaltato dal papato e dai confratelli come campione della lotta contro l’eresia.

L’ordine ebbe un ruolo fondamentale nel contrastare il movimento cataro, diffuso soprattutto nella Linguadoca e nella regione di Albi, distrutto sia dalla crociata decisa da Innocenzo III (che divenne, guidata da Simon de Monfort, vera e propria guerra di conquista dei baroni dell’Île-de-France) sia dalle missioni  affidate ai Predicatori. La capillare opera predicatoria vedeva affiancate le originarie strutture diocesane al neonato ordine, che fin dai suoi albori, vuole combattere gli eretici con le loro stesse armi, l’esemplarità della vita povera e la dedizione totale all’annuncio evangelico, combinate a funzioni, canonicamente riconosciute perché concesse dal legato pontificio, della predicazione, e poi della penitenza e dei provvedimenti coattivi (Merlo 1989). L’attività antiereticale dell’ordine fu profonda e incisiva anche dal punto di vista teorico: è di Bernardo Gui (1261-1331), procuratore generale dei domenicani ad Avignone, il cosiddetto “Manuale dell’Inquisitore” (Practica officii Inquisitionis heretice pravitatis), un testo famoso, redatto tra il 1321 e il 1324, che sviluppa e ordina sistematicamente i trattati precedenti.

Personaggi di spicco dell’ordine nel Duecento sono però soprattutto Alberto Magno, teologo e filosofo, professore allo studium di Colonia e poi il suo allievo, Tommaso d’Aquino, per due volte insegnante di teologia a Parigi (1252-1257 e 1269-1270) e poi a Napoli (1272-1274), che ebbero un ruolo fondamentale nell’orientamento aristotelico del pensiero filosofico.

Nel Trecento, a partire dalla fortunata parentesi dell’elezione del domenicano Niccolò di Boccassio, assurto al soglio pontificio con il nome di Benedetto XI (1303-1304), che garantì ai suoi confratelli numerosi privilegi, le vicende dell’ordine si intrecciano saldamente, con sorti alterne, con quella del Papato: il maestro generale Hugues di Vaucemain (1333-1341), il primo di una lunga serie di generali francesi, si scontra con Benedetto XII, intenzionato a riformare le costituzioni dell’ordine. La scomparsa dei due antagonisti (Ugo nel 1341; Benedetto l’anno successivo) scongiura il pericolo di una radicale modifica delle Costituzioni.

La prima comunità femminile domenicana fu fondata da Domenico a Prouille, nel 1206: seguiva probabilmente la Regola agostiniana, e solo in seguito Domenico la dotò di una serie di norme pratiche, note come costituzioni di San Sisto. Di fatto si trattava di qualcosa molto differente dalle contemporanee comunità di frati: la clausura imposta alle monache rendeva impossibile sia l’attività di mendicità sia la pratica della predicazione. In questo contesto si inserirà, nel Trecento, l’esperienza senese di Caterina (1347 ca-1380), che visse i primi anni in eremitismo volontario, per poi assumere la guida del terz’ordine domenicano (le cosiddette Mantellate), in continua tensione tra visione mistica e vita attiva. Dal 1370, dopo un intenso momento visionario, in cui, misticamente, il suo cuore fu scambiato con quello di Cristo, si dedicò all’attività profetica, adoperandosi attivamente non solo per la riforma della Chiesa e la pace della cristianità, ma anche per il ritorno del papa da Avignone e la ricomposizione dello Scisma. L’influsso del suo pensiero sull’ordine, anche grazie al ruolo del suo biografo Raimondo da Capua, fu assai ampio: le sue riflessioni sulle condizioni in cui si trovava la Chiesa e sulla necessità di una riforma sono il centro costante della sua riflessione e della sua produzione letteraria e influenzeranno per tutto il Quattrocento la spiritualità domenicana.

La divisione della cristianità, infatti, iniziata con l’elezione al soglio pontificio di Urbano VI, dopo il lungo periodo di permanenza avignonese (1309-1377), e con la ribellione della maggioranza dei cardinali, che elessero Clemente VII, gradito alla corte francese, ebbe profonde conseguenze anche sulla vita dell’ordine, diviso tra le due opposte osservanze, avignonese e romana. Eletto nel 1367, Elias Raymond governa l’intero Ordine fino all’inizio dello Scisma: nel 1379 segue Clemente VII e l’obbedienza avignonese (e con lui le province di Francia, Spagna, Scozia e Napoli), mentre l’anno successivo, le province che rimangono fedeli a Urbano VI, il papa romano, eleggono Raimondo da Capua, il direttore spirituale di Caterina da Siena: dal 1380 l’ordine ha così una doppia serie di capitoli e maestri generali. La divisione interna all’ordine si risolve solo con Leonardo Dati, eletto generale nel 1414, nello stesso anno in cui il concilio di Costanza pone fine allo Scisma riunendo la cristianità sotto Martino V.

La riforma osservante interna all’ordine – che caratterizzò con vivace dibattito tutto il XV secolo e toccò in misura diversa tutti gli ordini mendicanti, ma anche i monaci e i canonici regolari – comportò un deciso ritorno allo spirito e alle forme di vita delle origini grazie a un rispetto stretto delle regole. Ebbe inizio in Germania, nei priorati di Colmar e Norimberga, riformati nel 1396, e a Schönensteinbach, fondato nel 1397. A sud delle Alpi si distinsero Chiara Gambacorta (1362-1420), nel convento di San Domenico di Pisa, e Giovanni Dominici (1356 ca-1419) che, sotto la spinta di Raimondo da Capua, guidava i frati Osservanti a Venezia. Nel convento di San Marco, a Firenze, fondamentale fu il ruolo di Antonino, che divenne vicario generale del movimento Osservante in Italia centrale e contribuì, come già Raimondo da Capua, alla diffusione del messaggio di Caterina da Siena. Le congregazioni che univano i conventi riformati (come quella lombarda, guidata da Tommaso da Lecco) si diffusero, oltre che nella penisola italiana, in Spagna, Aragona, Portogallo e Francia.

La fine del secolo è prepotentemente segnata dall’esperienza di Girolamo Savonarola, il profeta ferrarese attivo come predicatore a Firenze e poi a San Gimignano (quaresime del 1484 e 1485), Brescia (quaresima del 1486), Modena, Piacenza, Pavia, fino a Genova (1486-1489). Richiamato a Firenze nel 1489 da Lorenzo il Magnifico, diventa priore del convento di San Marco nel 1491: lavora alacremente per ottenere per la congregazione toscana l’indipendenza da quella di Lombardia, mentre le sue sorti si legano sempre più saldamente al governo della città di Firenze, che Piero, succeduto allo scomparso Lorenzo, consegna al francese Carlo VIII. Tramontata con il ritorno dei Medici la breve stagione repubblicana e venuto meno l’appoggio francese, Savonarola è scomunicato, torturato, impiccato e bruciato nel 1498, all’età di quarantasei anni, condannato come «eretico, scismatico e per aver predicato cose nuove».

Poiché esulano dai confini cronologici della scheda, solo di sfuggita si può in questa sede accennare alla vivacità dei frati Predicatori nella vita spirituale dell’età moderna, quando i religiosi furono coinvolti attivamente prima nella lotta contro l’eresia luterana, poi nella cristianizzazione del Nuovo Mondo, grazie a un uso oculato e potremmo quasi dire “propagandistico” sia delle immagini (basti qui citare il caso dell’immagine miracolosa calabrese del convento di S. Domenico di Soriano, riprodotta in ogni casa domenicana, dall’Italia meridionale alla Spagna, alle Americhe) sia di forme di associazionismo religioso (si veda in particolare il caso delle confraternite del Rosario sorte in seno all’ordine, che conobbero un successo senza eguali dopo la vittoria di Lepanto, nel 1571).

La missione antiereticale – insieme alla scelta di povertà e mendicità condivisa, negli stessi anni, dal neonato ordine francescano – caratterizza tutta la storia dell’ordine, e con essa, parallelamente, la necessità di preparare adeguatamente i predicatori, attraverso la creazione di studi dove apprendere la teologia e le sacre scritture, studi che presto si articolarono in scuole conventuali “umanistiche”, in cui approfondire anche le arti e la filosofia. La predicazione è forse la caratteristica più marcata degli inizi dell’ordine, con una struttura rigidamente organizzata grazie alla divisione del territorio in distretti, le praedicationes, maggiori (in cui si predicava in Avvento e Quaresima) e minori (in cui l’attività pastorale si svolgeva in momenti differenti). Ogni distretto era affidato a un singolo frate, chiamato terminarius o limitator, spesso affiancato da un converso.

Strettamente legata alla diffusione dei frati e in genere degli ordini mendicanti è quindi lo sviluppo di una predicazione “internazionale”, per usare le parole di Carlo Delcorno, che, nel Duecento, per la prima volta esce dai confini diocesani e si rivolge direttamente, in volgare, a vasti strati della popolazione. Per Domenico fu fondamentale il contatto con l’eresia catara: le prime prove del fondatore come predicatore avvennero proprio in dispute pubbliche organizzate dal vescovo Diego d’Osma per ribattere alle parole degli albigesi. Furono ancora Domenico e i suoi primi compagni a istituzionalizzare una sorta di tirocinio intellettuale che formasse i frati per predicare ai laici: in questo modo, agli studia generalia (Parigi, 1229 e Bologna, 1248) venivano affiancati gli studia conventualia, diffusi capillarmente grazie alla rete dei conventi, e gli studia solemnia, dipendenti dai capitoli provinciali. Legato al tema dell’insegnamento universitario è anche quello della tecnica di riproduzione libraria attraverso il sistema della pecia, in cui l’ordine ebbe un fondamentale ruolo propulsivo. Con il termine di pecia si indica generalmente il foglio di pergamena piegato in quattro per usi scrittori e quindi il fascicolo così costituito: dal secolo XIII i maestri universitari depositavano un esemplare autenticato dei testi per la scuola e tale esemplare, diviso in peciae sciolte, era a disposizione dei copisti presso i librai, sicché un medesimo testo poteva essere copiato da mani differenti, con un sistema standardizzato che abbreviava notevolmente i tempi di esecuzione.

I domenicani non furono i primi a predicare nelle lingue nazionali, ma è nelle opere dei loro autori che, per la prima volta, sono registrati sermoni in volgare: le raccolte di reportationes di sermoni preparate dagli uditori spesso diventavano, per opera dei predicatori stessi, veri e propri manuali destinati a istruire le generazioni successive. La predicazione della salvezza, ragion d’essere dell’ordine, ricevette sin dall’origine l’ampiezza di quella dei vescovi: dogmatica e morale, positiva e difensiva.

Caratteristica dei predicatori era ovviamente anche l’estrema mobilità, che poteva contare su strutture fisiche di appoggio (le case terminali) e che, strettamente connessa all’opera di repressione dell’eresia, portava i membri dell’ordine anche in zone assai lontane dai conventi di origine. Oltre allo studio generale parigino, ciascuna provincia possedeva uno o due studia solemnia che si occupavano dell’istruzione dei lettori conventuali. Questa organizzazione scolastica diede ai predicatori una preparazione solidissima e, insieme, un’irradiazione incomparabile. Spesso questi frati conoscevano bene le lingue straniere, grazie all’istituzione degli studia linguarum: basti qui citare sia il caso di Raimond Martin (morto verso il 1284) e poi quello di Alfonso Buenhombre, domenicano spagnolo vissuto a lungo, nella prima metà del Trecento, nell’Africa del Nord e traduttore e divulgatore di leggende in arabo. L’evangelizzazione dei non cristiani, che si avvia già dal 1220-1221, ebbe le sue basi in Spagna, Ungheria, Polonia, Scandinavia, Grecia bizantina, e Terrasanta: l’apostolato domenicano nel Nord e soprattutto in Oriente fu facilitato dal sorgere, nel 1300, della società dei frati Pellegrinanti.

Nella cristianità l’insieme dei conventi degli ordini mendicanti si andò a sovrapporre alla maglia (in formazione) delle parrocchie, creando una sorta di seconda rete pastorale. La diffusione e l’efficacia del ministero dei predicatori non tardarono però a provocare scontri con le istituzioni preesistenti: nelle città, i capitoli delle cattedrali che avevano il monopolio della pastorale spesso intervennero per ritardare, se non espressamente vietare, l’installazione dei conventi dell’ordine, mentre numerosi attriti si verificarono con i curati per quanto riguardava i diritti di sepoltura e di confessione e poi, dopo la metà del Duecento, per i lasciti ricevuti dai fedeli. L’attività di predicazione comportava infatti un impegno crescente nella cura d’anime, ossia nella pastorale destinata ai laici, tradizionalmente riservata al clero secolare. Molti frati divennero confessori personali di laici, i quali, spesso in cambio della possibilità di essere sepolti nei conventi, effettuavano massicce donazioni di beni e rendite.

Legato alla predicazione, fondamentale fu il ruolo dei frati nella risistemazione, diffusione e volgarizzazione del patrimonio agiografico preesistente. Le Vitae Patrum, o Vitas Patrum, in dieci libri, una silloge di scritture monastiche che inizia a formarsi già nel secolo VI, diventarono, per i frati Predicatori, un vero e proprio modello a cui ispirarsi direttamente nella pratica quotidiana e insieme la base per le cosiddette legendae novae, ossia i legendari del XIII-XV secolo scritti da autori, per lo più domenicani, che, invece di limitarsi a raccogliere le vite dei santi di cui trattavano, le riscrissero completamente, riunendole in un insieme omogeneo.

Al 1225-1230 risale l’Adbreviatio in gestis et miraculis sanctorum di Jean de Mailly (Mailly, 1190 circa-Metz, 1260 circa), organizzata secondo le feste dell’anno liturgico, con lo scopo, come sembra trapelare dall’incipit, di istruire i frati Predicatori. Il testo dell’Adbreviatio servì da modello per alcune parti dello Speculum historiale di Vincent de Beauvais (1190 circa-1294), erudito domenicano, autore di tre Specula, amplissimo trattato di carattere enciclopedico, compiuto nel 1244, rimaneggiato profondamente tra il 1256 e il 1259. Contemporaneo di Jean de Mailly, Bartolomeo da Trento, nato intorno al 1190 ed entrato verso il 1225 tra i domenicani, è l’autore del Liber Miraculorum sanctae Virginis e dell’Epilogus in gesta sanctorum, vastissimo prontuario destinato ai predicatori, un vero e proprio manuale pratico, con 280 vite di santi di preferenza italiani o domenicani, e 15 capitoli dedicati alle festività liturgiche, composto tra il dicembre del 1244 e l’inverno del 1246, e successivamente rivisto dopo il 1251.

Un discorso più ampio, anche per l’enorme diffusione del testo e la sua importanza non solo per la predicazione, ma anche per la strutturazione dell’iconografia religiosa tra Tre e Quattrocento, va riservato alla Legenda aurea. Il domenicano Jacopo da Varazze, o da Varagine, entrato nell’ordine nel 1244 e arcivescovo di Genova tra il 1292 e il 1298 (anno della sua morte), scrive tra il 1252 e il 1265 la Legenda aurea, un “santorale” organizzato secondo l’anno liturgico, a partire dall’avvento, contenente 153 adbreviationes di vite dei santi e 23 capitoli dedicati alle principali feste della chiesa cristiana: il testo è insieme un legendario e un’opera dottrinale e dogmatica in cui, oltre a proporre nuovi modelli di condotta religiosa, si stabilisce la legenda nova domenicana. La diffusione dell’opera, copiata, rimaneggiata, tradotta, fu enorme e finì in breve per saturare il mercato in lingua latina, ponendo fine a una fervidissima produzione.

All’inizio del terzo decennio del Trecento il pisano Domenico Cavalca nel convento di Santa Caterina traduce in volgare ampie parti delle Vitae patrum, differenziandosi dagli altri autori domenicani per la scelta di affrontare il materiale agiografico derivante da un’unica fonte – pur se così composita – invece che organizzare un santorale che seguisse l’anno liturgico.



Risorse

1. Archivi

Come già segnalato da Marina Gazzini nella scheda relativa alle confraternite, uno strumento indispensabile di ricerca archivistica per quanto riguarda il territorio italiano e buon punto di partenza, nonostante i limiti attuali, è la Guida generale degli archivi di stato, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali - Ufficio Centrale per i Beni archivistici, Roma 1981-1994, 4 voll., pubblicazione cartacea che è presente anche in rete, interrogabile al sito <http://guidagenerale.maas.ccr.it/>. Generalmente, negli archivi italiani, i fondi dei conventi domenicani sono confluiti, dopo le soppressioni napoleoniche, nella sezione Conventi soppressi, alla voce dei rispettivi istituti.

Analogamente, senza però la possibilità di ricerca in rete, si possono consultare la Guida degli Archivi capitolari d’Italia, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali - Ufficio Centrale per i Beni archivistici, Roma 2000-2003, 2 voll.; e la Guida degli Archivi diocesani d’Italia, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali - Ufficio Centrale per i Beni archivistici, Roma 1990-1998, 3 voll.

Presso il convento romano di Santa Sabina all’Aventino ha sede, tuttora, la Curia generale dell'ordine dei frati Predicatori che ospita l’archivio generale dell’ordine (ed è ivi visitabile anche il Museo Domenicano, che conserva pregevoli opere d’arte legate all’ordine
<http://poloromano.beniculturali.it/index.php?it/22/archivio-eventi/65/museo-domenicano-di-santa-sabina-allaventino>). Per l’ordinamento dell’archivio, privo, malauguratamente, di un sito web, si vedano le ricerche, pur non aggiornatissime, di Vl.J. Koudelka, Il fondo “Libri” nell’Archivio Generale dell’Ordine domenicano, in «Archivum fratrum praedicatorum», 39 (1969), pp. 173-217 e M. G. Del Fuoco, in particolare Itinerari di testi domenicani pugliesi. Dai fondi documentari locali all'archivio romano di S. Sabina, Altavilla Salentina (Lecce) 1992. Per gli archivi delle singole città, si può far riferimento ad alcuni volumi di recente pubblicazione, come il Catalogo dell’Archivio di Santa Maria Novella in Firenze. Catalogo della sezione antica (fino al 1930 circa), a cura di E. Panella (Roma 2000) a cui si devono molte ricerche recenti sull’ordine, o i contributi di L.G. Esposito dedicati ai frati Predicatori in Italia meridionale, con particolare riferimento alle fonti archivistiche (L.G. Esposito, I domenicani in Puglia e in Basilicata: ricerche archivistiche, Napoli 1998 e L.G. Esposito, I domenicani in Campania e in Abruzzo: ricerche archivistiche, Napoli 2001).

2. Biblioteche

Tra le biblioteche italiane specializzate in documentazione sugli ordini religiosi si segnalano la bolognese Biblioteca Dossetti, collegata alla Fondazione per le Scienze religiose Giovanni XXII <http://www.fscire.it/>, il cui catalogo è integrato nel catalogo collettivo bolognese <http://sol.cib.unibo.it/SebinaOpac/Opac>, e poi, sempre a Bologna, presso il convento di S. Domenico, la biblioteca omonima <http://www.comune.bologna.it/iperbole/biblsand/> associata alla facoltà teologica dell’Emilia Romagna. A Firenze si trova invece la Biblioteca Domenicana <http://www.smn.it/convento/bib.htm> con catalogo integrato nel sistema comunale fiorentino:
<http://opac.comune.fi.it/easyweb/w2001/index.php?scelta=scheda_bib&opac=w2001&&biblio=SMN>. L’istituto toscano, dal ricchissimo patrimonio librario, sostituisce da circa cento anni l’antica biblioteca del convento di Santa Maria Novella, soppressa a cominciare dal 1809 e dispersa negli archivi e nelle varie biblioteche fiorentine [per cui si veda: G. Pomaro, Censimento dei manoscritti di Santa Maria Novella. Parte I. Origini e Trecento; Parte II, sec. XV-XVI, in «Memorie domenicane», n.s., 11 (1980) e 13 (1982)] e conserva attualmente 15.000 volumi; circa 5000 opuscoli e documenti miscellanei; circa 80 incunaboli, tra i quali la Summa moralis di Sant’Antonino e molteplici opere di fra Girolamo Savonarola; circa 400 cinquecentine e libri rari; circa 300 riviste (tra estinte ed in corso), alcune delle quali difficilmente reperibili altrove (ad esempio le collezioni complete degli «Analecta ordinis fratrum praedicatorum», dell’«Archivum fratrum praedicatorum» e delle «Memorie domenicane», per le quali si veda oltre).

Particolarmente significativa, fuori dal territorio italiano, è la parigina Bibliothèque du Saulchoir <http://www.bibliothequedusaulchoir.org/>, fondata nel 1865 per opera della provincia domenicana di Francia e aperta al pubblico dagli anni Settanta del secolo scorso, che vanta un patrimonio di 250.000 volumi e 5.000 periodici. Si è recentemente concluso un progetto di catalogazione digitale del materiale conservato. Le annate più antiche della «Revue des sciences philosophiques et théologiques», pubblicata dalla Bibliothèque du Saulchoir, sono disponibili online su <http://www.archive.org>.

3. Centri di ricerca

Premessa fondamentale, prima di segnalare i principali centri di ricerca dedicati alla storia, alla filosofia e alla teologia domenicana, è che l’ordine è ancora molto attivo, sia nella diffusione pastorale della missione, sia, appunto, secondo una tradizione secolare, nell’insegnamento e nella ricerca. Molti degli istituti che andremo a segnalare (e le numerose riviste da essi pubblicate), quindi, sono tuttora gestiti da membri dell’ordine, in collaborazione con Università o altri centri laici. In tal senso, i domenicani attualmente dirigono vari centri di ricerca e istituzioni universitarie, non specificamente dedicati allo studio della tradizione domenicana, ma nondimeno si è ritenuto utile segnalarli ugualmente, certi che lo studioso possa trovare in essi utili strumenti anche per indagare la storia dell’ordine.

Centro di ricerca fondamentale per lo studio delle istituzioni domenicane, oltre ai complessi già citati nel paragrafo Biblioteche è l’Istituto storico domenicano di Roma <http://www.storico-op.org/>, con ricca biblioteca e fiorente attività culturale ed editoriale, ove viene pubblicato anche l’«Archivum fratrum praedicatorum» (per cui si veda oltre il paragrafo Riviste): nel 2006 risultavano editi dal centro 32 volumi di Dissertationes, ossia di saggi dedicati a vari aspetti dell’ordine e 29 volumi di Monumenta, prevalentemente edizioni critiche di fonti domenicane. La Pontificia Università San Tommaso d’Aquino <http://www.pust.it/>, conosciuta anche come Angelicum, è l’istituto di insegnamento e ricerca dell’ordine a Roma, e una delle più importanti università pontificie, celebre per i suoi studi tomistici, sulla scorta della tradizione domenicana di teologia e filosofia.

In Francia, presso Tolosa, ha sede il Centre d’Études Historiques de Fanjeaux <http://www.societes-savantes-toulouse.asso.fr/samf/fanjeaux/index.htm>, che pubblica la serie dei “Cahiers de Fanjeaux” dedicati alla storia medievale del Meridione francese, e sovente, alle istituzioni ecclesiastiche, e alla spiritualità. Dal 1965, sugli stessi temi, il centro organizza annualmente, nella seconda settimana di luglio, Les colloques de Fanjeaux, in collaborazione con l’Institut Catholique, l’Institut d’Études méridionales e l’Université de Toulouse-Le Mirail.

In modo analogo, anche la Società internazionale di studi francescani (fondata nel 1902 da Paul Sabatier: <http://www.sisf-assisi.it/chi_siamo.htm>), pur dedicandosi prevalentemente ai frati Minori, indaga spesso le relazioni tra Minori e Predicatori, promuovendo dal 1972 un annuale convegno di studi.

Numerosi sono anche i centri dedicati alla formazione dei moderni domenicani, che tuttavia raccolgono al loro interno anche programmi culturali dedicati alla storia dell’ordine: si segnalano, in particolare, oltre al già citato Centre d’études du Saulchoir, istituzione a vocazione universitaria che si situa nella tradizione intellettuale dell’ordine domenicano, gli Archives de la Province dominicaine de France, <http://www.dominicains.fr/>, e il Centre d’études Istina, dedicato all’unità ecumenica dei cristiani e collegato all’Institut Catholique di Parigi.

Per gli studi su Tommaso d’Aquino ha un ruolo eminente la Commissio Leonina, ora insediata a Parigi, che ha il compito ufficiale di pubblicare in edizione critica l’opera del Maestro <http://leonina.nerim.net>, ma i centri di ricerca sono numerosi: ai principali, con gli indirizzi online, si può risalire attraverso il sito  <http://www.corpusthomisticum.org> dell’Università di Navarra, di importanza fondamentale perché mette a disposizione l’opera omnia di Tommaso, testi collegati e strumenti di ricerca testuale.
A Colonia ha sede un centro di ricerca dedicato allo studio di Alberto Magno (<http://www.albertus-magnus-institut.de/>, sito in lingua tedesca), che pubblica due collane di studi (Lectio Albertina e Subsidia Albertina).

In Francia ha sede da dieci anni la DOMUNI <http://www.domuni.eu/?lang=fr>, o Université Dominicaine, sorta di università virtuale, gestita dall’ordine, dedicata all’insegnamento della teologia e delle scienze religiose.

A Salamanca si trova l’Instituto Histórico Dominicano de la Provincia de España <http://www.dominicos.es/instituciones/ihd.aspx>, emanazione del capitolo provinciale iberico, sorta nel 1975. Pubblica sia una rivista («Archivo Dominicano», per cui si veda oltre alla voce Riviste), sia la collezione Monumenta Histórica Iberoamericana de la Orden de Predicadores, nata nel 1993 in collaborazione con la Editorial San Esteban. Dal 1983 l’Instituto ha dato origine al gruppo di ricerca HIDEVA (Historiadores Dominicos pro Quinto Centenario de la Evangelización de América), che ha al suo attivo cinque congressi internazionali di cui sono stati pubblicati gli atti, e la serie Los Dominicos y América (con 10 voll. editi finora).

Al Cairo si trova invece l’Idéo (o Institut dominicain d’études orientales) <http://www.ideo-cairo.org/sommaire.php?lang=fr>, nato nel 1953 dall’iniziativa di tre frati domenicani, con sede nel convento dei frati Predicatori. Il centro, con ricchissima biblioteca, si dedica in primo luogo all’analisi e allo studio dei testi dei primi dieci secoli di storia dell’Islam, ma anche, ovviamente, al rapporto tra mondo islamico e ordine domenicano, e pubblica la rivista «Midéo» («Mélanges de l’Institut dominicain d’études orientales»).

L’École biblique et archéologique française (EBAF), <http://www.ebaf.info/> situata a Gerusalemme, fondata nel 1890 dal domenicano Marie-Joseph Lagrange, è un centro francofono d’insegnamento superiore e ricerca, specializzato nell’archeologia e nell’esegesi biblica. Pubblica la «Revue biblique» e numerosi lavori specializzati che, pur non specificatamente dedicati all’ordine, hanno notevole interesse per la sua storia (i numeri più antichi si trovano online: <http://www.archive.org/search.php?query=Revue%20biblique%20AND%20mediatype%3Atexts>).

Tra i centri di ricerca di non esclusivo interesse domenicano si segnala anche il CERCOR (Centre européen de recherche sur les congrégations et les ordres religieux), che dispone di una ricca biblioteca, il cui catalogo è accessibile sul sito dell’Università Jean Monnet (<http://portail.univ-st-etienne.fr/bienvenue/utilitaires/centre-europeen-de-recherches-sur-les-congregations-et-ordres-religieux-207991.kjsp>).

Tra le case editrici collegate all’ordine che negli anni si sono specializzate in edizioni di testi domenicani e di cui è utile consultare gli indici delle pubblicazioni, è opportuno segnalare la Societas Editorum Dominicanorum (SED: <http://www.edi.na.it/links.asp>, dedicata tuttavia prevalentemente a testi di spiritualità domenicana contemporanea), le Éditions du CERF, editore francese specializzato in testi religiosi, con una ricca e critica sezione di storia religiosa <http://www.editionsducerf.fr/home.asp>, la Editorial San Esteban, fondata nel 1964 e con sede nella provincia domenicana di Salamanca <http://www.sanestebaneditorial.com/>, la madrilena Editorial EDIBESA <http://www.edibesa.com/> e infine l’irlandese Dominican Publications <https://www.dominicanpublications.com/>.

4. Riviste

Numerose sono le pubblicazioni periodiche dedicate all’ordine e alla sua storia, tutte edite dall’ordine stesso. Oltre alle riviste già segnalate nella sezione precedente, vanno ricordati gli «Archives d’histoire dominicaine» (1946-), l’«Archivum fratrum praedicatorum», edito dal romano Istituto Storico Domenicano (1931-), per cui si veda nel sito dell’istituto l’indice, purtroppo non aggiornato, dell’ultimo volume disponibile (<http://www.storico-op.org/index.php/en/afp-3/>). Lo stesso istituto, dal 1992, pubblica anche la «Dominican history newsletter» («Bulletin d’histoire dominicaine» o «Bollettino di storia domenicana»), in tre lingue, indispensabile strumento bibliografico.

Per i tipi delle Edizioni Nerbini, in collaborazione con la provincia romana dei frati Predicatori, escono con cadenza annuale dal 1884 le «Memorie domenicane»
<http://www.nerbini.it/Nostri%20libri/Religione/Memorie%20domenicanee/memorie%20domenicane.htm>, pubblicazione assai interessante per la ricchezza dei contributi a carattere storico ed erudito.

La «Revue thomiste» (<http://www.revuethomiste.fr/>), fondata nel 1893, è ovviamente dedicata agli studi tomistici, e ospita dibattiti filosofici e teologici. Le annate fino al 1936 sono disponibili su Gallica (<http://gallica.bnf.fr>).

La «Revue des sciences philosophique et théologique» (RSPT, <http://rspt.fr/>), fondata nel 1907 da un gruppo di domenicani francesi esiliati in Belgio e pubblicata in collaborazione con il Saulchoir, è dedicata soprattutto alla filosofia, alla teologia e alle scienze religiose, ed è consultabile sul portale Cairn <http://www.cairn.info/>.

Tra le altre riviste edite all’estero si segnala, per la ricchezza critica dei contributi pubblicati, l’«Archivo Dominicano» (<http://archivodominicano.dominicos.org/>) edito dalla Facultad de Teología San Esteban (Salamanca), in collaborazione con l’Instituto Histórico Dominicano de San Esteban (1980-) e dedicato in prevalenza a ricerche storiche e storico-artistiche.

Di carattere più locale è invece il bimestrale il «Bollettino di San Domenico», edito dal convento bolognese (1920-).

5. Bibliografie

Non è facile fornire, per un argomento così vasto, un primo inquadramento bibliografico: si segnaleranno dunque, oltre ad alcune pubblicazioni esclusivamente bibliografiche, anche le principali voci di dizionari in cui si possono trovare, oltre a testi critici, elenchi di pubblicazioni precedenti. Sicuramente utili, pur se non aggiornatissime e talvolta con toni apologetici, sono i testi e le bibliografie che accompagnano le voci relative ai membri dell’ordine nel Dizionario degli Istituti di Perfezione. Si vedano A.V. Ferrua, Domenico di Guzman, santo, in Dizionario degli Istituti di Perfezione, a cura di G. Pelliccia e G. Rocca, 10 voll., Roma-1974-2003, nel vol. III, coll. 948-961; L.A. Redigonda, Frati predicatori, nel vol. IV, coll. 923-970; L. Barbaglia, Mendicanti, Ordini, nel vol. V, coll. 1163-1221.

Fondamentali, anche se non recenti, sono anche le voci, con relative indicazioni bibliografiche, del Lexikon des Mittelalters, in particolare: G. Fedalto, Dominikaner, nel vol. III, coll. 1192-1120; G. Binding, Domingo de Guzman, hl., nel vol. III, coll. 1121-1123 e G. Binding, Bettelordens, nel vol. I, coll. 2088-2094 (il Lexikon è anche disponibile online, su abbonamento, presso le edizioni Brepols: <http://www.brepolis.net>). Si consultino anche, aggiornata al 1999, la Bibliografia agiografica italiana 1976-1999, a cura di P. Golinelli, prefazione di S. Boesch Gajano, Roma 2001 e la francese L’histoire des moines, chanoines et religieux au Moyen Âge. Guide de recherche et documents, a cura di A. Vauchez e C. Caby, Turnhout 2003 (L’Atelier du Médiéviste, 9), in particolare (ma non esclusivamente) le pp. 133-145, curate da E. Lopez.

Per un primo inquadramento storico e iconografico si veda anche la voce Domenico, santo, in Bibliotheca Sanctorum (IV, coll. 692-734, con voci di M.C. Celletti, per l’iconografia e Vl.J. Koudelka per l’agiografia). Utilissimo e purtroppo ancora insuperato dal punto di vista iconografico è invece il repertorio di Kaftal (G. Kaftal, Saints in Italian art, 4 voll., Florence 1952-1985), dedicato alle rappresentazioni dei santi nell’arte medievale italiana: il testo è assai adatto anche per ricerche di tipo agiografico, perché scheda gli episodi delle vite riportando il corrispettivo riferimento testuale, con puntuali citazioni della Bibliotheca Hagiografica Latina e degli «Analecta Bollandiana».

Per una ricerca storico-artistica sia sull’arte nei conventi domenicani, sia sulla figura del santo fondatore imprescindibili e aggiornate sono le voci dell’Enciclopedia dell’Arte Medievale, a cura di A.M. Romanini, 12 voll., Roma 1991-2002, in particolare M. Righetti Croce, Domenicani. Architettura, in vol. V, pp. 677-691; A. Moskowicz, Domenicani. Scultura, in vol. V, pp. 691-694; S. Romano, Domenicani. Pittura e miniatura, in vol. V, pp. 694-791 e S. Romano, Domenico, santo, nel vol. V, pp. 701-705. (un’estratto delle schede è disponibile online: <http://www.treccani.it/enciclopedia/domenicani_(Enciclopedia-dell'-Arte-Medievale)/>.

Per un primo inquadramento bibliografico sul rapporto dell’ordine con l’inquisizione si consulta con profitto il recente Dizionario storico dell’Inquisizione, a cura di A. Prosperi, con V. Lavenia e J. Tedeschi, 4 voll., Pisa 2010 (di cui verranno segnalate alcune voci in bibliografia).

Per una panoramica più aggiornata sui nuovi contributi di storia domenicana resta fondamentale la «Dominican history newsletter», il più importante strumento bibliografico per seguire la letteratura storica dell’ordine domenicano, mentre per i testi critici più antichi si può ancora far riferimento a H.-D. Simonin, Notes de bibliographie dominicaine, in «Archivum fratrum praedicatorum», 8 (1938), pp. 193-214.

Scheda solo la bibliografia in inglese il recente A Dominican bibliography and book of reference, 1216-1992: a list of works in English by and about members of the Order of Friars Preachers, founded by St. Dominic De Guzman (c. 1171-1221) and confirmed by Pope Honorius III, December 22, 1216, a cura di C.E. Auth, New York 2002.

Un sito molto aggiornato e assai ricco di materiali ordinati criticamente è quello curato dallo storico olandese Otto Vervaart, con ricchissima bibliografia, in inglese, “History of the Dominican Order”, <http://home.kpn.nl/otto.vervaart/dominican_order.htm>.

6. Collezioni di fonti

La tradizione di raccogliere, sistematizzare e divulgare le fonti domenicane nasce insieme come esigenza interna all’ordine e progetto ufficiale dopo il capitolo generale del 1660 in cui venne fatta richiesta, a ogni provincia e vicariato, di raccogliere il materiale storico posseduto e mandarlo al maestro generale. Di fatto, il progetto auspicato dal capitolo non venne portato a termine, almeno non nella forma prefissata e gli Annales, editi nel 1627, furono pubblicati contro il parere di uno dei curatori. Grande successo fu invece raggiunto da due progetti di minore portata: il laico Michele Giustiniani, dal 1670, raccolse informazioni sugli autori domenicani, e pochi anni dopo, il domenicano parigino Jacques Quétif ricevette il compito di portare a termine l’opera, poi conclusa, dopo il 1698, da Jacques Échard che pubblicò tra il 1719 e il 1721 i due volumi degli Scriptores Ordinis Prædicatorum, tuttora essenziali per la ricostruzione della storia e della storiografica domenicana delle origini.

Nel 1705 il maestro generale Cloche commissionò allo spagnolo Tomás Ripoll la pubblicazione del Bullarium domenicano, opera portata a termine nel 1725 dal francese Antonin Brémond (Bullarium Ordinis Prædicatorum, in otto volumi, editi tra il 1729 e il 1740).

Brémond si dedicò anche alla storia dell’ordine, realizzando il piano di cui si era auspicata la realizzazione nel 1660. Nel 1756 venne così pubblicato il primo volume degli Annales Ordinis Prædicatorum, opera che purtroppo non proseguì come era nelle intenzioni degli autori, anche perché la sua realizzazione finì per coincidere con gli anni turbolenti della rivoluzione francese. Nel secolo successivo venne realizzata, dai domenicani romani, la raccolta delle Constitutiones. Declarationes et Ordinationes, mentreThomas Bonnet (1825-1895) completò una prima revisione degli Scriptores. Dal 1896 vide la luce una serie di edizioni di fonti, curata dall’ordine, i Monumenta Ordinis Prædicatorum Historica (in 14 volumi fino al 1904, quasi tutti a cura di Benedikt Reichert, per i cui contenuti si veda il paragrafo successivo Edizioni di fonti). La revisione degli Scriptores non fu portata a termine, ma nel 1909-1934 fu pubblicata da Rémi Coulon e Antonin Papillon una nuova serie di volumi.

Una completa revisione del testo degli Scriptores (limitata tuttavia alla produzione fino al 1500) apparve tra il 1960 e il 1993 a cura di Thomas Kaeppeli e poi, dopo la morte di quest’ultimo, di Emilio Panella.

Edizioni dei testi citati:
Acta Capitulorum Generalium Ordinis Praedicatorum, a cura di A. Frühwirth, B.M. Reichert, 7 voll., Romae 1898-1904 (disponibili online su <http://www.archive.org>).
Bullarium Ordinis Praedicatorum, a cura di A. Brémond, Th. Rippol, 8 voll., Romae 1729-1740. (online liberamente : <http://books.google.it/books?id=E5VCAAAAcAAJ&dq=Bullarium%20Ordinis%20Praedicatorum&hl=it&pg=PR3#v=onepage&q=Bullarium%20Ordinis%20Praedicatorum&f=false>)
Monumenta historica sancti patris nostri Dominici, a cura di M.-H. Laurent, Romae 1933.
Monumenta diplomatica S. Dominici, a cura di Vl.J. Koudelka, R. Loenertz, Romae 1966.
Monumenta Ordinis fr. Praedicatorum Historica, 35 voll., Lovanii-Parisiis-Romae 1896-1966.
J. Quétif-J. Échard, Scriptores Ordinis Praedicatorum recensiti,2 voll., Lutetiae Parisiorum1719-21(I-II: autori dell’ordine fino al 1720, disposti cronologicamente. I due volumi sono consultabili online su Google books: <http://books.google.it/books?id=RtE2uzZ5uzoC&dq=Scriptores%20Ordinis%20praedicatorum&hl=it&pg=PP12#v=onepage&q=Scriptores%20Ordinis%20praedicatorum&f=false>).
R. Coulon, A.A. Papillon, Scriptores Ordinis Praedicatorum recensiti, Editio altera,Paris 1910-1934(III: autori domenicani tra il 1701 e il 1750).
Scriptores Ordinis Praedicatorum Medii Aevii, 3 voll. (A-S), a cura di Th.. Kaeppeli, Romae 1970-1980; IV (T-Z), a cura di E. Panella, Roma 1993 (con gli autori domenicani fino al 1500 e, nel quarto volume, gli indici).

7. Edizioni di fonti

Generalmente si considera come prima fonte sulla storia dell’ordine il Libellus de principiis di Giordano di Sassonia (1231-1233), composto dodici anni dopo la morte di san Domenico. La canonizzazione avvenuta nel 1234 diede un nuovo impulso alla produzione testuale: nel ventennio 1235-1255 l’ordine è ufficialmente impegnato a riordinare e ripensare le proprie origini tramite i testi ufficiali delle Legendae dedicate a Domenico: quella di Pietro Ferrand (1236-1239), a cui si affianca, nel 1244-1246, quella di Costantino da Orvieto, a sua volta sostituita dalla Legenda che diventerà definitiva e ufficiale (1256 ca.) di Umberto da Romans, quinto maestro dell’ordine. Per iniziativa d’Umberto da Romans (1256), fra Gerardo di Frachet redigerà la popolarissima silloge delle Vitae fratrum (1259-1260). Tra XIII e XIV secolo si registra il tentativo di creare una nuova organica sintesi storica del primo secolo di vita dell’ordine: si tratta del De quattuor in quibus Deus Praedicatorum Ordinem insignivit, iniziato da Stefano da Salagnac († 1290), poi portata a termine e aggiornata, tra 1304 e 1314, da Bernardo di Guido da Limoges († 1331).

Tutti i testi fin qui citati (insieme a moltissimo altro materiale molto utile per lo storico, come gli Acta Capitulorum Generalium Ordinis Praedicatorum) sono editi in parte negli Acta Sanctorum [Acta Sanctorum quotquot toto urbe coluntur…, Antverpiae-Tongerloe-Bruxellis 1643-1925 (Ian. I-Nov. IV), editio III; Parisiis-Romae 1863-1887 (Ian. I-Oct. XII), Augusti, I, Anversa 1733, pp. 558-628, facilmente reperibili online, per esempio su: <http://www.documentacatholicaomnia.eu/25_90_1643-1925-_Acta_Sanctorum.html>] e poi nei già citati e indispensabili Monumenta Ordinis Fratrum Praedicatorum historica. Del Libellus di Giordano è da tempo annunciata una nuova edizione critica a cura di Simon Tugwell. A cura dello stesso autore si vedano anche Early Dominicans: selected writings, a cura di S. Tugwell, London 1999 e Dominican Sources, a cura di S. Tugwell, Dublin-Springfield, Ill. 1982. Molte delle fonti antiche sono state ripubblicate, in anni recenti, da Vicaire (M.H. Vicaire, Saint Dominique de Caleruega d’après les documents du XIIIe siècle, Paris 1955, di cui è disponibile online la sezione su Giordano di Sassonia: <http://www.fordham.edu/halsall/basis/jordan-french.txt>), e poi da Lippini (P. Lippini, S. Domenico visto dai suoi contemporanei, Bologna 1982).

Per edizioni digitali, si consulti, in traduzione inglese, il sito americano <http://domcentral.org/resources-sub-section/>, dove si trova anche altra documentazione utile, come la deposizione ai processi di canonizzazione di Bologna e Tolosa: <http://domcentral.org/the-process-of-canonization-at-bologna/> e <http://domcentral.org/the-process-of-cannonization-at-toulouse/>. Le Vitae Fratrum di Gerardo di Frachet si trovano integralmente online su <http://www.archive.org/details/fratrisgerardide01domi>.

8. Siti web tematici

Oltre ai siti già elencati nella paragrafo dedicato ai centri di ricerca, si segnalano alcuni portali dedicati all’ordine, che presentano tutti una sezione storica, e talvolta, rendono liberamente disponibili fonti storiche sui frati Predicatori:

Si consultino anche:

9. Studi

Data la vastità del tema, questa sezione non ha alcuna pretesa di essere esaustiva. Si forniranno i lineamenti bibliografici per un primo inquadramento di storia dell’ordine e si segnaleranno alcuni fondamentali contributi monografici divisi per assi tematici e dedicati al santo fondatore, alla nascita e ai primi secoli dell’ordine, alla diffusione in Italia e in Europa, agli studia e alla predicazione, alla lotta antiereticale e alla formazione delle comunità femminili. Brevi segnalazioni saranno dedicate anche ad alcune figure di rilievo all’interno dell’ordine. Pare opportuno ricordare che strumento indispensabile di ricerca sulla bibliografia sono le riviste segnalate nella sezione apposita, che, attraverso la periodica pubblicazione degli indici, permettono allo studioso un facile reperimento dei contributi. Ove possibile, si segnalerà la presenza in rete dei materiali, anche attraverso siti a pagamento (come Jstor), che tuttavia sono spesso consultabili nelle principali biblioteche italiane.

9.1. San Domenico

Per una ricerca agiografica su san Domenico si parta dal sito dei Bollandisti, che contiene i riferimenti alla Bibliotheca Hagiographica Latina e alle successive edizioni critiche negli «Analecta Bollandiana» <http://www.kbr.be/~socboll/>. Molto utile, in proposito, anche il repertorio messo a punto dalla BAI (Biblioteca Agiografica Italiana), in versione sia cartacea – Biblioteca Agiografica Italiana (BAI). Repertorio dei testi e manoscritti, secoli XIII-XV, a cura di J. Dalarun, L. Leonardi, e di M.T. Dinale, B. Fedi, G. Frosini et alii, Firenze 2003, 2 voll. – sia digitale, su cd-rom, con l’indicazione dei volgarizzamenti italiani, editi ed inediti.

Sulla creazione della leggenda agiografica e l’immagine del fondatore gli ormai classici studi di M.H. Vicaire, St. Dominic and His Times, New York 1964; M.H. Vicaire, Dominique et ses Prêcheurs, Friburg 1977; M.H. Vicaire, Histoire de st. Dominique, 2 voll., Paris 19822 (edito anche in traduzione italiana a cura di A.V. Ferrua, Roma 1987) e V.D. Carro, Domingo de Guzman: historia documentada, Madrid 1973, e soprattutto i più recenti e aggiornati Vl.J. Koudelka, Dominic, London 1997 e L. Canetti, L’invenzione della memoria. Il culto e l'immagine di Domenico nella storia dei primi frati Predicatori, Spoleto 1995. Canetti torna sui temi già affrontati nella monografia, con importanti precisazioni, anche in Rito, narrazione, memoria. Primi racconti sulle origini dei frati Predicatori, in «Mélanges de l’École française de Rome. Moyen Âge», 115 (2003), 1, pp. 269-294, distribuito online anche in <www.biblioteca.retimedievali.it>. In quella sede è disponibile anche L. Canetti, Intorno all’‘idolo delle origini’. La storia dei primi frati Predicatori, in I frati Predicatori nel Duecento, a cura di G.G. Merlo, Verona 1996 (Quaderni di storia religiosa, 3), pp. 9-51. Fondamentali anche gli studi di S. Tugwell sulla biografia di Domenico, editi in «Archivum fratrum praedicatorum»: S. Tugwell, Notes on the life of St. Dominic, in «Archivum fratrum praedicatorum», 65 (1995), pp. 5-169; 66 (1996) pp. 5-200; 67 (1997), pp. 27-59; n.s., 28 (1998), pp. 5-116; 73 (2003), pp. 1-141 e gli atti del convegno: Domenico di Caleruega e la nascita dell’ordine dei Frati Predicatori (Todi, 10-12 ottobre 2004), Spoleto (Perugia) 2005. Utile, soprattutto per inquadrare storicamente le Vitae fratrum Ordinis Praedicatorum di Gerardo di Frachet è A. Vauchez, Profezie e ricerca di legittimazione all’origine dell’Ordine domenicano, in A. Vauchez, Santi, profeti e visionari. Il soprannaturale nel Medioevo, Bologna 2000 (Paris 1999), pp. 209-221.

Per un inquadramento generale sulla santità due e trecentesca: A. Vauchez, La sainteté en Occident aux derniers siècles du Moyen Âge d’apres les procès de canonisation et les documents hagiographiques, Rome 19882, ma anche a M. Goodich, «Vita Perfecta». The ideal of sainthood in the Thirteenth Century, Stuttgart 1982 e Santi e santità nel secolo XIV, Atti del XV convegno internazionale, Assisi, 15-17 ottobre 1987, Assisi (Perugia) 1989.

Sull’iconografia del fondatore, si vedano, oltre al già citato repertorio di Kaftal, L. von Matt, M.H. Vicaire, St. Dominic: A Pictorial Biography, Chicago 1957 e la tesi di dottorato dello stesso G. Kaftal, St. Dominic in Early Tuscan Painting, Oxford 1948. Sull’arca di san Domenico e il suo ruolo nella costruzione del culto per il patrono, A.F. Moskowitz, Nicola Pisano’s arca di san Domenico and its legacy, Philadelphia 1994 e B. Dodsworth, The Arca di san Domenico, New York 1995.

9.2. Ordini mendicanti

Sulle particolari scelte insediative dei due ordini, che segnarono profondamente l’urbanistica medievale e seguivano attenti criteri demografici ed economici, si vedano E. Guidoni, Città e ordini mendicanti, Bari 1997 e M.T. Mazzilli Savini, Ordini mendicanti e città gotica, Pavia 1999, e poi Bettelorden und Stadt. Bettelorden und städtisches Leben in Mittelalter und in der Neuzeit, a cura di D. Berg, Werl 1992 (Saxonia Franciscana, 1), dedicato soprattutto all’area tedesca. Sul tema degli insediamenti mendicanti in relazione all’urbanistica medievale si vedano anche i lineamenti della ricerca impostati in A.M. Romanini, L’architettura degli Ordini mendicanti, in «Storia della città», 9 (1978), pp. 5-15 e poi Gli Ordini mendicanti e la città. Aspetti architettonici, sociali e politici, a cura di J. Raspi Serra, Milano 1990.

Utili bilanci storiografici anche in R.A. Sundt, “Mediocres domos et humiles habeant fratres nostri”: Dominican Legislation on Architecture and Architectural Decoration in the 13th Century, in «Journal of the Society of Architectural Historians», 46 (1987), 4, pp. 394-407 (online, in abbonamento, su <http://www.jstor.org/stable/990276>) e C. Bozzoni, Centoventi anni di studi sull’architettura degli Ordini mendicanti, in Arnolfo di Cambio e la sua epoca, a cura di V. Franchetti Pardo, Roma 2007, pp. 47-54. Buoni i repertori europei di W. Braunfelds, Monasteries of Western Europe: the architecture of the Orders, Princeton 1980 e W. Schenkluhn, Architettura degli Ordini mendicanti: lo stile architettonico dei domenicani e dei francescani in Europa, Padova 2003, il compendio italiano di G. Villetti, Studi sull’edilizia degli Ordini mendicanti, Roma 2003, e poi, dedicati a casi specifici, H. Dellwing, L’architettura degli Ordini mendicanti nel Veneto, Padova 1985, e G. Rossini, L'architettura degli Ordini mendicanti in Liguria nel Due e Trecento, Bordighera (Savona) 1982.

Sulla formazione dei due ordini: C.H. Lawrence, I Mendicanti: i nuovi Ordini religiosi nella società medievale, Cinisello Balsamo (Milano) 1998 (London-New York 1994); C. Azzara, A.M. Rapetti, La Chiesa nel Medioevo, Bologna 2009, pp. 173-204; G. Barone, Gli Ordini mendicanti, in Storia dell’Italia religiosa. I. L’Antichità e il Medioevo, a cura di A. Vauchez, Roma-Bari 1993, pp. 347-373. Di G. Barone si consulti anche Le proposte agiografiche degli Ordini mendicanti tra radicamento locale e dimensione sovranazionale, in Vita religiosa e identità politiche. Universalità e particolarismi nell’Europa del Tardo Medioevo, a cura di S. Gensini, San Miniato 1998, pp. 163-180 (nello stesso volume utile anche il saggio di Letizia Pellegrini, Cultura e devozioni: i frati Predicatori. La politica e la vita religiosa in Italia fra il 1348 e il pontificato di Martino V, pp. 403-422). Di Luigi Pellegrini si legga Vescovi e Ordini mendicanti, in Vescovi e diocesi in Italia dal XIV alla metà del XVI secolo. Atti del VII convegno di Storia della Chiesa in Italia, a cura di G. De Sandre Gasparini, A. Rigon, F.G.B. Trolese, G.M. Varanini, Roma 1990, pp. 183-258, dedicato ai rapporti con l’episcopato.

Sul tema della mendicità: La conversione alla povertà nell’Italia dei secoli XII-XIV. Atti del XXVII Convegno storico internazionale, Todi 14-17 ottobre 1990, Spoleto 1991 (in particolare F. Dal Pino, Scelte di povertà all’origine dei nuovi Ordini religiosi dei secoli XII-XIV, pp. 53-125, con ampia bibliografia); L’economia dei conventi dei frati Minori e Predicatori fino alla metà del Trecento. Atti del XXXI Convegno internazionale, Assisi, 9-11 ottobre 2003, Spoleto (Perugia) 2004.

9.3. Storia domenicana: contributi generali

Sulla storia dei domenicani, si vedano i fondamentali contributi di A. Mortier, Histoire des maîtres généraux de l’Ordre des Frères Prêcheurs, voll. I-V, Paris 1903-1911, A.M. Walz, Compendium historiae Ordinis Praedicatorum, Roma 19482 (disponibile online: <http://www.archive.org/details/MN5081ucmf_3>); W.A. Hinnebusch, The History of the Dominican Order. Origins and growth to 1500, 2 voll., New York 1965-1972; W.A. Hinnebusch, Breve storia dell’Ordine domenicano, Cinisello Balsamo 1992 (Staten Island, N.Y., 1975, online al sito: <http://www.domcentral.org/trad/shorthistory/default.htm>, e poi G.G. Meersseman, Dossier de l'ordre de la pénitence au XIIIe siécle, Fribourg 19822. Tra i contributi più recenti, nel numero monografico L’Ordre des Prêcheurs et son histoire en France méridionale dei «Cahiers de Fanjeux», 36 (2001), i capitoli dedicati ai domenicani, a cura di E. Lopez, in L’histoire des moines, chanoines et religieux au moyen âge, a cura di A. Vauchez, C. Caby, Turnhout 2003, pp. 133-146 e il volume dei convegni tudertini Domenico di Caleruega e la nascita dell'Ordine dei Frati Predicatori. Atti del XLI Convegno storico internazionale, Todi, 10-12 ottobre 2004, Spoleto 2005 (Atti dei convegni del Centro italiano di studi sul basso Medioevo-Accademia Tudertina e del Centro di studi sulla spiritualità medievale, n.s.; 18, Convegni 41). Si consultino anche, le miscellanee I frati Predicatori nel Duecento, Verona 1996 (Quaderni di storia religiosa, 5), Religiones novae, Verona 1995 (Quaderni di storia religiosa, 2) e L’economia dei conventi dei Frati Minori e Predicatori fino alla metà del Trecento. Atti del XXXI Convegno internazionale, Società internazionale di studi francescani, Centro interuniversitario di studi francescani, Assisi, 9-11 ottobre 2003, Spoleto 2004. Utili anche D. Penone, I domenicani nei secoli: panorama storico dell’Ordine dei frati Predicatori, Bologna 1998 e M.-H. Vicaire, Domenicani, in Dizionario enciclopedico del Medioevo, a cura di A. Vauchez, con la collaborazione di C. Vincent, edizione italiana a cura di C. Leonardi, I, Roma 1998, pp. 585-588. Sul particolare aspetto dell’organizzazione istituzionale: S. Tugwell, The evolution of Dominican structures of government, in «Archivum fratrum praedicatorum», 69 (1999), pp. 5-60; 70 (2000), pp. 5-109; 71 (2001), pp. 5-183; 72 (2002), pp. 26-159.
Sul rapporto tra gli ordini francescano e domenicano e l’eredità dei fondatori: K. Elm, Franziskus und Dominikus. Wirkungen und Antriebskräfte zweier Ordensstifter, in «Saeculum. Jahrbuch für Universalgeschichte», 23 (1972), pp. 127-148; P.-M. Gy, Le statut ecclésiologique des Prêcheurs et des Mineurs avant la querelle des Mendiants, in «Revue des sciences philosophiques et théologiques», 59 (1975), pp. 79-88; C. Leonardi, Il modello di santità negli Ordini Mendicanti, in C. Leonardi, Agiografie medievali, a cura di A. Degl’Innocenti, F. Santi, Firenze 2011 (Millennio medievale, 89), pp. 215-223, che ripubblica un saggio già apparso in Santità e società civile nel Medioevo. Esperienze storiche della santità agostiniana, Tolentino  [Macerata] 2005.

Sul rapporto dei domenicani con il papato: Il papato duecentesco e gli Ordini mendicanti. Atti del XXV Convegno internazionale, Assisi, 13-14 febbraio 1998, Spoleto 1998; M.G. Del Fuoco, Indulgenze papali e Ordini mendicanti nel secolo XIII: prime note, in «Studi medievali e moderni», 1 (1999), pp. 101-148; E. Pásztor, I pontefici romani e i vescovi mendicanti, in Dal pulpito alla cattedra cit., pp. 27-42; M.P. Alberzoni, Bonifacio VIII e gli Ordini mendicanti, in Bonifacio VIII, Atti del XXXIX Convegno storico internazionale, Todi 13-16 ottobre 2002, Spoleto (Perugia) 2003 (Atti del convegno del Centro italiano di studi sul basso Medioevo - Accademia tudertina e del Centro di studi sulla spiritualità medievale, n.s., 16), pp. 365-412.

Sul problema dei documenti papali concernenti i predicatori redatti mentre Domenico era presente in curia: N.R.P. Zutshi, Letters of Pope Honorius III concerning the Order of Preachers, in Pope, Church and City. Essays in Honour of Brenda M. Bolton, a cura di F. Andrews, C. Egger, C.M. Rousseau, Leiden-Boston 2004, pp. 269-286, e anche N.R.P. Zutshi, Pope Honorius III’s Gratiarum omnium and the Beginnings of the Dominican Order, in ‘Omnia disce’. Medieval Studies in Memory of Leonard E. Boyle, OP, a cura di A.J. Duggan, J. Greatrex, B. Bolton, Farnham 2004, pp. 199-210.

Per comprendere il quadro della diffusione degli ordini mendicanti nella prima metà del Trecento, e il ruolo che i domenicani ebbero durante gli anni in cui la curia papale fu ad Avignone si vedano: La Papauté d'Avignon et le Languedoc 1316-1342, a cura di M.-H. Vicaire, Toulouse 1991 (Cahiers de Fanjeaux, 26); La vie culturelle, intellectuelle et scientifique à la cour des papes d'Avignon, a cura di J. Hamesse, Turnhout 2006; Les papes d’Avignon et la culture, numero speciale dell’«Annuaire de la société des amis du Palais des Papes», 77 (2000); Benedetto XI, frate predicatore e papa, a cura di M. Benedetti, Milano 2007 che aggiorna e parzialmente rettifica la precedente monografia di V. Sibilio, Benedetto XI. Il papa tra Roma e Avignone, appendice di C. Longo, Roma 2004 (Dissertationes historicae, 30).

Sull’opera missionaria: Alle frontiere della cristianità. I frati mendicanti e l'evangelizzazione tra ’200 e ’300. Atti del XXVIII Convegno internazionale, Assisi, 12-14 ottobre 2000.
Sul contesto dello sviluppo quattrocentesco dell’ordine in relazione anche agli altri ordini religiosi e alle istituzioni ecclesiastiche, G. Zarri, Aspetti dello sviluppo degli Ordini religiosi in Italia fra Quattro e Cinquecento. Studi e problemi,in Strutture ecclesiastiche in Italia e in Germania prima della riforma, a cura di P. Prodi, P. Johanek, Bologna 1984, pp. 207-257; G. Chittolini, Stati regionali e istituzioni ecclesiastiche nell’Italia centrosettentrionale, in La chiesa e il potere politico dal Medioevo all’età contemporanea, a cura di G. Chittolini, G. Miccoli, Torino 1986 (Storia d’Italia, Annali 9), pp. 149-193, e i saggi contenuti nel volume Ordini religiosi e società politica in Italia e Germania nei secoli XIV e XV, a cura di G. Chittolini, K. Elm, Bologna 2001.

Il ruolo dei domenicani nella cristianizzazione delle Americhe esula dai limiti cronologici di questa scheda, ma si vedano, almeno, su Bartolomeo de las Casas, che ebbe un ruolo fondamentale nella riflessione sui diritti degli Indios, B. de Las Casas, De Regia Potestate, a cura di G. Tosi, prefazione di D. Zolo, Roma-Bari 2007 e B. de Las Casas, J.G. de Sepúlveda, La controversia sugli indios, a cura e con introduzione di S. Di Liso, Bari 2006, che pubblica in italiano i principali testi della cosiddetta disputa di Valladolid del 1550-51 che oppose Juan Ginés de Sepúlveda, apologeta dei conquistadores, al frate domenicano. Molto utili anche, sul Messico, S. Botta, Religione e conquista: saggi sul discorso coloniale in Messico, Roma 2008 e, da un punto di vista storico-artistico, sul ruolo dell’immagine nell’attività dei missionari, S. Gruzinski, La colonizzazione dell’immaginario, Torino 1994 (Paris 1988).

9.4. Problematiche storico-artistiche

Senza pretesa di esaustività, riguardo alle problematiche storico-artistiche legate all’ordine, si segnalano: T. Franco, Appunti sulla decorazione dei tramezzi nelle chiese mendicanti. La chiesa dei Domenicani a Bolzano e di Santa Anastasia a Verona, in Arredi liturgici e architettura, a cura di A.C. Quintavalle, A. De Marchi, Milano 2007, pp. 115-128 e, nello stesso volume, il contributo di G. Valenzano, La suddivisione dello spazio nelle chiese mendicanti. Sulle tracce dei tramezzi nelle Venezie, e poi E. Napione, La propaganda artistica domenicana. Committenze e iconografie di un papa da inventare, in Benedetto XI, frate predicatore e papa, a cura di M. Benedetti, Milano 2007 (Studi di storia del cristianesimo e delle chiese cristiane, 11), pp. 147-188, saggio in un volume molto utile sul papa domenicano; C. Travi, Antichi tramezzi in Lombardia: il caso di S. Eustorgio, in «Arte Lombarda», n.s., 158-159 (2010), pp. 5-16 (sul problema dei perduti tramezzi nelle chiese degli ordini mendicanti).

Molto utili sono anche i numerosi studi di Joanna Cannon, del londinese Courtald Institute, che si occupa di episodi di committenza artistica domenicana a partire dalla tesi di dottorato (J. Cannon, Dominican patronage of the arts in central Italy. The provincia romana, c. 1220 - c. 1320, London 1980, 2 voll.). Si segnalano in particolare J. Cannon, Panem petant in signum paupertatis. The image of the quest for alms among the friars of central Italy, in Armut und Armenfürsorge in der italienischen Stadtkultur zwischen 13. und 16. Jahrhundert, a cura di P. Helas, G. Wolf, Frankfurt am Main 2009 (Inklusion - Exklusion, 2), pp. 29-53; J. Cannon, Sources for the study of the role of art and architecture within the economy of the Mendicant convents of Central Italy. A preliminary survey, in L’economia dei conventi dei frati minori e predicatori fino alla metà del Trecento, Atti del XXXI Convegno Internazionale, Assisi, 9-11 ottobre 2003, Spoleto (Perugia) 2004, pp. 215-262; J. Cannon, Dominic alter Christus? Representations of the founder in and after the «Arca di San Domenico», in Christ among the medieval Dominicans. Representations of Christ in the Texts and Images of the Order of Preachers, a cura di K. Emery, J. Wawrykow, Notre Dame (Indiana) 1998 (Nôtre Dame Conferences in Medieval Studies), pp. 26-48.

Sulla tradizione iconografica dell’abbraccio tra Domenico e Francesco si veda R. Cobianchi, «Visio e sincerus amplexus». Un momento di agiografia domenicana ed i suoi sviluppi iconografici (secoli XIII - XV), in «Iconographica», 2 (2003), pp. 58-81.

Sul problema della decorazione del camposanto pisano, in relazione alla predicazione domenicana, tra i numerosissimi contributi si vedano almeno C. Frugoni, Altri luoghi, cercando il paradiso. Il ciclo di Buffalmacco nel Camposanto di Pisa e la committenza domenicana, in «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe di Lettere e Filosofia», III serie, 18 (1988), 4, pp. 1557-1643 e D. Cole Ahl, Camposanto, Terra santa: Picturing the Holy Land in Pisa,in «Artibus et Historiae», 24 (2003), 48, pp. 95-122 (online, con abbonamento, su Jstor: <http://www.jstor.org/stable/1483733>); sul tema della Tebaide come recupero figurativo delle Vitae Patrum, A. Malquori, La Tebaide degli Uffizi. Tradizione letterarie e figurative per l’interpretazione di un tema iconografico, in «I Tatti studies», 9 (2001), pp. 119-137 (online, con abbonamento, su Jstor: <http://www.jstor.org/stable/4603722>) e poi A. Malquori, Il giardino dell’anima. Ascesi e propaganda nelle Tebaidi fiorentine del Quattrocento, Firenze 2012.

Su una specifica tradizione iconografica si veda S. Romano, Il Trionfo di S. Tommaso in S. Caterina a Pisa, in «Arte d’Occidente», 2 (1999), pp. 901-911. L’articolo di J. Polzer, Andrea di Bonaiuto’s Via Veritatis and Dominican Thought in Late Medieval Italy,in «The Art Bulletin», 77, 2 (1995), pp. 262-289 (online, con abbonamento, su Jstor <http://www.jstor.org/stable/3046101>) è dedicato all’analisi dell’affresco di Andrea di Bonaiuto nella sala capitolare del convento fiorentino di Santa Maria Novella. Affronta un problema iconografico legato alla legittimazione per immagini dell’ordine, l’articolo di D. Russo, Compilation iconographique et légitimation de l’ordre dominicain: les fresques de Tomaso da Modena à San Niccolò de Trévise (1352), in «Revue de l’art», 97 (1992), pp. 76-84. Interessanti i recuperi segnalati in Arte gotica a Imola: affreschi ritrovati in San Francesco e in San Domenico, a cura di C. Pedrini, Imola (Forlì-Cesena) 2008.

Su Beato Angelico, il nome con cui è ricordato il pittore domenicano fra Giovanni, frate nel fiorentino convento di S. Marco, almeno il catalogo della mostra romana del 2009: Beato Angelico. L’alba del Rinascimento, a cura di A. Zuccari, G. Morello, G. De Simone, Milano 2009 e la monografia di D. Cole Ahl, Fra Angelico, London 2008.

9.5. Spiritualitą, mistica e liturgia domenicana

Nella ricca produzione bibliografica dedicata alla spiritualità dell’ordine, spesso curata dagli stessi frati, si segnalano, per gli spunti utili allo storico, I. Colosio, Saggi sulla spiritualità domenicana, Firenze 1961 (con una bibliografia analitica in materia), S. Tugwell, The spirituality of the Dominicans, in Christian Spirituality, II, High Middle Ages and Reformation, a cura di J. Ratt, New York 1977 e il più recente E. Borgman, Dominican spirituality, London-New York 2001. Focalizzato sull’età contemporanea, ma con ampi squarci sul passato, l’opera dell’ex maestro generale T. Radcliffe, I call you friends, London-New York 2001. Online si veda il testo di W.A. Hinnebusch (Dominican Spirituality. Principles and Practice <http://www.domcentral.org/trad/domspirit/default.htm>).

Per quanto riguarda la mistica domenicana: A. De Libera, Meister Eckhart e la mistica renana, Milano 1998, e di L. Sturlese, Eckhart, Tauler, Suso: filosofi e mistici nella Germania medievale, Firenze 2010 (Giornale critico della filosofia italiana. Quaderni, 17).

Sulla penitenza e la pratica della confessione all’interno dei due ordini mendicanti: Dalla penitenza all’ascolto delle confessioni: il ruolo dei frati mendicanti. Atti del XXIII Convegno internazionale, Assisi, 12-14 ottobre 1995, in particolare A. Tilatti, La Direzione spirituale. Un percorso di ricerca attraverso il secolo XIII nell’Ordine dei Predicatori. Sempre tra i convegni di Assisi si consulti anche Etica e politica: Le teorie dei frati mendicanti nel Due e Trecento. Atti del XXVI Convegno internazionale, Assisi, 15-17 ottobre 1998, Spoleto (Perugia) 1999 e Dal pulpito alla cattedra. I vescovi degli Ordini mendicanti nel ’200 e nel primo ’300. Atti del XXVII Convegno internazionale, Assisi, 14-16 ottobre 1999, Spoleto (Perugia) 2000, che aggiorna il saggio ancora utile di P.R. Oliger, Les évêques réguliers: recherche sur leur conditions juridiques dépuis les origines du monachisme jusqu’à la fin du moyen-âge, Paris-Louvain 1958 (Museum Lessianum, Section historique, XVIII).

Ancora fondamentali gli studi di J. Delumeau, in particolare Rassicurare e proteggere, Milano 1992 e La confessione e il perdono. Le difficoltà della confessione dal XIII al XVIII secolo, Cinisello Balsamo (Milano) 1992.Fondamentale anche la monografia di R. Rusconi, L’Ordine dei peccati. La confessione tra il Medioevo e l’Età moderna, Bologna 2002, con ampi capitoli dedicati al nesso tra confessione sacramentale e pastorale mendicante (ora anche online su <http://www.darwinbooks.it>).

Sulla liturgia domenicana, M. O’Carroll, The friars and the liturgy in the thirteenth century, in La predicazione dei frati dalla metà del ’200 alla fine del ’300, Atti del XXII Convegno internazionale, Assisi, 13-15 ottobre 1994, Spoleto (Perugia) 1995, pp. 189-20. Sul ruolo di Umberto da Romans, E.T. Brett, Humbert of Romans. His life and views of Thirteenth century society, Toronto 1984, mentre sulla produzione normativa relativa alla vita liturgico-rituale dell’ordine si consultino L. Moulin, Une Cathédrale du droit constitutionnel: l’organization dominicaine, in Le monde vivant des religieux, Paris 1964, pp. 114-132; P.A.G. Fuente, La vida liturgica en la Orden de Predicatores. Estudio en su la legislacion: 1216-1980, Roma 1981.

I frati Predicatori avevano una particolare devozione alla Vergine, di cui recitavano l’ufficio recandosi nel coro; promossero una confraternita che diventerà, nel 1408, a Douai, e nel 1485, a Colonia, la Confraternita del Rosario. Si veda in particolare A. D’Amato, La devozione a Maria nell’Ordine domenicano, Bologna 1984 e, anche se non aggiornatissimo, G.G. Meersseman, Le origini della Confraternita del Rosario e della sua iconografia in Italia. Firenze, Roma, Perugia, Chieri, Ravenna ecc., e di nuovo Venezia, in «Atti e memorie dell’Accademia Patavina di Scienze, Lettere ed Arti», 76 (1964), pp. 301-328 e G.G. Meersseman, Études sur les anciennes confréries dominicaines, in «Archivum fratrum praedicatorum», 20 (1950), pp. 5-113; 21 (1951), pp. 51-196; 22 (1952), pp. 5-176; 23 (1953), pp. 275-308. Su un particolare aspetto devozionale F. Gasparini, La devozione domenicana alla Madonna dell’umiltà, in Lorenzo Veneziano - le Virgines humilitatis. Tre Madonne de panno lineo: indagini, tecnica, iconografia, a cura di C. Rigoni, C. Scardellato, Cinisello Balsamo (Milano) 2011, pp. 88-93. Per la storia delle confraternite, si parta dal repertorio di M. Gazzini, Confraternite religiose laiche, nel Repertorio di Reti Medievali: <www.repertorio.retimedievali.it>.

9.6. I domenicani in Italia

Per un quadro generale della diffusione dell’ordine nella penisola italiana si consulti la raccolta di saggi di A. Vauchez, Ordini mendicanti e società italiana: XIII-XV secolo, Torino 1990 (Paris 1977).

Di seguito, per districarsi nel panorama degli studi, una breve rassegna sugli insediamenti dei predicatori nella penisola italiana, divisa per le attuali regioni, da nord a sud.

9.6.1. Alto Adige

S. Spada Pintarelli, S. Basetti, La chiesa e il convento dei domenicani a Bolzano, Bolzano 1989.

9.6.2. Piemonte

G.G. Merlo, Minori e predicatori nel Piemonte del Duecento: gli inizi di una presenza, in Piemonte medievale. Forme del potere e della società. Studi per Giovanni Tabacco, Torino 1985, pp. 207-226; Le carte dei frati Predicatori di San Giovanni di Saluzzo: 1305-1505, a cura di T. Mangione, Cuneo 2005 (Marchionatus Saluciarum Monumenta, Fonti, 3); San Giovanni di Saluzzo: settecento anni di storia, Atti del convegno, Saluzzo, 21-22 aprile 2007, a cura di R. Comba, Cuneo 2009 (Marchionatus Saluciarum Monumenta, Studi, 10).

9.6.3. Lombardia

La chiesa e il convento domenicano di San Clemente a Brescia, a cura di V. Volta (et al.), Brescia 1993; M.T. Mazzilli Savini, I domenicani a Pavia, da S. Maria di Nazareth a S. Tommaso: implicazioni urbanistiche, in «Annali di storia pavese», 18-19 (1989), pp. 145-148; Lombardia monastica e religiosa, a cura di G.G. Merlo, Milano 2001; G. Villa D’Andezeno, P. Benedicenti, I domenicani nella Lombardia superiore. Dalle origini al 1891, a cura di V. Ferrua, Torino 2002 (Biblioteca storica subalpina, 218); S. Fasoli, Perseveranti nella regolare osservanza. I Predicatori osservanti nel ducato di Milano (secc. XV-XVI), Milano 2011; La beata Osanna e i Domenicani a Mantova. Convegno di studio in memoria di Nicola Fiasconaro, a cura di A. Ghirardi, R. Golinelli Berto, Mantova 2011. Sulla diffusione della congregazione osservante in Lombardia si veda il pur non recentissimo lavoro di R. Creytens, A. D’Amato, Les actes capitulaires de la Congrégation dominicaine de Lombardie (1482-1531), in «Archivum fratrum praedicatorum», 31 (1961), pp. 213-306.

9.6.4. Veneto

L. Gargan, Lo studio teologico e la biblioteca dei domenicani a Padova nel Tre e Quattrocento, Padova 1971; F. Sorelli, La santità imitabile. «Leggenda di Maria da Venezia» di Tommaso da Siena, Venezia 1984 (Miscellanea di Studi e Memorie, XXIII); G. Freuler, Andrea di Bartolo, Fra Tommaso d’Antonio Caffarini, and Sienese Dominicans in Venice, in «The Art Bulletin», 69 (1987), 4, pp. 570-586; B. Aikema, Lorenzo Lotto. La pala di Sant’Antonino e l’osservanza domenicana a Venezia, in «Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz», 33 (1989), 1, pp. 127-140; La basilica di S. Anastasia a Verona, a cura di P. Marini, C. Campanella, Verona 2011.

9.6.5. Emilia Romagna

Archeologia medievale a Bologna. Gli scavi nel convento di San Domenico, catalogo della mostra a cura di S. Gelichi, R. Merli, Bologna 1987; A. Venturino, I domenicani nell'Emilia-Romagna dal 1218 ad oggi, Bologna 1983 (estratto da «Il Carrobbio», VII); A. D’Amato, I Domenicani a Bologna, Bologna 1988, 2 voll. e M. Mussini, La mandorla a sei facce: Comune e Ordini mendicanti, piazza, mura e palatium a Reggio Emilia: 1199-1315, Parma 1988; Il san Domenico di Forlì: la chiesa, il luogo, la città, a cura di M. Foschi, G. Viroli, Bologna 1991.

9.6.6. Liguria

Presenza e cultura domenicana nella Liguria medievale, a cura di V. Piergiovanni, Genova 2007 («Atti della Società Ligure di Storia Patria», n. s. 47, 1).

9.6.7. Marche

I Mendicanti (secc. XIII-XVI). Atti del XLIII Convegno di studi maceratesi, Macerata 2009.

9.6.8. Toscana

S. Orlandi, Il beato Giovanni da Salerno, domenicano, fondatore del convento di S. Maria Novella, Firenze 1945 e S. Orlandi, Necrologio di Santa Maria Novella. Testo integrale dall'inizio (1235) al 1504 corredato di note biografiche tratte da documenti coevi,2 voll., Firenze 1955; M. Salmi, San Domenico e San Francesco di Arezzo, Roma 1955; D.R. Lesnick, Preaching in Medieval Florence. The social world of Franciscan and Dominican spirituality, Athens (Georgia) 1989 (dedicato al periodo 1290-1310); Gli Ordini mendicanti in Val d’Elsa. Attidel Convegno, Colle Val d'Elsa, Poggibonsi, San Gimignano, 6-7-8 giugno 1996, Castelfiorentino (Firenze) 1999 (Biblioteca della miscellanea storica della Valdelsa, 15), in particolare I. Moretti, Insediamenti e architettura dei Mendicanti in Valdelsa, pp. 293-337; Gli Ordini mendicanti a Pistoia (secc. XIII-XV), Atti del Convegno di studi, Pistoia, 12-13 maggio 2000, a cura di R. Nelli, Pistoia 2001 (in particolare il bilancio storiografico di A. Benvenuti, Gli ordini mendicanti in Toscana (secc. XIII-XV): un problema ancora aperto, pp. 1-29, dedicato alla presenza dei Mendicanti in Toscana, e il contributo di L. Gai, pp. 69-113); A. Roberts, Dominican women and Renaissance art: the convent of San Domenico of Pisa, Farnham 2008; M.T. Bartoli, Santa Maria Novella a Firenze, algoritmi della scolastica per l’architettura,Firenze 2009; Il bel cimitero. Santa Maria Novella in Florenz, 1279-1348. Grabmäler, Architektur und Gesellschaft, Berlin 2009 (Italienische Forschungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, I Mandorli, 8).

9.6.9. Lazio

U. Kleefisch-Jobst, Die römische Dominikanerkirche Santa Maria sopra Minerva. Zusatz ein Beitrag zur Architektur der Bettelorden in Mittelitalien,Münster 1991; La chiesa di San Domenico. Testimonianze d’arte, storia, fede (Rieti, 5 maggio 1995), Rieti 1995; J. Barclay Lloyd, Medieval Dominican Architecture at Santa Sabina in Rome, c. 1219-c. 1320, in «Papers of the British School at Rome», 72 (2004), pp. 231-292 (online, con abbonamento, su http://www.jstor.org/stable/40311082 ).

9.6.10. Umbria

Chiese e conventi degli Ordini mendicanti in Umbria nei secoli XIII-XIV. Inventario delle fonti archivistiche e catalogo delle informazioni documentarie, a cura di V. Giorgetti, Perugia 1983- (Archivi dell’Umbria, inventari e ricerche), interessantissimo progetto che si auspica venga esteso anche alle altre regioni; M. Sensi, Gli Ordini mendicanti a Spoleto, Spoleto (Perugia) 1983; Indulgenza, città, pellegrini. Il caso della perdonanza di San Domenico di Perugia, a cura di C. Cutini, G. Della Torre, Perugia 2001; La basilica di San Domenico di Perugia, a cura di G. Rocchi Coopmans de Yoldi, G. Sergiacomi, Perugia 2006.

9.6.11. Italia meridionale

G. Cioffari, M. Miele, Storia dei domenicani in Italia meridionale, 3 voll., Napoli 1993; Luigi Pellegrini, Che sono queste novità? Le religiones novae in Italia meridionale, secoli XIII e XIV, Napoli 20052.

9.6.12. Basilicata

C. Foti, Ai margini della città murata. Gli insediamenti monastici di San Domenico Santa Maria la nova a Matera, Venosa [Potenza] 1996; Letizia Pellegrini, Gli ordini mendicanti in Basilicata tra medioevo e prima età moderna, in Oikoumene. Dalla memoria la profezia, Atti del convegno, Potenza 2002, pp. 221-252.

9.6.13. Puglia

G. Cioffari, Storia dei domenicani in Puglia (1221-1350), Bari 1986; M.G. Del Fuoco, Itinerari di testi domenicani pugliesi. Dai fondi documentari locali all’archivio romano di S. Sabina, Altavilla Salentina (Lecce) 1992 (Studi e ricerche sul Mezzogiorno medievale, 7); U. Longo, I domenicani nel Salento meridionale. Secoli XIV-XIX, Galatina (Lecce) 2005.

9.6.14. Campania e Abruzzo

B. Carderi, I domenicani all’Aquila, Teramo 1971; L.G. Esposito, I domenicani in Campania e in Abruzzo: ricerche archivistiche a cura di G. Cioffari, Napoli 2001; A. Barilaro, Conventi domenicani di Calabria, Soriano Calabro (Vibo Valentia) 1989; F. Paolino, Architetture degli Ordini mendicanti in Calabria nei secoli XIII-XV, Villa San Giovanni (Reggio Calabria) 2002, Gli Ordini mendicanti a Napoli. Atti della II giornata di studi su Napoli, Losanna, 13 dicembre 2001, a cura di S. Romano, Napoli 2005 (Études lausannoises d’historie de l’art, 3); R. Di Meglio, Gli Ordini mendicanti nella Napoli dei secoli XIII-XV, Roma 2005.

9.7. I domenicani in Europa

Sulla diffusione dei Domenicani nel resto d’Europa si consultino D.C.P. Mould, The Irish Dominicans. The Friars Preachers in the history of Catholic Ireland, Dublin 1957; A.B. Emden, A Survey of Dominicans in England, Based on the Ordination Lists in Episcopal Registers (1268-1538), Rome 1967; J.B. Freed, The Friars and German Society in the Thirteenth Century, Cambridge Mass. 1977; L’ordre des Prêcheurs et son histoire en France méridionale, Toulouse 2001 (Cahiers de Fanjeaux, 36); P. Zimmer, B. Degler-Spengler, Die Dominikaner und Dominikanerinnen in der Schweiz, 2 voll., Basel 1999; J. Röhrkasten, The Mendicant Houses of Medieval London 1221-1539, Münster 2004.

9.8. L'Oriente

Recentemente sono stati dedicati alcuni importanti studi alla diffusione dell’ordine in Oriente, fondamentali per comprendere come un fiorentissimo movimento di frati permise, tra XIII e XIV secolo, un continuo scambio tra Oriente e Occidente. Si vedano C. Delacroix-Besnier, Les dominicains et la chrétienté grecque aux XIVe et XVe siècles, Rome 1997 e T.M. Violante o.p., La Provincia domenicana di Grecia: presenza e attività dei frati Predicatori in Grecia in particolare nel XIII secolo, Roma 1999.

9.9. I domenicani e la predicazione

Sulla predicazione medievale e il ruolo dei Mendicanti, la più agile introduzione all’argomento è ancora C. Delcorno, La predicazione in età comunale, Firenze 1974 (<http://fermi.univr.it/rm/didattica/strumenti/delcorno/indice.htm>). Utilissimi anche R. Rusconi, Predicazione e vita religiosa nella società italiana da Carlo Magno alla Controriforma, Torino 1981 (anch'esso disponibile su Reti Medievali: < http://fermi.univr.it/rm/didattica/fonti/rusconi/00_indice.htm >) e Predicatori e predicazione, in Intellettuali e potere, a cura di C. Vivanti, Torino 1981 (Storia d’Italia, Annali 4), pp. 951-1035. Per i rapporti tra predicazione e letteratura in volgare si consulti la raccolta di saggi di C. Delcorno, Exemplum e letteratura tra Medioevo e Rinascimento, Bologna 1989. Utile introduzione anche L. Bolzoni, Oratoria e prediche, in Letteratura italiana (diretta da A. Asor Rosa) III, 2, Le forme del testo. La prosa, Torino 1984, pp. 1041-1074. Tra gli altri studi dedicati all’argomento, su cui la bibliografia è sterminata, si vedano specialmente: M. Zink, La predication en langue romane avant 1300, Paris 1982 (Nouvelle bibliothèque du Moyen Âge, 4); J. Longère, La prédication médiévale, Paris 1983; V. Coletti, Parole dal pulpito. Chiese e movimenti religiosi tra latino e volgare nell’Italia del Medioevo e del Rinascimento, Casale Monferrato 1983; D.L. D’Avray, The preaching of the friars. Sermons diffused from Paris before 1300, Oxford 1985; De l’homélie au sermon: histoire de la prédication médiévale, a cura di J. Hamesse, X. Herman, Louvain-La-Neuve 1993; L.-J. Bataillon, La prédication au XIIIe siècle en France et en Italie, Aldershot 1993; Modern questions about medieval sermons, a cura di N. Bériou, D.L. D’Avray, Spoleto 1994 (Biblioteca di Medioevo Latino, 11), soprattutto il saggio introduttivo (D.L. D’Avray, Method in the study of Medieval Sermons, pp. 3-29); La predicazione dei frati dalla metà del ’200 alla fine del ’300, Atti del XXII Convegno internazionale, Assisi, 13-15 ottobre 1994, Spoleto (Perugia) 1995 (in particolare, oltre al già citato contributo di O’ Carroll sulla liturgia, i testi di J. Hamesse, La prédication universitaire, L. Gaffuri, Nell’«officina» del predicatore: gli strumenti per la composizione dei sermoni latini, Letizia Pellegrini, I predicatori e i loro manoscritti, S. Vecchio, Le prediche e l'istruzione religiosa); C.M. de La Roncière, Présence et prédication des dominicains dans le contado florentin (1280-1350), in La parole du prédicateur (Ve-XVe siècle), a cura di R.M. Dessì, M. Lauwers, Nice 1997 (Collection du Centre d’études médiévales de Nice, 1), pp. 363-393; Letizia Pellegrini, I manoscritti dei Predicatori. I domenicani dell’Italia mediana e i codici della loro predicazione (secc. XIII-XV), Roma 1999; The Sermon, a cura di B.M. Kienzle,Turnhout 2000 (Typologie des sources du Moyen Âge occidental, 81-83), in particolare il capitolo Medieval Preaching in Italy, pp. 449-560; B. Hodel, Edifier par la parole. La prédication de Jourdain de Saxe, maître de l’ordre des prêcheurs (1222-1237), Lyon 2002 (tesi di dottorato disponibile qui: <http://theses.univ-lyon2.fr/documents/lyon2/2002/hodel_b - p=0&a=top>; Preacher, Sermon and Audience in the Middle Ages, a cura di C. Muessig, Leiden-Boston-Köln 2002 (in particolare i contributi di C. Muessig e B.M. Kienzle); L. Bolzoni, La rete delle immagini: predicazione in volgare dalle origini a Bernardino da Siena, Torino 2002; Speculum sermonis: interdisciplinary reflections on the medieval sermons, a cura di G. Donavin, C. Nederman, R. Utz, Turnhout 2004 (Disputatio, 1); M.G. Muzzarelli, Pescatori di uomini. Predicatori e piazze alla fine del Medioevo, Bologna 2005 (dedicato in particolare a Bernardino da Siena, ma con utili riferimenti anche alla predicazione domenicana).

Sull’Alleluja (ossia sulla grande campagna di predicazione lanciata dai domenicani nelle città dell’Emilia e della Lombardia, tra il 1233 e il 1234, in cui schiere di penitenti, guidate dai Mendicanti, percorsero le città chiedendo e invocando la pace): A. Vauchez, Une campagne de pacification en Lombardie autour de 1233. L’action politique des Ordres Mendiants d’après la réforme des statuts communaux et les accords de paix, in «Mélanges d’archéologie et d’histoire», 78 (1966), pp. 519-549 (ora in A. Vauchez, Ordini mendicanti e società italiana. XIII-XV secolo, Milano 1990, pp. 121-161); V. Fumagalli, In margine all’Alleluia del 1233, in «Bullettino dell’Istituto storico italiano per il medioevo», 80 (1968), pp. 257-272, ora in V. Fumagalli, Uomini e paesaggi medievali, Bologna 1989, pp. 143-159, con il titolo Motivi naturalistici e aspirazione alla pace: l’‘Alleluja’ del 1233; A. Thompson, Predicatori e politica nell’Italia del XIII secolo, Milano 1996 (Oxford 1992).

Un’ottima antologia di exempla (genere sul quale si veda più avanti), per la maggior parte contenuti in testi di provenienza domenicana, è Racconti esemplari di predicatori del Due e Trecento, a cura di G. Varanini, G. Baldassarri, Roma 1993, 3 voll. Utile strumento, nonostante i numerosi errori, J.B. Schneyer, Repertorium der lateinischen Sermones des Mittelalters für die Zeit von 1150-1350, 9 voll.+2 voll. postumi, Münster 1969-1978, ricostruzione di raccolte di sermoni attraverso i loro incipit, condotta grazie a un censimento dei manoscritti europei. Fondamentale il Repertorium der lateinischen Sermones des Mittelalters für die Zeit von 1350-1500, a cura di L. Hödl e W. Knoch, Münster 2001, disponibile in edizione digitale su cd-rom.

Per il rilievo del culto mariano nell’ordine, si vedano i sermoni di Bartolomeo di Breganze, autore di uno dei più importanti sermonari mariani del XIII secolo, predicatore a Parma e poi vescovo di Vicenza, dove fondò il convento di S. Corona: Bartolomeo da Breganze O.P., Sermones de beata Virgine (1266), introduzione ed edizione critica di L. Gaffuri, Padova 1993; L. Gaffuri, La controversia antiereticale in alcuni sermoni domenicani del Duecento, in Storia ereticale e antiereticale del Medioevo, a cura di G.G. Merlo, Atti del Convegno, Torre Pellice 4-6 settembre 1995, in «Bollettino della Società di studi valdesi», 113 (1996), 179, pp. 159-169; L. Gaffuri, La predicazione domenicana su Maria (il secolo XIII), in Gli studi di mariologia medievale. Bilancio storiografico, a cura di C.M. Piastra, Firenze 2000 (Millennio Medievale 19, Atti di Convegni 6), pp. 193-215 (redistribuito in <http://www.biblioteca.retimedievali.it>).

I sermoni di Giordano da Pisa, i primi in Italia a essere trasmessi in volgare, ebbero un’importanza fondamentale: si veda in proposito C. Delcorno, Giordano da Pisa e l’antica predicazione volgare, Firenze 1975. Queste le edizioni più recenti delle prediche giordaniane: Quaresimale fiorentino 1305-1306, a cura di C. Delcorno, Firenze 1974; Sul terzo capitolo del Genesi, a cura di C. Marchioni, Firenze 1992; Prediche inedite (dal Ms. Laurenziano Acquisti e Doni 290), a cura di C. Iannella, Pisa 1997; Prediche sul secondo capitolo del Genesi, a cura di S. Grattarola, Roma 1999; Avventuale fiorentino 1304, a cura di S. Serventi, Bologna 2006.

Per i sermoni di Vicent Ferrer, domenicano valenciano che si adoperò attivamente per la ricomposizione dello Scisma d’Occidente, si consulti Mirificus Praedicator. À l’occasion du sixième centenaire du passage de saint Vincent Ferrier en pays romand, Atti del Convegno, Estavayer-le-Lac, 7-9 octobre 2004 a cura di P.-B. Hodel, F. Morenzoni, Roma 2006.

I sermoni di Jacopo da Varagine sono studiati in S. Bertini Guidetti, I Sermones di Iacopo da Varazze. Il potere delle immagini nel Duecento, Tavernuzze-Impruneta (Firenze) 1998. Il thesaurus dei sermoni quaresimali, domenicali e del santorale è inoltre leggibile su <http://sermones.net/>.

Ai sermoni medievali è dedicata anche la rivista «Medieval Sermon Studies», che esce dal 1977.

A proposito della trasformazione della pastorale e del mutare degli equilibri culturali religiosi, Faire croire. Modalités de la diffusion et de la réception des messages religieux du XIIe au XVe siècle, Rome-Paris 1981 (liberamente disponibile su <http://www.persee.fr/web/ouvrages/home/prescript/issue/efr_0000-0000_1981_act_51_1>), mentre sui risvolti antropologici degli aspetti gestuali e vocali dei modi di preghiera di san Domenico, nel quadro di una più vasta tradizione monastico-canonicale, si è soffermato J.-Cl. Schmitt, La raison des gestes dans l’Occident médiéval, Paris 1990 (in particolare pp. 309-314). Sempre sui gesti del fondatore, molto interessante anche W. Hood, Saint Dominic’s Manners of Praying: Gestures in Fra Angelico’s Cell Frescoes at S. Marco, in «The Art Bulletin», 68 (1986), 2, pp. 195-206, disponibile online con abbonamento su Jstor: <http://www.jstor.org/stable/3050930>.

L’exemplum è un particolare genere narrativo, che conosce anche una fortuna secolare, ma che divenne l’ornamento più caratteristico delle argomentazioni delle prediche e dei sermoni dei Mendicanti: si tratta di un breve racconto che illustra e prova un concetto morale ed è considerato «morfologicamente la prima manifestazione della narrativa medievale» (Delcorno, 1974). Si vedano in particolare gli studi di Le Goff, e poi di Polo de Beaulieu e Berlioz: C. Bremond, J. Le Goff, J.-Cl. Schmitt, L’‘Exemplum’, Turnhout 1982 (Typologie des Sources du Moyen Âges Occidental, 40), Les Exempla medievaux: introduction a la recherche, suivie des tables critiques de l'Index exemplorum de Frederic C. Tubach, a cura di J. Berlioz et M.A. Polo de Beaulieu, Carcassonne 1992; Les exempla médiévaux: nouvelles perspectives, a cura di J. Berlioz e M.A. Polo de Beaulieu, Paris 1998 (Nouvelle bibliotheque du Moyen Âge, 47); Le Tonnerre des exemples: Exempla et médiation culturelle dans l’Occident médiéval,a cura di M.A. Polo de Beaulieu, P. Collomb, J. Berlioz,Rennes2010. Utilissima la banca-dati messa a punto dal GAHOM, Il Groupe d’anthropologie historique de l’Occident Médiéval (Paris, EHESS), consultabile online: <http://gahom.ehess.fr/thema/>.

Affronta un tema assai interessante, per il punto di vista della ricezione femminile della parola dei predicatori, il volume miscellaneo Prediche alle donne del secolo XIII, a cura di C. Casagrande, Milano 1978. Sempre sui problemi dell’uditorio si focalizza il numero monografico Dal pulpito alla navata. La predicazione medievale nella sua recezione da parte degli ascoltatori (secoli XIII-XIV), in «Medioevo e Rinascimento», 3 (1989), pp. 3-321.

9.10. Le Vitae patrum e le legendae novae domenicane

In generale sul problema delle Vitae patrum in ambiente domenicano, si vedano A. Boureau, Vitae fratrum, vitae patrum. L’ordre dominicain et le modèle des pères du désert au XIIIe siècle, in «Mélanges de l’École française de Rome. Moyen Âge-Temps Modernes», 99 (1989), 1, pp. 79-100 e poi sempre C. Delcorno, Exemplum e letteratura tra Medioevo e Rinascimento, Bologna 1989.

Per la definizione di legendae novae e per importanti riflessioni sul lavoro con le fonti agiografiche G. Philippart, Les légendiers latins et autres manuscrits hagiographiques (Typologie des sources du Moyen Âge occidental, fascc. 24-25), Turnhout 1977 e poi G.P. Maggioni, Storie malvagie e vite di santi. Storie apocrife, cattivi e demoni nei leggendari condensati del XIII secolo, in Tra edificazione e piacere della lettura: le vite dei santi in età medievale, a cura di A. Degli Innocenti, F. Ferrari, Trento 1998, pp. 131-143 e, più recentemente, G.P. Maggioni., La trasmissione dei leggendari abbreviati del XIII secolo, in «Filologia mediolatina. Rivista della Fondazione Ezio Franceschini», 9 (2002), pp. 87-108. Su Vincent de Beauvais si veda anche, online, M.-C. Duchenne, M. Paulmier-Foucart, Vincent de Beauvais à l’Atelier, in «Cahiers de recherches médiévales», 6 (1999) (<http://crm.revues.org/930>), insieme al progetto di ricerca dell’Università di Nancy: <http://www.univ-nancy2.fr/MOYENAGE/VincentdeBeauvais/vdbeau.htm>. Per l’edizione del testo si veda Vincent de Beauvais, Speculum historiale [Douai 1624], riproduzione anastatica Graz 1965.

Il primo a ricostruire con puntualità la biografia di Jean de Mailly e a fare chiarezza intorno alle sue opere è A. Dondaine, Le dominicain français Jean de Mailly et la Légende Dorée, in «Archives d’histoire dominicaine», 1 (1946), pp. 53-102. Sul testo di Jean de Mailly si veda anche Philippart, Les légendiers latins cit., p 25. Sull’utilitas dei testi domenicani, le finalità delle compilazioni e i loro destinatari A. Nadeau, Faire oeuvre utile. Notes sur le vocabulaire de quelques prologues dominicains du XIIIe siècle, in Lector et compilator. Vincent de Beauvais, frère prêcheur. Un intellectuel et son milieu au XIIIe siècle, Grâne 1997, pp. 77-96.

Sui rapporti tra Jean de Mailly e Vincent de Beauvais, e poi Jacopo da Varagine, e sulle diverse finalità – manuale agiografico destinato ai predicatori o enciclopedia dalle utilizzazioni meno strettamente determinate – dell’Adbreviatio, dello Speculum e della Legenda Aurea, A. Boureau, Vincent de Beauvais, Jean de Mailly, Jacques da Varagine et les légendiers dominicains, in Lector et compilator. Vincent de Beauvais, frère prêcheur. Un intellectuel et son milieu au XIIIe siècle, Grâne 1997, pp. 113-125.

Su Bartolomeo da Trento: A. Dondaine, Barthélemy de Trente O.P., in «Archivum fratrum praedicatorum», 45 (1975), pp. 79-105 e poi Bartolomeo da Trento domenicano e agiografo medievale. Passionale de sanctis. Textus-index, a cura di D. Gobbi, Trento 1990. L’edizione critica è Bartolomeo da Trento, Liber epilogorum in gesta sanctorum, edizione critica a cura di E. Paoli, Firenze 2001.

La biografia di Jacopo da Varagine, con una ricca bibliografia, si può consultare in C. Casagrande, Jacopo da Varazze, in Dizionario biografico degli italiani, LXII, Roma 2004, pp. 92-102 (<http://www.treccani.it/enciclopedia/iacopo-da-varazze_%28Dizionario_Biografico%29/>). La complessità e la ricchezza della struttura della Legenda aurea, che sicuramente contribuirono al successo ininterrotto del testo nei secoli, sono analizzate con puntualità da A. Boureau, Les structures narratives de la Legenda aurea: de la variation au grand chant sacré, in Legenda Aurea: sept siècles de diffusion. Actes du colloque international sur la Legenda aurea: texte latin et branches vernaculaires,à l’Université du Québec à Montréal, 1-12 maggio 1983, a cura di B. Dunn-Lardeau, Montréal-Paris 1986, pp. 57-76 e A. Boureau, La légende dorée. Le système narratif de Jacques de Varagine (†1298), Paris 1984. Molto utile anche G.P. Maggioni, La trasmissione dei leggendari abbreviati, in «Filologia mediolatina. Rivista della fondazione Ezio Franceschini», 9 (2002), pp. 89-90. A questo studioso si deve anche Iacopo da Varazze, Legenda aurea, edizione critica a cura di G.P. Maggioni, 2 voll., Firenze 1998 e una serie di lavori sull’opera, tra cui G.P. Maggioni, Ricerche sulla composizione e sulla trasmissione della Legenda aurea, Spoleto 1995 e poi G.P. Maggioni, Le molte Legende Auree. Modificazioni testuali e itinerari narrativi, in De la sainteté à l'hagiographie. Genèse et usage de la “Légende dorée”, a cura di B. Fleith e F. Morenzoni, Genève 2001, pp. 15-38.

Su Domenico Cavalca si veda, con una ricca bibliografia, aggiornata al 1979, C. Delcorno, Cavalca, Domenico, in Dizionario biografico degli italiani, XXII, Roma 1979, pp. 577-586 (<http://www.treccani.it/enciclopedia/domenico-cavalca_%28Dizionario-Biografico%29>) e, sulla biblioteca del convento di Santa Caterina, fondato nel 1219-1220 da Uguccione Sardo, il primo discepolo pisano di Domenico, O. Banti, Cenni di storia della Bibliotheca Cathariniana, in O. Banti, A. Petrucci, F. Petrucci Nardelli, A. Caleca, Libraria nostra communis. Manoscritti e incunaboli della Bibliotheca Cathariniana di Pisa, Pisa 1994, pp. 11-16. Delcorno ha pubblicato sia gli studi preparatori all’edizione critica (C. Delcorno, La tradizione delle Vite dei Santi Padri, Venezia 2000), sia il testo del Cavalca: D. Cavalca, Vite dei Santi Padri, edizione critica a cura di C. Delcorno, 2 voll., Firenze 2009.

9.11. L'ordine domenicano e l'attività inquisitoriale

Le vicende della repressione dell’eresia (legate strettamente al sorgere e all’iniziale diffusione dell’ordine dei frati Predicatori) sono da anni oggetto di ampie indagini: i domenicani ebbero da sempre un ruolo di primo piano sia nella conduzione attiva della repressione, sia nell’elaborazione teorica della nuova prassi giuridica inquisitoriale. Si consultino innanzitutto le voci del Dizionario storico dell’Inquisizione, diretto da A. Prosperi, con la collaborazione di V. Lavenia e J. Tedeschi, Pisa 2010, in particolare, nel vol. I, s.v. Domenicani, Italia (G. Paolin, pp. 498-499). Utili, anche se dedicate all’età moderna, le voci Domenicani, Spagna (pp. 499-503, J.P. Pavia) e Domenicani, Portogallo (pp. 503-505, R. Lopez Vela). A cura di L. Canetti, si veda la voce Domenico, santo (pp. 506-507), che riconduce a precisi episodi storici la missione antiereticale di Domenico, con importanti precisazioni storiografiche. Utili anche le voci Inquisizione e Tommaso d’Aquino, santo, in Dizionario delle religioni, diretto da G. Filoramo, Torino 1993.

Ancora fondamentali, per un inquadramento generale, G. Volpe, Movimenti religiosi e sette ereticali nella società medievale italiana. Secoli XI-XIV, Firenze 1922 (e successive ristampe); R. Morghen, Medioevo cristiano, Bari 1951 (e successive ristampe); Medioevo ereticale, a cura di O. Capitani, Bologna 1983. Sui processi che portarono alla definizione e alla formazione canonistica della repressione antiereticale si veda H. Maisonneuve, Études sur les origines de l’inquisition, Paris 19602.

Sul tema specifico dell’eresia medievale, si parta dagli studi di G.G. Merlo, in Eretici ed eresie medievale, Bologna 1989; G.G. Merlo, Eretici del medioevo. Temi e paradossi di storia e storiografia, Brescia 2011, e, su problemi specifici, G.G. Merlo, Il senso delle opere dei frati Predicatori in quanto inquisitores hereticae pravitatis, in Le scritture e le opere degli inquisitori, Verona 2002, pp. 9-30 (Quaderni di storia religiosa, 9) e G.G. Merlo, Le origini dell’Inquisizione medievale, in L’Inquisizione. Atti del simposio internazionale, Città del Vaticano, 29-31 ottobre 1998, a cura di A. Borromeo, Città del Vaticano 2003, pp. 25-39 (e, nello stesso volume, il saggio di J.-L. Biget, sulla Linguadoca, pp. 41-94).

Su un tema complesso come la nascita dell’inquisizione si leggano anche J. Tedeschi, Il giudice e l’eretico. Studi sull’inquisizione romana (ed. or. Binghamton 1991), Milano 1997; P. Roland, La papauté, les cathares et Thomas d’Aquin, Portet-sur-Garonne 2000; J.H. Arnold, Inquisition and Power. Catharism and the Confessing subject in Medieval Languedoc, Philadelphia 2001; M. Tavuzzi, Renaissance Inquisitors. Dominican Inquisitors and Inquisitorial Districts in Northern Italy (1474-1527), Leiden-Boston 2007; G.G. Merlo, Inquisitori e inquisizione nel Medioevo, Bologna 2008. Fondamentali gli atti dei tre seminari dedicati in anni recenti ai Domenicani e l’inquisizione: Praedicatores, Inquisitores I. The Dominicans and the Medieval Inquisition. Acts of the First International Seminar on the Dominicans and the Inquisition, 23-25 febbraio 2002, a cura di A. Bernal Palacios, Roma 2004, con ampio bilancio europeo; Praedicatores, Inquisitores II. Los Dominicos y la Inquisición en el mundo ibérico e hispanoamericano. Actas del segundo Seminario Internacional sobre los Dominicos y la Inquisición, Sevilla 3-6 marzo 2004, Roma 2006; I domenicani e l’Inquisizione romana, Atti del III seminario internazionale su I Domenicani e l’Inquisizione, 15-18 febbraio 2008, a cura di A. Bernal Palacios, C. Longo, Roma 2008.

Sterminata è la bibliografia sul movimento cataro: per un iniziale orientamento sul fenomeno cataro si vedano L. Kolmer, Ad capiendas vulpes. Die Ketzerbekampfung in Sudfrankreich in der ersten Halfte des 13. Jahrhunderts und die Ausbildung des Inquisitionsverfahrens,Bonn 1982; M. Roquebert, Histoire des Cathares. Héresie, croisade, inquisition du XIe au XIVe siècle, Paris 1999; Le pays cathare a cura di J. Berlioz, Paris 2000; M. Pegg, A Most Holy War. The Albigesian Crusade and the Battle for Christendom, Oxford 2007. Per la penisola italiana ancora utilissimo L’eresia a Bologna fra XIII e XIV secolo, a cura di L. Paolini, R. Orioli, Roma 1975 e M. D’Alatri, Eretici e inquisitori in Italia: studi e documenti, 2 voll., Roma 1986. Recente studio sui catari, e in particolare sull’analisi delle fonti processuali C. Bruschi, The Wandering Heretics of Languedoc, New York 2010 (Cambridge Studies in Medieval Life and Thought, Fourth Series) con ampia bibliografia.

Sulla figura di Bernardo Gui si vedano Das Buch der Inquisition. Das Originalhandbuch des Inquisitors Bernhard Gui, a cura di P. Seifert, M. Pawlik, Augsburg 1999; A.-M. Lamarrigue, Bernard Gui, 1261-1331: un historien et sa méthode, Paris 2000 (Études d’histoire médiévale, 5); B. Schimmelpfennig, Bernhard Gui. Hagiograph und verhinderter Heiliger, in Hagiographie im Kontext. Wirkungsweisen und Möglichkeiten historischer Auswertung, a cura di D.R. Bauer, K. Herbes, Stuttgart 2000, pp. 257-266 (= Beiträge zur Hagiographie, 1).

9.12. Le università

Il decisivo ruolo dei predicatori nelle università e la loro opera di riorganizzazione del sapere, negli studia, è un tema fondamentale per comprendere il ruolo dei domenicani nell’Europa medievale. Si vedano soprattutto Studio e studia: le scuole degli Ordini mendicanti tra XIII e XIV secolo. Atti del XXIX Convegno internazionale, Assisi, 11-13 ottobre 2001, Spoleto (Perugia) 2002, che aggiorna gli atti del convegno tudertino del 1976 Le scuole degli Ordini mendicanti, secoli XIII-XIV. Atti del convegno internazionale, Todi, 11-14 ottobre 1976, Todi (Perugia) 1978 (Convegni del Centro di studi sulla spiritualità medievale, Università degli studi di Perugia, 17); Luigi Pellegrini, L’incontro di due invenzioni medievali: università e Ordini mendicanti, Napoli 2005. Sugli studia, si vedano anche W.K. Humphreys, The Book Provision of Medieval Friars (1215-1400), Amsterdam 1964; P. Marangon, Gli studia degli Ordini mendicanti, Padova 1985; M.M. Mulchahey, “First the bow is bent in study…”. Dominican Education before 1350, Toronto 1998 (Studies and Texts, 132); Libri, biblioteche e letture dei frati Mendicanti. Atti del XXXII Convegno internazionale, Assisi, 7-9 ottobre 2004, con un saggio di L.-J. Bataillon, dedicato a Le letture dei maestri dei Frati Predicatori. Sul particolare e fondamentale ruolo dei domenicani a Bologna si vedano I Domenicani e l’Università di Bologna, Bologna 1988; L’origine dell’Ordine dei predicatori e l'Università di Bologna, a cura di G. Bertuzzi, Bologna 2006 (Philosophia, 32); Praedicatores, Doctores: lo studium generale dei frati Predicatori nella cultura bolognese tra il ’200 e il ’300, a cura di R. Lambertini, Firenze 2010 (Memorie domenicane, n.s. 39).

Su Ugo di St.-Cher e in particolare sul suo ruolo all’interno dell’Università e la tradizione manoscritta delle sue opere si veda Hugues de Saint-Cher (†1263), bibliste et théologien, a cura di L.-J. Bataillon, G. Dahan, P.M. Gy, Turnhout 2004.

La crescente importanza degli ordini mendicanti all’interno delle sedi universitarie di Parigi e Bologna, e in generale, il ruolo attivo dei predicatori, che si andavano progressivamente sostituendo al clero secolare nelle città, fu all’origine di un ampio conflitto, noto come polemica antifraternale, che oppose domenicani e francescani ai secolari. Sul tema si vedano D.L. Douie, The Conflict between the Seculars and the Mendicants at the University of Paris in the Thirteenth century, London 1954; Y. Congar, Aspects ecclésiologiques dans la querelle entre Mendiants et séculiers dans la seconde moitié du XIIIe siècle,in «Archives d’Histoire doctrinaire et littéraire du Moyen Âge», 28 (1961), pp. 35-151; poi J.-M. Dufeil, Guillaume de Saint-Amour et la polémique universitaire parisienne (1250-1259), Paris 1972; Luigi Pellegrini, Mendicanti e parroci:  coesistenza e conflitti di due strutture organizzative della ‘cura animarum’, in Francescanesimo e vita religiosa dei laici nel Duecento. Atti dell’VIII Convegno della società di Studi francescani, Assisi 16-18 ottobre 1980, Assisi (Perugia) 1981, pp. 129-167. Sulle discussioni che preparano il concilio di Lione, si veda anche J. Le Goff, Le dossier des Mendiants, in 1274. Année Charnière. Mutations et continuités. Atti del convegno Lyon-Paris 30 settembre-5 ottobre 1974, Paris 1977, pp. 211-222. Sulla controversia universitaria parigina e la falsa profezia di Ildegarda in cui i francescani e i domenicani sono presentati come impostori, si vedano P. Szittya, The Antifraternal Tradition in Medieval Literature, Princeton 19862; K. Kerby-Fulton, Hildegard of Bingen and Anti-mendicant Propaganda, in «Traditio», 43 (1987), pp. 386-399.

Sulle tecniche di riproduzione libraria (e in particolare sulla pecia) si vedano in particolare gli studi di G. Murano (che da anni si occupa del problema della pecia), Opere diffuse per exemplar e pecia, Turnhout 2005 (Textes et études du Moyen âge, 29) e poi La production du livre universitaire au Moyen Âge: exemplar et pecia, Atti del convegno, Collegio San Bonaventura di Grottaferrata, maggio 1983, a cura di L.J. Bataillon, B.G. Guyot, R.H. Rouse), Paris 1991 e recentemente Dalla pecia all’e-book: libri per l’università: stampa, editoria, circolazione e lettura, Atti del Convegno internazionale di studi, Bologna, 21-25 ottobre 2008, a cura di G.P. Brizzi, M.G. Tavoni, Bologna 2009 (Centro interuniversitario per la storia delle università italiane, 11).

9.13. Alberto Magno

Su Alberto Magno: Albertus Magnus doctor universalis. 1280-1980, a cura di G. Meyer, A. Zimmermann, Mainz 1980; Alain de Libera, Albert le Grand et la philosophie, Paris 1990 e Alberto Magno e le scienze, a cura di J.A. Weisheipl, Bologna 1994; Via Alberti: Texte, Quellen, Interpretationen, Kongress der Société Internationale pour l’Étude de la Philosophie Médiévale (SIEPM), a cura di L. Honnefelder, H. Möhle, S. Bullido del Barrio, Münster 2009 (Subsidia Albertina, 2); P.D. Hellmeier, Anima et intellectus: Albertus Magnus und Thomas von Aquin über Seele und Intellekt des Menschen, Münster 2011.

9.14. Tommaso d'Aquino

La bibliografia su Tommaso d’Aquino è molto ricca: oltre a quanto già citato nel paragrafo dedicato ai centri di ricerca, si vedano la raccolta di saggi di L. Boyle O.P., Facing history: a different Thomas Aquinas, Louvain-la-Neuve 2000 e poi, citando solo le pubblicazioni più recenti, di cui si consulti la bibliografia per riferimenti ulteriori: S. Vanni Rovighi, Introduzione a Tommaso d’Aquino, Bari 2002; R. Schönberger, Tommaso d’Aquino, Bologna 2002; J.A. Weisheipl, Tommaso d’Aquino. Vita, pensiero, opere, Milano 2003; R. Schönberger, Tommaso d’Aquino, [Hamburg 1998], Bologna 2002 (buona introduzione, in cui si fornisce sia l’elenco delle edizioni dei testi, con segnalazione delle edizioni italiane, sia un buon repertorio di studi, con un’appendice sulla ricezione del tomismo); P. Porro, Tommaso d’Aquino. Un profilo storico-filosofico, Roma 2012. Sul ruolo di Tommaso nella polemica antifraternale, nata in seno all’università parigina, che vide Tommaso insieme a Bonaventura da Bagnoregio schierato a difendere la liceità del vivere mendicando, U. Horst, Evangelische Armut und Kirche. Thomas von Aquin und die Armutskontroversen des 13. und beginnenden 14. Jahrhunderts, Berlin 1992. Sul tomismo si vedano almeno: I. Iribarren, Durandus of St Pourçain. A Dominican Theologian in the Shadow of Aquinas, Oxford 2005; A. Robiglio, Appunti sulla prima scuola tomista (1274-1323), I, Aspetti sociali, Bologna 2007. Molte delle opere di Tommaso si trovano, in edizioni ottocentesche, disponibili online su <http://www.archive.org/search.php?query=creator%3A%22Thomas%2C+Aquinas%2C+Saint%2C+1225%3F-1274%22>, ma non si dimentichi di ricorrere al già citato <http://www.corpusthomisticum.org>.

9.15 Pietro da Verona

G.G. Merlo, Pietro di Verona - san Pietro martire. Difficoltà e proposte per lo studio di un inquisitore beatificato, in Culto dei santi, istituzioni e classi sociali in età preindustriale, a cura di S. Boesch Gajano, L. Sebastiani, L’Aquila 1984, pp. 471-488 e G.G. Merlo, L’affaire frate Pietro da Verona/san Pietro martire, in I signori di Giussano, gli eretici e gli inquisitori, a cura di G.G. Merlo, Giussano 2004, pp. 17-49; Martire per la fede. San Pietro da Verona domenicano e inquisitore, a cura di G. Festa, Atti del convegno, Bologna 2007; M. Benedetti, Inquisitori lombardi del Duecento, Roma 2008, D. Prudlo, The Martyred Inquisitor: The Life and Cult of Peter of Verona (†1252), Aldershot 2008 e la voce di B. Feitler, Pietro Martire, santo, in Dizionario storico dell’Inquisizione, a cura di A. Prosperi, con V. Lavenia e J. Tedeschi, 4 voll., Pisa 2010, III, pp. 1209-1210.

9.16. Girolamo Savonarola

Si parta dagli studi ormai classici di R. Ridolfi, Vita di Girolamo Savonarola, Firenze 1974, aggiornato in R. Ridolfi, Prolegomeni e aggiunte alla Vita di Girolamo Savonarola, Firenze 2000 e D. Weinstein, Savonarola. The rise and Fall of a Renaissance Prophet, New Haven-London 2011 (già autore di Savonarola e Firenze. Profezia e patriottismo nel Rinascimento, Bologna 1976). Complessa e molto discussa, soprattutto per la partecipazione “emotiva” dell’autore alla vicenda narrata, è l’opera in quattro volumi di F. Cordero, Savonarola, Torino 2009 (ed. or. Roma-Bari 1989).

La figura del predicatore è stata oggetto in anni recenti di numerosi convegni e pubblicazioni collettive: si vedano, oltre a Girolamo Savonarola, l’uomo e il frate, Atti del XXXV Convegno storico internazionale, Spoleto (Perugia) 1999, i volumi editi recentemente dalla Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino e dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del V centenario della morte di Girolamo Savonarola, nell’ambito del progetto Savonarola e la Toscana a partire dal 1996 (Studi savonaroliani. Verso il V centenario. Atti del primo seminario, Firenze 14-15 gennaio 1995, a cura di G.C. Garfagnini, Firenze 1996), in particolare Savonarola e la politica. Atti del secondo seminario, Firenze 19-20 ottobre 1996, Firenze 1997; Savonarola: democrazia, tirannide, profezia. Atti del terzo seminario, Pistoia 23-24 maggio 1998, a cura di G.C. Garfagnini; Verso Savonarola. Misticismo, profezia, empiti riformistici fra Medioevo ed età moderna. Atti della giornata di studio, Poggibonsi 30 aprile 1997, a cura di G.C. Garfagnini e G. Picone, Firenze1999; Savonarola e la mistica, Atti del quarto seminario, Firenze 22 maggio 1998, a cura di G.C. Garfagnini, Firenze 1999; Una città e il suo profeta. Firenze di fronte al Savonarola, Atti del Convegno internazionale di Studi, Firenze 10-13 dicembre 1998, a cura di G.C. Garfagnini, Firenze 2001; Girolamo Savonarola da Ferrara all’Europa, a cura di G. Fragnito, M. Miegge, Firenze 2001. La collana prosegue con una seconda serie, Il tempo di Savonarola. Sempre nell’ambito delle celebrazioni per il quinto centenario della morte, si vedano gli atti di un convegno, The world of Savonarola. Italian elites and perceptions of crisis. Papers from the Conference Held at the University of Warwick, 29-31 May 1998, a cura di S. Fletcher, C. Shaw, Farnham 2001. Molto utile, con bibliografia aggiornata fino al 2004, il volume di L. Sebregondi, Iconografia di Girolamo Savonarola 1495-1998, Firenze 2004, ricchissima rassegna di immagini del profeta, con ampio dibattito critico.

9.17. I conventi femminili e santa Caterina da Siena

Argomento assai dibattuto all’interno dell’ordine fu quello della cura monalium e dell’organizzazione di conventi femminili. Si parta dal testo di M. De Fontette, Les religieuses à l’âge classique du droit canon. Recherches sur les structures juridiques des branches féminines des Ordres, Paris 1967 e di H. Grundmann, Movimenti religiosi nel Medioevo. Ricerche sui nessi storici tra l’eresia, gli Ordini mendicanti e il movimento religioso femminile nel XII-XIII secolo e sulle origini storiche della mistica tedesca, Bologna 1974 (Berlin 1935, poi Darmstadt 1961), che da una prospettiva unitaria analizza i movimenti religiosi del XII e XIII secolo. Sul tema della cura monalium si veda anche il più recente contributo di M.P. Alberzoni, Papato e nuovi Ordini religiosi femminili, in Il papato duecentesco e gli Ordini mendicanti, cit., pp. 207-261 e R. Rusconi, «Mulieres Religiosae»: i nuovi Ordini monastici femminili, in Chiesa, chiese, movimenti religiosi, a cura di G.M. Cantarella, V. Polonio, R. Rusconi, Roma-Bari 2009, pp. 211-231. Sulle “penitenti” domenicane, M. Lehmijoki-Gardner, Writing Religious Rules as an Interactive Process: Dominican Penitent Women and the Making of Their «Regula», in «Speculum», 79 (2004), 3, pp. 660-687, online su abbonamento, su <http://www.jstor.org/stable/20462977>. Ormai classico l’articolo di J.F. Hamburger, The Use of Images in the Pastoral Care of Nuns: The Case of Heinrich Suso and the Dominicans, in «The Art Bulletin», 71 (1989), 1, pp. 20-46, sempre su Jstor: <http://www.jstor.org/stable/3051212>.

Sulla prima comunità femminile fondata da Domenico a Prouille si vedano ancora le pagine di Vl.J. Koudelka, Le «Monasterium Tempuli» et la fondation dominicaine de San Sisto, in «Archivum fratrum praedicatorum», 31 (1961), pp. 5-81.

Su Caterina da Siena A. Vauchez, Caterina da Siena, in Dizionario Enciclopedico del Medioevo, a cura di A. Vauchez, edizione italiana a cura di C. Leonardi, I, pp. 358-359. Utili, ma purtroppo aggiornati fino all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso, L. Zanini, Bibliografia analitica su santa Caterina da Siena, Roma 1971 e E. Dupré Theseider, Caterina da Siena, santa, in Dizionario biografico degli italiani, Roma 1979, vol. XXII, pp. 361-379 (<http://www.treccani.it/enciclopedia/caterina-da-siena-santa_(Dizionario-Biografico)/>); inoltre Atti del Simposio internazionale Cateriniano-Bernardiniano, Siena, 17-20 aprile 1980, a cura di D. Maffei, P. Nardi, Siena 1982; Scrittrici mistiche italiane, a cura di G. Pozzi, C. Leonardi, Genova 1988; G. Papasogli, Sangue e fuoco: Caterina da Siena, Roma 1989; L. Bianchi, D. Giunta, Iconografia di santa Caterina da Siena, Roma 1988; R.Argenziano, Caterina da Siena (1347-1380) e Colomba da Rieti (1467-1501), un raffronto tra vita e immagine, in Con l’occhio e col lume, Siena 1999, pp. 269-412; R.Argenziano, “Sante vive” attrici protagoniste della passione tra mimesi e ascesi: i casi di Chiara da Rimini, Caterina da Siena e Colomba da Rieti, in Terra santa e sacri monti, Milano 1999, pp. 167-175; Sainte Catherine de Sienne, catalogo della mostra, Avignon 1992; V. Lehmijoki, M. Gardner, Worldly Saints. Social Interaction of Dominican Penitent Women in Italy. 1200-1500, Helsinki 1999; F. Sorelli, La production hagiographique du Dominicain Tommaso Caffarini: exemple de sainteté, sens et visées d’une propagande, in Faire croire cit., pp. 189-200 (sul terziario domenicano che si impegnò per la canonizzazione di Caterina). Sempre sulla produzione agiografica, legata alla stigmatizzazione della santa, E.A. Moerer, The Visual Hagiography of a Stigmatic Saint: Drawings of Catherine of Siena in the “Libellus de Supplemento”, in «Gesta», 44 (2005), 2, pp. 89-102 (consultabile online in abbonamento su <http://www.jstor.org/stable/25067116>). Una breve sintesi sulla biografia della santa, unita a un estratto delle lettere si trova nella sezione Didattica di “Reti medievali”, dove è redistribuito Scrittori religiosi del Trecento, a cura di G. Petrocchi, Firenze 1974 (Scuola aperta): <http://fermi.univr.it/rm/didattica/strumenti/petrocchiTrecento/testi/doc4a.htm>. L’edizione delle lettere (Le lettere di S. Caterina da Siena, a cura di P. Misciattelli, Firenze 1939) si trova online: <http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_2/t38.pdf>.

Gabriella Zarri da anni si occupa del tema del monachesimo e della mistica femminile: si vedano in particolare Il monachesimo femminile in Italia dall’alto medioevo al XVII secolo, a cura di G. Zarri, Nagarine di S. Pietro in Cariano (Verona) 1997 e G. Zarri, Le sante vive: profezie di corte e devozione femminile tra ’400 e ’500, Torino 1980. Nella collana “Biblioteca di Memorie domenicane” sono recentemente usciti Il velo, la penna e la parola. Le domenicane: storia, istituzioni e scritture,a cura di G. Zarri, G. Festa, Firenze 2009, ampia e aggiornata sintesi, e – sulla canonizzazione di Caterina – Processo Castellano. Santa Caterina da Siena nelle testimonianze al processo di canonizzazione di Venezia, a cura di T.S. Centi, A. Belloni, Firenze 2009, con una nuova traduzione ed edizione critica del carteggio che va sotto il nome di “Processo Castellano” dall’inchiesta condotta dal vescovo di Castello in Rialto, e Tommaso Caffarini, Supplemento alla vita di santa Caterina da Siena, a cura di A. Belloni, T.S. Centi, Firenze 2010, con le testimonianze del confessore della santa, Tommaso da Siena.

Utili anche i saggi e le fonti raccolte in Dominican Penitent Women, a cura di M. Lehmijoki-Gardner, New York-Mahwah 2004, come già M. Lehmijoki-Gardner, Wordly Saints: Social Interaction of Dominican Penitent Women in Italy, 1200-1500, Helsinki 1999 (Bibliotheca Historica, 35). In particolare, sulla beata Lucia da Narni, mistica domenicana e sulla sua vita, composta otto mesi prima della morte, nel 1544, E.A. Matter, G. Zarri, Una mistica contestata: la vita di Lucia da Narni (1476-1544) tra agiografia e autobiografia, Roma 2011.



Segnalazioni

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Curatore

Laura Fenelli, dottore di ricerca in Storia medievale, è attualmente assegnista di ricerca presso il dipartimento Storie, Culture, Civiltà dell’Università di Bologna. È stata borsista presso l’EHESS (Paris, 2006), l’Universität der Künste (Berlin, 2007) e il Warburg Institute (London, 2011). Dal novembre 2007 all’aprile 2011 ha svolto ricerca postdottorale presso il Kunsthistorisches Institut di Firenze, di cui è ora membro associato. Si occupa di questioni di agiografia e iconografia tre e quattrocentesca, del rapporto tra reliquie e immagini, di icone miracolose, e ha pubblicato, oltre a numerosi articoli, due monografie: Il tau, il fuoco e il maiale. I canonici regolari di sant’Antonio Abate tra assistenza e devozione (CISAM, Spoleto, 2006) e Dall’eremo alla stalla. Storia di sant’Antonio abate e del suo culto (Laterza, Roma-Bari, 2011).

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Ultima modifica: 12/02/2013

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