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La diplomazia bassomedievale in Italia

a cura di Tommaso Duranti

[versione 1.0 - ottobre 2009]

© 2009 - Tommaso Duranti per "Reti Medievali"
ISSN 1593-2214



Nota introduttiva

Negli ultimi decenni il tema della diplomazia italiana ha conosciuto una rinata fortuna storiografica, legata soprattutto ad alcune importanti edizioni documentarie. Dopo la tendenza, propria della storiografia europea della fine del XIX secolo, a ricercare e istituire una continuità – in taluni casi forzata e finalizzata all’esaltazione degli Stati europei del tempo – tra la diplomazia tardomedievale e quella moderna, attorno alla metà del XX secolo una nuova generazione di studi ha messo in discussione la precedente impostazione storiografica, pur rimanendo, rispetto ad alcuni motivi, nel solco da essa inaugurato. È con la seconda metà del Novecento che la storiografia, soprattutto italiana, ha guardato con occhi nuovi al tema della diplomazia, riprendendo in senso critico gli assunti proposti dagli studi precedenti e inaugurando un’indagine al tempo stesso meno condizionata da “falsi miti” e più complessa per le diverse articolazioni che si possono sviluppare da questo tema.

Per diversi motivi (grande sviluppo dell’istituto diplomatico, vastissima disponibilità di fonti, sperimentazione di nuove forme, inaugurazione di caratteristiche che anticipano quelle della diplomazia moderna), il periodo privilegiato resta, a tutt’oggi, grossomodo il XV secolo: quello Stato del Rinascimento, insomma, che si caratterizzò per l’istituzione di strutture innovative, pur nella formale continuità col passato, considerate prodromi importanti – ma non mere anticipazioni – delle forme dello Stato moderno. Tra esse, anche lo sviluppo accentuato di forme di rappresentanza e di rapporto diplomatico (non intendendo soltanto tra soggetti dotati di piena sovranità, ma anche con organismi che non erano o non erano più sovrani), che nel corso del Quattrocento assumono caratteristiche innovative rispetto all’età precedente, permettendo di considerare il periodo rinascimentale quale momento di cesura nell’evoluzione delle forme diplomatiche.

Per il pieno periodo comunale, l’analisi dei rapporti diplomatici e delle strutture della diplomazia appare difficilmente definibile, soprattutto se si cercassero analogie con la diplomazia moderna in forme di rappresentanza che, al contrario, poco hanno di quelle posteriori. A livello generale, l’ambasciata medievale rimane relegata alla funzione di missiva vivente, di azione, dunque, solenne, straordinaria e finalizzata allo svolgimento di un unico e ben delineato compito, concluso il quale l’ambasciata stessa è esaurita. Il quadro si complica prendendo in considerazione le diverse sfere e i differenti soggetti che potevano essere coinvolti in missioni all’estero. Rapporti commerciali, patti collegati, disbrigo di questioni particolari: tutti rientrano nelle sfere d’azione dell’ambasciatore – in senso lato – comunale. La stessa delineazione di una figura chiara e precisa, per l’età comunale, di addetti alla diplomazia è quasi impossibile; in genere appartenenti all’élite cittadina, per grado di rappresentanza necessaria alla formalità dell’ambasciata, i caratteri dell’ambasciatore comunale si delineano quasi più in negativo che in positivo: egli non è un officiale nel pieno senso del termine, detiene un mandato strettissimo, oltre il quale sembra non potere agire, nella maggior parte dei casi il suo compito pare principalmente quello di riferire verbalmente un messaggio e riprendere la strada di casa. Il quadro si complica per la compresenza di figure dedicate a negozi latamente diplomatici (procuratori, sindaci), dotati senza dubbio della capacità di intervento, ma i cui confini sono sfumati e mai del tutto chiari. La dottrina del tempo non viene in aiuto, restando in genere legata a motivi tradizionali della giurisprudenza; né più di tanto le fonti normative, il cui interesse per il tema è discontinuo e occasionale.

I trattati commerciali e le alleanze politiche, bilaterali o più, frequentemente attestati in diversi ambiti, rappresentano il momento di massima espressione della diplomazia comunale, anche se è difficile vedervi agire direttamente i titolari di quell’azione. Un caso paradigmatico può essere rappresentato dai congressi della lega lombarda: societas prettamente militare, i suoi ambiti di interesse si allargarono a questioni di natura giurisdizionale e, in alcuni casi, anche commerciale. A quei consessi partecipavano i rappresentanti dei diversi comuni: soprattutto quando i rettori della lega non coincidevano con i rettori comunali, è possibile riconoscere loro una capacità negoziale anche attiva e non un ruolo di semplici latori di messaggi o di mera rappresentanza formale.

Un caso particolare riguarda la rappresentanza diplomatica pontificia. Tradizionalmente ritenuta la più precoce (anche “in ricezione”), essa si caratterizza per la sua capillare diffusione. Anche in questo caso, però, è difficile potersi orientare con chiarezza tra i diversi soggetti che potevano detenere funzioni di rappresentanti dotati di capacità di agire, di informatori, di messaggeri. Anche in seno al papato, comunque, sembra proporsi a grandi linee una realtà simile a quella di altri contesti: la differenziazione di partenza tra nunzio e legato de latere (il primo analogo al tradizionale ruolo di lettera vivente e, soprattutto, maggiormente legato alla figura del pontefice; il secondo, dotato di capacità di iurisdictio e di un più alto grado di rappresentatività, in quanto emanazione del Sacro Collegio, e dunque dell’intera Chiesa), conosce un rovesciamento tipico anche di altri ambiti statuali. Nel corso del Quattrocento, infatti, anche per la diplomazia pontificia si assiste alla prevalenza di inviati fiduciari del pontefice, alla stabilizzazione, dunque, dell’istituto della nunziatura, prodromo della rappresentanza stabile di età moderna, a discapito del tradizionale ruolo del legato de latere.

È, del resto, questa l’innovazione più evidente nella diplomazia quattrocentesca: la creazione di una prassi diplomatica (da un punto di vista giuridico e dottrinario si resta legati alla tradizione medievale e la “nobilitazione” delle ambasciate in officia fu un processo lento e complicato) che prevede l’uso di personale strettamente legato al potere emanante (che è sempre più il solo detentore del potere esecutivo) – il principe, negli stati a reggenza monarchica, i consigli ristretti in cui era espressa l’oligarchia dominante, in quelli repubblicani – facendone uno strumento strettamente politico. Tale processo si esplica parallelamente nella progressiva trasformazione dell’ambasciata da rappresentanza dell’intero comune – di volta in volta in uno, più o tutti i suoi ordini e ceti – a rappresentanza dell’unico reggimento.

Il ricorso a un personale diplomatico nuovo (generalmente homines novi, legati al potere da vincoli fiduciari e personali, e caratterizzati da una sempre maggiore professionalizzazione), da cui consegue un diverso processo di nomina degli ambasciatori e un diverso inserimento degli stessi nell’organigramma istituzionale, sono le caratteristiche salienti della nuova diplomazia che, mossi i primi passi alla fine del XIV secolo soprattutto in ambito milanese, si evolve rapidamente nel corso della prima metà del Quattrocento, per assumere forme proprie nella seconda metà del secolo. È una diplomazia che prende vita da una peculiare realtà politica, quella dell’interdipendenza necessaria fra gli Stati italiani: essa è uno dei mezzi, se non il principale, attraverso cui formazioni statuali dotate ambiguamente di legittimità tradizionale possono riconoscersi reciprocamente e, dunque, legittimarsi. Una diplomazia che nasce, quindi, quale espressione di una interessata amicizia politica, segnatamente tra Milano di Francesco Sforza e Firenze di Cosimo de’ Medici, per poi essere rapidamente adottata in tutti gli Stati italiani e, progressivamente, dalla fine del secolo, in Europa.

Il vincolo fiduciario, spesso “al limite” tra pubblico e privato, che si realizzò attraverso la nuova diplomazia quattrocentesca, comportò l’inizio di una prassi diplomatica del tutto innovativa rispetto al passato, con la progressiva istituzione di una continuità della rappresentanza che trasgrediva ogni norma e consuetudine della tradizionale dottrina (e pratica) diplomatica.

Il tema della residenzialità degli ambasciatori italiani quattrocenteschi è stato per lungo tempo un Leitmotiv della storiografia europea. L’effettivo prolungamento di numerose missioni diplomatiche, al di là dello svolgimento di un preciso mandato (come prescriveva la tradizione e come spesso, del resto, continuava a essere indicato nelle lettere credenziali) e l’avvicendamento senza soluzione di continuità di diversi soggetti in una stessa sede (altro dato “rivoluzionario” rispetto al passato) ha fatto ritenere a numerosi studiosi che il concetto, moderno, di diplomazia residente avesse avuto origine proprio in questi anni. L’esigenza di individuare una ben chiara “nascita” di un istituto moderno portò, addirittura, a riconoscere in Nicodemo Tranchedini, oratore sforzesco, il primo ambasciatore residente della storia. Soprattutto gli studi di Riccardo Fubini hanno in seguito chiarito che il concetto di residenzialità non è applicabile alla diplomazia quattrocentesca se lo si consideri nella sua accezione contemporanea. Caratteristica principale della nuova diplomazia è, infatti, la sua straordinarietà – quasi rivoluzionaria rispetto al tradizionale ordinamento giuridico –, il ricorso a una prassi e non a forme istituite, l’utilizzo di metodi e personale al di fuori delle norme. La continuità dell’ambasciata è per il Quattrocento una prassi inscindibile dal particolare contesto politico, e non un istituto. Semmai, il progressivo ricorso a missioni diplomatiche con queste caratteristiche innescò un processo di normalizzazione, ponendo le premesse per il successivo sviluppo di una diplomazia residente. Per il XV secolo, in ogni caso, è innegabile il ricorso a forme di residenzialità – anche se in corso di formalizzazione – che preludono a forme continuative di rapporti tra Stati.

Il “nuovo” ambasciatore quattrocentesco si caratterizza per uno spettro di mansioni assai più ampio di quelli dei suoi immediati predecessori. Ancora latore di messaggi – verbali, quando particolarmente riservati – egli inizia anche ad assumere il ruolo di rappresentante del suo mandante presso lo Stato ospite (a livello non ancora istituzionalizzato, ma nella prassi bene evidente anche ai contemporanei), funge da collegamento tra signore emanante e signore ricevente, interviene anche attivamente a negoziazioni e discussioni su temi politici, spesso – se inviato presso potenze amiche e, ancor più, in qualche modo “subordinate” – assume un informale ruolo di consigliere, specie su temi di politica estera, anche del signore presso cui è stato inviato. Ma, soprattutto, egli ricopre, generalmente con perizia, il preziosissimo compito di informatore attento del contesto, non solo politico, in cui è stato inviato: l’esorbitante numero di dispacci diplomatici conservati negli archivi italiani è il segno più tangibile di un’attività minuziosa e senza sosta, spesso quotidiana.

Fonte molto complessa (più di quanto non possa apparire da una prima lettura), i dispacci diplomatici hanno particolare interesse e valore quando considerati nella loro serialità – come dimostrano, in genere, le iniziative editoriali – piuttosto che singolarmente (con il rischio di considerarli, tout court, miniere di dati).

Essi sono preziosissimi per diverse aree tematiche e quasi ogni indagine sul Quattrocento italiano deve fare riferimento a essi: per la storia dei rapporti interstatuali, naturalmente, ma anche per indagare gli equilibri interni degli stati riceventi, la società e i singoli protagonisti degli stessi, temi di storia sociale, economica, culturale, militare, materiale e della mentalità.

Risorse


1. Archivi e biblioteche

Tutti gli archivi italiani, particolarmente gli Archivi di Stato, conservano importanti serie di fonti inerenti la diplomazia. Se per il periodo comunale ci si deve riferire a diverse serie delle diverse magistrature comunali (l’ambasciatore è sempre “dipendente” da una di queste), per il XV secolo in genere si può disporre di serie più omogenee. Particolarmente ricchi, da questo punto di vista, sono gli Archivi di Stato di Milano (in particolare, si può vedere http://archiviodistatomilano.it/guida-on-line/complessi-archivistici/MIBA002400/) e di Firenze (si veda http://www.archiviodistato.firenze.it/Map/ ).
Un eccellente punto di partenza per una topografia delle fonti diplomatiche quattrocentesche in Italia è rappresentato dall’Indice curato da Vincent Ilardi (V. Ilardi, Index of microfilms on Italian diplomatic history, 1454-94, in The French descent into Renaissance Italy 1494-95. Antecedente and effects, ed. D. Abulafia, London 1995, pp. 405-483), disponibile anche on line (si veda il punto 5. Risorse sul web).
Analogamente, non è possibile indicare biblioteche particolarmente utili allo studio della diplomazia medievale, se non riferirsi ai diversi istituti italiani che conservano bibliografia storiografica. In questo caso, il punto di partenza consigliato è quello delle grandi istituzioni bibliotecarie, universitarie e non.

2. Centri di ricerca e riviste

Se si rimane legati al periodo storico qui preso in considerazione, non esistono centri di ricerca dedicati ad hoc alla diplomazia. Un discorso simile va fatto per le riviste; si cita, a titolo indicativo, la sola «Revue d’histoire diplomatique», per la sua longevità, ma non esistono riviste specializzate sulla diplomazia bassomedievale.

3. Edizioni di fonti

Per quanto concerne la trattatistica, in generale ci si deve riferire ai testi della giurisprudenza e della riflessione politica medievale ed eventualmente alle singole raccolte statutarie. Esistono alcuni trattati dedicati specificamente al tema diplomatico (in particolare, però, a quello di ambito pontificio, per sua natura specifico), ma si assiste a una fioritura di studi sull’argomento soprattutto a partire dal XVI secolo. La trattatistica bassomedievale edita dedicata alla diplomazia si trova in:

- V.E. Hrabar, De Legatis et Legationibus Tractatus Varii, Dorpat 1905
- E. Barbaro, De coelibatu, De officio legati, a cura di V. Branca, Firenze 1959

Assai più articolato il panorama delle fonti diplomatiche (definizione – peraltro – che può rimandare a differenti tipologie documentarie, a seconda dell’elasticità che si voglia assegnare al concetto di “relazione diplomatica”). Per il periodo comunale, esse possono trovarsi soprattutto in appendice a singoli studi di argomento vario oppure all’interno di corpora documentari tematicamente eterogene: edizioni di libri iurium (es. Liber grossus antiquus Comunis Regii, a cura di F.S. Gatta, 6 voll., Reggio Emilia 1944-1962); raccolte di patti e documenti di natura latamente diplomatica (es. Documenti per la storia delle relazioni fra Verona e Mantova. I: nel secolo XIII; II: nel secolo XIV, a cura di C.M. Cipolla, Milano 1901, 1907, o i volumi della collana Pacta Veneta); serie di documenti prodotti nel contesto di particolari alleanze o leghe (es. C. Vignati, Storia diplomatica della lega lombarda, a cura di R. Manselli, Torino 1966 [ed. or. 1867]); regesti di documenti inerenti le relazioni tra due entità politiche (es. A. Battistella, Contributo alla storia delle relazioni tra Venezia e Bologna dall’undecimo al sedicesimo secolo, in «Atti del Reale Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti», 75 (1915-1916), II, pp. 1733-1881). Si tratta di opere utili, soprattutto in assenza delle grandi serie documentarie proprie del XV secolo, per ricerche sulla storia delle relazioni diplomatiche, ma non sempre fonti diplomatiche in senso stretto. Per l’ampia tipologia che esse ricoprono e per l’eccessivo allargamento dello spettro di interesse che comporterebbero, questi casi non sono qui presi in considerazione. Per il Tre e soprattutto per il Quattrocento, esistono invece diverse edizioni di corpora diplomatici, che hanno conosciuto una notevole fioritura in anni recenti. In numerosi lavori sul Quattrocento italiani, soprattutto tardo-ottocenteschi e del primo Novecento, peraltro, figurano appendici documentarie, anche corpose, che riportano edizioni di fonti diplomatiche, generalmente selezionate con criterio tematico. Qui si riportano soltanto le principali edizioni di serie diplomatiche.

- Lettere di Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico conservate nell’Archivio Palatino di Modena; con notizie tratte dai carteggi diplomatici degli oratori estensi a Firenze, a cura di A. Cappelli, Modena 1863

- Commissioni di Rinaldo degli Albizzi per il comune di Firenze dal MCCCXCIX al MCCCCXXXIII, a cura di C. Guasti, 3 voll., Firenze 1867, 1869, 1873

- Négotiations diplomatiques de la France avec la Toscane, Documents recuellis par G. Canestrini et publiés par A. Desjardins, 5 voll., Paris 1859-1875

- L. Osio, Documenti diplomatici tratti dagli Archivi milanesi, 4 voll., Milano 1864-1877

- Dépêches des ambassadeurs milanais sur la campagne de Charles-le-Hardi duc de Bourgogne de 1474 à 1477, a cura di F. De Gingins La Sarra, 2 voll., Paris-Genève 1875

- I dispacci di Cristoforo da Piacenza, procuratore mantovano alla corte pontificia (1371-1383), a cura di A. Segre, Firenze 1909

- Dispacci e lettere di Giacomo Gherardi, nunzio pontificio a Firenze e a Milano (11 settembre 1487-10 ottobre 1490), a cura di E. Carusi, Roma 1909

- Il copialettere marciano della cancelleria carrarese (gennaio 1402-gennaio 1403), a cura di E. Pastorello, Venezia 1915

- Regis Ferdinandi primi instructionum liber, a cura di L. Volpicella, Napoli 1916

- Dépêches des ambassadeurs milanais en France sous Louis XI et François Sforza, a cura di B. de Mandrot, 3 voll., Paris 1916-1920
- Dépêches des ambassadeurs milanais en France sous Louis XI et François Sforza, a cura di Ch. Samaran, Paris 1923

- Dispacci di Pietro Cornaro ambasciatore a Milano durante la guerra di Chioggia, a cura di V. Lazzarini, Venezia 1939

- Dispatches with related documents of Milanese Ambassadors in France and Burgundy, I (1450-60), a cura di P. M. Kendall-V. Ilardi, Athens 1970
- Dispatches with related documents of Milanese Ambassadors in France and Burgundy, II (1460-61), a cura di P. M. Kendall-V. Ilardi, Athens 1971
- Dispatches with related documents of Milanese Ambassadors in France, III (1466), a cura di V. Ilardi, Dekalb 1981

- E. Pontieri, La politica mediceo-fiorentina nella congiura dei baroni napoletani contro Ferrante d’Aragona (1485-1492). Documenti inediti, Napoli 1977

- Carteggi diplomatici fra Milano sforzesca e la Francia, I, a cura di E. Pontieri, Roma 1978
- Carteggi diplomatici fra Milano sforzesca e la Borgogna, I, a cura di E. Sestan, Roma 1985
- Carteggi diplomatici fra Milano sforzesca e la Borgogna, II, a cura di E. Sestan, Roma 1987

- L. de’ Medici, Lettere, I (1460-74), a cura di R. Fubini, Firenze 1977
- L. de’ Medici, Lettere, II (1474-78), a cura di R. Fubini, Firenze 1977
- L. de’ Medici, Lettere, III (1478-79), a cura di N. Rubinstein, Firenze 1977
- L. de’ Medici, Lettere, IV (1479-80), a cura di N. Rubinstein, Firenze 1981
- L. de’ Medici, Lettere, V (1480-81), a cura di M. Mallett, Firenze 1981
- L. de’ Medici, Lettere, VI (1481-82), a cura di M. Mallett, Firenze 1990
- L. de’ Medici, Lettere, VII (1482-84), a cura di M. Mallett, Firenze 1998
- L. de’ Medici, Lettere, VIII (1484-85), a cura di H. Butters, Firenze 2001
- L. de’ Medici, Lettere, IX (1485-86), a cura di H. Butters, Firenze 2002
- L. de’ Medici, Lettere, X (1486-87), a cura di M.M. Bullard, Firenze 2003
- L. de’ Medici, Lettere, XI (1487-88), a cura di M.M. Bullard, Firenze 2004

- Ambasciata straordinaria al Sultano d’Egitto (1489-1490), a cura di F. Rossi, Venezia 1988

- Dispacci di Zaccaria Barbaro (1.11.1471-7.9.1473), a cura di G. Corazzol, Roma 1994

- Dispacci sforzeschi da Napoli, I, 1444-2 luglio 1458, a cura di F. Senatore, Napoli 1997
- Dispacci sforzeschi da Napoli, II, 4 luglio 1458-30 dicembre 1459, a cura di F. Senatore, Salerno 2004
- Dispacci sforzeschi da Napoli, IV, 1 gennaio-26 dicembre1461, a cura di F. Storti, Salerno 1999

- Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1450-1500), I (1450-1459), a cura di I. Lazzarini, Roma 1999
- Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1450-1500), II (1460), a cura di I. Lazzarini, Roma 2000
- Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1450-1500), III (1461), a cura di I. Lazzarini, Roma 2000
- Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1450-1500), IV (1462), a cura di I. Lazzarini, Roma 2002
- Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1450-1500), V (1463), a cura di M. Folin, Roma 2003
- Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1450-1500), VI (1464-1465), a cura di M.N. Covini, Roma 1999
- Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1450-1500), VII (1466-1467), a cura di M.N. Covini, Roma 2000
- Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1450-1500), VIII (1468-1471), a cura di M.N. Covini, Roma 2001
- Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1450-1500), X (1475-1477), a cura di G. Battioni, Roma 2007
- Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1450-1500), XI (1478-1479), a cura di M. Simonetta, Roma 2001
- Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1450-1500), XII (1480-1482), a cura di G. Battioni, Roma 2002
- Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1450-1500), XV (1495-1498), a cura di A. Grati, Roma 2003

- Corrispondenza degli ambasciatori fiorentini a Napoli, I, Giovanni Lanfredini (13 aprile 1484-9 maggio 1485), a cura di E. Scarton, Salerno 2002
- Corrispondenza degli ambasciatori fiorentini a Napoli, II, Giovanni Lanfredini (maggio 1485- ottobre 1486), a cura di E. Scarton, Salerno 2005
- Corrispondenza degli ambasciatori fiorentini a Napoli, VI, Pietro Nasi (aprile 1491-novembre 1491), Giovanni Antonio della Valle (novembre 1491-gennaio 1492) e Nicolò Michelozzi (gennaio 1492-giugno 1492), a cura di B. Figliuolo e S. Marcotti, Salerno 2004

- Il carteggio di Gerardo Cerruti, oratore sforzesco a Bologna (1470-1474), 2 voll., a cura di T. Duranti, Bologna 2007

4. Risorse sul web

Il principale strumento disponibile on line è l’indice «The Ilardi Microfilm Collection Renaissance Diplomatic Documents ca.1450-ca.1500» curato da Vincent Ilardi (si veda il punto 1. Archivi e biblioteche), disponibile all’indirizzo web http://www.library.yale.edu/Ilardi/il-home.htm.
La presentazione della collana Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1450-1500), diretta da Franca Leverotti (si veda il punto 3. Edizioni di fonti) è disponibile all’indirizzo web http://users.unimi.it/sforza/carteggio%20oratori%20mantovani.htm e nell’edizione digitale della presentazione cartacea su ../rivista/mater/Leverotti.htm. Sempre a proposito del ducato sforzesco, si può consultare anche http://users.unimi.it/sforza/.
La collana Dispacci sforzeschi da Napoli, diretta da Mario Del Treppo, con il coordinamento scientifico di Francesco Senatore e Francesco Storti, è presentata su http://www.storia.unina.it/sforza/; sullo stesso sito sono presenti anche alcuni utili materiali (indice dei nomi e regesti), scaricabili gratuitamente.

Questi ultimi due siti sono anche recensiti su Reti Medievali – Rivista (../rivista/recensio/Terlizzi.htm).

5. Studi

Istituire una bibliografia tematica sulla diplomazia è compito arduo, per le diverse sfaccettature tematiche che i diversi studi possono acquisire e per la difficoltosa attribuzione di ogni studio a una sottocategoria piuttosto che a un’altra. L’attività diplomatica e le fonti diplomatiche coinvolgono, infatti, un ampio spettro tematico (storia della diplomazia, storia dei rapporti interstatali, ma anche storia politico-istituzionale dell’organismo emanante, storia giuridica, storia della mentalità, storia materiale e così via). Per questo motivo, si è scelto di riportare i principali studi in un unico elenco, ordinato cronologicamente, senza operare sottocategorizzazioni tematiche. Sono indicizzate solo opere che trattano direttamente il tema della diplomazia, particolari missioni o figure di singoli ambasciatori (incluse poiché spesso contengono riflessioni e valutazioni di carattere generale), ma il numero di studi che prendono in considerazione i rapporti diplomatici o che si servono di fonti di natura diplomatica è, naturalmente, vastissimo.

- A. Reumont, Dei diplomati italiani e delle relazioni diplomatiche italiane dal 1260 al 1550, Padova 1850
- A. Reumont, Della diplomazia italiana dal secolo XIII al XVI, Firenze 1855
- N. Malvezzi de’ Medici, Giacomo Grati diplomatico bolognese del XV secolo, in «Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le province di Romagna», n.s., 4 (1878-79), pp. 153-187
- E. Nys, Les origines de la diplomatie et le droit d’ambassade jusqu’à Grotius, in «Revue du droit international et de la législation comparée», 15 (1883), pp. 577-586; 16 (1884), pp. 55-70, 167-189
- O. Krauske, Die Entwicklung der ständigen Diplomatie von 15. bis zu den Beschlüβen von 1815-18, Leipzig 1885
- A. Schaube, Zur Enstehungsgeschichte der ständingen Gesandtschaften, in «Mittheilungen für Oesterreichische Geschichtsforschung», 10 (1889), pp. 501-552
- A. Maspes, Prammatica pel ricevimento degli ambasciatori inviati alla Corte di Galeazzo Maria Sforza, Duca di Milano (1468-10 dicembre), in «Archivio Storico Lombardo», 17 (1890), pp. 146-151
- M.-A.R. de Maulde-La-Clavière, La diplomatie au temps de Machiavel, 2 voll., Paris 1892-1893 (Genève 19702)
- T.A. Pipier, Zur Enstehungeschichte der ständigen Nuntiaturen, Freiburg 1894
- G. Romano, Niccolò Spinelli da Giovinazzo diplomatico del secolo XIV, in «Archivio storico per le province napoletane», 24 (1899), pp. 85-121, 351-400; 25 (1900), pp. 157-194, 276-334, 408-461; 26 (1901), pp. 33-80, 223-281, 401-462, 471-542
- R. Sorbelli, Carteggio mediceo-bentivolesco dell’Archivio di Stato di Firenze, Bologna 1917
- G. Soranzo, La lega italica (1454-1455), Milano 1924
- N. Nicolini, Il consolato generale veneto nel regno di Napoli, in «Archivio storico per le province napoletane», LII (1927), pp. 59-135
- G. Mattingly, A humanist Ambassador, in «The Journal of Modern History», 4 (1932), 2, pp. 175-185
- F. Massai, Nicodemo da Pontremoli, ambasciatore di Francesco Sforza a Firenze al tempo di Cosimo il vecchio, in «Atti della Società Colombaria di Firenze», [Firenze] (1933-1934), pp. 133-162
- B. Behrens, Origins of the Office of English Resident Ambassador in Rome, in «The English Historical Review», 49 (1934), pp. 640-656
- N. Nicolini, Sui rapporti diplomatici veneto-napoletani durante I regni di Carlo I e Carlo II d’Angiò, in «Archivio storico per le province napoletane», 60 (1935), pp. 229-286
- B. Behrens, Treatises on the Ambassador Written in the Fifteenth and Early Sixteenth Centuries, in «The English Historical Review», 51 (1936), pp. 616-627
- G. Mattingly, The First Resident Ambassies. Mediaeval Italian Origins of Modern Diplomacy, in «Speculum», 12 (1937), 4, pp. 423-439
- R. Quazza, La diplomazia gonzaghesca, Milano 1941
- P. Brezzi, La diplomazia pontificia, Milano 1942
- E. Dupré Theseider, Niccolò Machiavelli diplomatico. L’arte della diplomazia nel Quattrocento, Como 1945
- G. Vedovato, Note sul diritto diplomatico della repubblica fiorentina, Firenze 1946
- A. Cagliati, La diplomazia dalle origini al XVII secolo, Siena 1946
- G. L. Lesage, La titulature des envoyés pontificaux sous Pie II, in «Mélanges d’archéologie et d’histoire», 58 (1941-1946), pp. 206-247
- S. Nava, Sistema della diplomazia, Padova 1950
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Segnalazioni

Questa pagina è periodicamente aggiornata. Chi desiderasse segnalare mutamenti e novità relative alla diplomazia bassomedievale in Italia può contattare direttamente il curatore, Tommaso Duranti: tommaso.duranti@unibo.it.


Curatore

Tommaso Duranti (Reggio Emilia, 1977) è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Paleografia e Medievistica dell’Università di Bologna, con un progetto dal titolo Diplomazia tra Medioevo e Rinascimento in area padana. Per curriculum e pubblicazioni, si rimanda a http://66.71.178.156/PALEO-ASSEGNISTI/duranti.HTM.

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Ultima modifica: 16/10/2009
 
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