INFORMATIO STATUS MARCHIE ANCONITANE
Una inchiesta politica del 1341 nelle terre dello Stato della Chiesa


Giovanni de Riparia, rettore della Marca anconetana


Priore delle domus romana e pisana dell’Ordine Gerosolimitano, venne nominato rettore della Marca da Benedetto XII nel marzo 1339, succedendo nella carica al canonico Canhard de Sabalhano. L’attività di pacificazione di Giovanni nella Marca, attuata energicamente durante i primi anni del suo incarico, segna un momentaneo successo dell'autorità statale nella provincia. Il 13 settembre 1339 il papa inviava ai comuni di Camerino, Matelica, Fabriano, San Severino, Tolentino, Macerata e Apiro lettere di ringraziamento per l’obbedienza rivolta al rettore e per gli onori tributatigli. Nell’agosto dello stesso anno Giovanni aveva presieduto un parlamento provinciale a Macerata. Nel 1340 il più importante signore marchigiano ostile al papa, Mercennario di Monteverde, era stato ucciso a Fermo nel corso di un’insurrezione popolare. Il 25 gennaio 1341, pochi mesi prima della realizzazione dell'inchiesta, Benedetto XII in una lettera rivolta unitamente al rettore e al tesoriere Bertrando Senherii, che costituivano due cariche direttamente subordinate al papa allo stesso livello della gerarchia amministrativa dello Stato, comunicava loro di voler assolvere pienamente coloro che erano stati oggetto di condanne politiche e spirituali durante il pontificato del suo predecessore. A tal fine ordinava ai due mssimi rappresentanti dello Stato in provincia di acquisire informazioni dettagliate su quei signori (non indicati nominativamente), sui delitti commessi e sugli effetti prodotti dai processi celebrati in passato, riservando una particolare attenzioni agli aspetti patrimoniali; il rettore e il tesoriere avrebbero dovuto inoltre indicare in una dettagliata relazione scritta quali forme avrebbero ritenuto più idonee per la riconciliazione con i signori.
Intanto l'attività militare di Giovanni de Riparia procedeva registrando apprezzabili successi: all'inizio dell’anno anche Lomo Simonetti di Jesi e i Guzzolini di Osimo erano stati costretti a riconsegnare le rispettive città su cui avevano instaurato da tempo una dominazione signorile. I Simonetti infatti avevano ricevuto da parte delle milizie papali una dura sconfitta nel castello di Serra S. Quirico, mentre nel maggio 1341 il rettore aveva convogliato le forze militari su Osimo. Dalla relazione prodotta da Giovanni de Riparia all’inchiesta, la principale fonte di cui si dispone per gli avvenimenti di questi anni, Lippaccio e Andrea Guzzolini, stretti in assedio nel castello di Monte S. Pietro, avevano accettato la resa della città senza condizione e promesso di trasferirsi ad Offagna. Giovanni inviò quindi il suo maresciallo per fortificare il cassero della città. In seguito ad un successivo tumulto dei ghibellini osimani, il rettore dovette recarsi personalmente ad Osimo (da dove è rilasicata la sua deposizione all’inchiesta), punendo i ribelli e riconquistando anche i castra di Offagna e di Montecassiano. I successi ottenuti dal rettore, del resto assai contingenti, si collocano comunque nel solco dalla tradizionale linea seguita nel primo Trecento dall’amministrazione provinciale dello Stato, tesa essenzialmente a fornire appoggio all’aristocrazia signorile di orientamento guelfo e a combattere il ribellismo ghibellino con i mezzi diplomatici e ancor più con quelli militari.
Nel settembre 1343 Clemente VI confermò Giovanni alla carica di rettore della Marca, esortandolo ad inpegnasi nel prestare auxilium et consilium per la difesa dei diritti della monarchia pontificia. Qualche anno più tardi, Giovanni rivestì un ruolo da protagonista in un piano di politiche matrimoniali tese a rinsaldare i legami filopapali nella provincia: nel giugno 1346 il papa autorizzava infatti due nipoti del rettore a prendere in nozze rispettivamente un figlio di Gentile da Mogliano, momentaneamente passato dalla parte papale, e una pronipote di Gentile da Varano di Camerino. Qualche mesi più tardi, nel novembre dello stesso anni, riportava una importante vittoria militare contro Gentile da Mogliano, nuovamente passato all'ostilità verso la Chiesa. La politica di compromessi attuata da Giovanni offrì nel 1347 il pretesto al partito guelfo, capeggiato dai Malatesta e da Smiduccio di S. Severino e dai Cima di Cingoli, per rivolgere al rettore una serie di accuse, sicuramente infondate, presso il tribunale del vescovo di Osimo: il rettore era accusato di aver calunniato i Da Varano dinanzi al papa, di aver sostenuto Gentile da Mogliano a Fermo e di aver attentato proditoriamente alla vita di Smiduccio di S. Severino in occasione di una funzione religiosa. Giovanni morì nel 1348.

FONTI E BIBLIOGRAFIA:
Les Registres de Benôit XII, nn. 2229, 2453-54, 2512, 1513-19, 2534; Les registes de Clément VI, nn. 288-91, 464, 701, 702, 742, 758, 817, 883, 974, 975, 1003, 1004, 1018, 1175, 1266, 1295, 1448, 1449, 1695, 2138, 2140, 2141, 2157; THEINER, Codex, II, docc. CXX, CXXVIII; PANSA, Un documento inedito; VILLANI, Comuni e signorie, pp. 137-139.