INFORMATIO STATUS MARCHIE ANCONITANE
Una inchiesta politica del 1341 nelle terre dello Stato della Chiesa


Pagnone <Cima>, signore di Cingoli e figli Giovanni, Tanarello, Bartolo

 

Membri di una famiglia di origine molto probabilmente signorile, inurbata nella comunità di Cingoli verso la metà del XIII secolo. I Cima si segnalano, a partire dal tardo Duecento, oltre che per l’attività militare, anche per l’attività funzionariale svolta da molti dei suoi membri come podestà, all’interno del circuito guelfo, in varie città comunali dell’Italia centrale. Le lotte fra fazioni interne alla società cingolana portarono nel 1304 all’espulsione dei Cima ad opera dei loro avversari, i Mainetti, di orientamento ghibellino. Nel 1307 Pagnone, figlio di Giovannuccio di Ruggero, dopo aver sostenuto un impegno militare contro i ghibellini di Arezzo, si impose in armi a Cingoli, impresa che gli valse la scomunica papale. Ma l’assunzione dell’egemonia politica entro le mura della sua terra non dovette dimostrarsi duratura. Il 1313 segnò infatti per Pagnone l’inizio di un esilio decennale: in seguito all’occupazione di Cingoli da parte del suo avversario, Appilliaterra Mainetti, venne infatti espulso dalla terra. Negli anni dell'esilio ricoprì vari incarichi funzionariali, come ad esempio la podesteria ad Orvieto nel 1314 e a Perugia nel 1318.
Negli anni della rivolta ghibellina nelle Marche (1318-23) Cingoli fu alleata di Federico da Montefeltro e dei Guzzolini di Osimo; solo nel 1324, dopo battuta d’arresto della coalizione segnata dalla morte del conte feltresco, la terra ritornò all’obbedienza pontificia. Non è documentato il ruolo svolto in questa fase da Pagnone nella politica interna, ma certo dovette essere di rilevo se questi risulta fra i riformatori del nuovo
statuto approvato nel 1325. Nel 1328, al momento della discesa in Italia di Ludovico il Bavaro, Pagnone militò nell’esercito pontificio. E’ in questa fase che l’autorità dei Cima a Cingoli va affermandosi, anche se solo nel 1332 Pagnone e i suoi figli Giovanni e Tanarello raggiunsero un ruolo egemone all’interno delle istituzioni comunali cingolane. Pagnone morì probabilmente nel 1339 e da quel momento i figli si impegarono nel consolidamento dell’autorità familiare su Cingoli, senza però che le istituzioni comunali venissero intaccate nella forma e senza peraltro rinunciare alla carriera di funzionari e a quella militare fuori della loro terra. Nel 1339 Giovanni era infatti podestà ad Ascoli, nel 1342 a Matelica e nel 1348, anno in cui morì di peste, ricopriva la stessa carica ad Ancona. Un altro figlio di Pagnone, Bartolo, è invece attestato nelle fonti come cappellano papale.

FONTI E BIBLIOGRAFIA:
FALASCHI, Cima Pagnone; BERNARDI, Nobiltà feudale ed istituzionale; COLINI BALDESCHI, Comuni, signorie, II, pp. 32-57.