INFORMATIO STATUS MARCHIE ANCONITANE
Una inchiesta politica del 1341 nelle terre dello Stato della Chiesa

 

Gentile (II) e Giovanni <da Varano>, signori di Camerino

Figli rispettivamente di Berardo I e di Rodolfo I da Varano e fra loro cugini, insigniti nelle fonti coeve dei titoli di nobiles milites e magnifici, Gentile (II) e Giovanni furono esponenti di spicco della famiglia che instaurò la propria duratura signoria su Camerino. Soltanto il ramo di Gentile riuscì però ad assicurare la discendenza alla famiglia. Durante il XIV secolo i Da Varano si segnalano per un abile esercizio sia della carriera militare che di quella funzionariale; di costante orientamento guelfo e filopapale, la famiglia appare legata a doppio filo al papato, al comune di Firenze e ai re angioini di Napoli, come si può dedurre dai numerosi incarichi militari e funzionariali svolti. Gentile (II) Da Varano esercitò nel primo Trecento la professione podestarile in varie città dell’Italia centrale all’interno del circuito guelfo: fu podestà Firenze nel 1312, allorché guidò vittoriosamente l’esercito comunale contro i Pisani; l’anno seguente prese parte alla difesa della città toscana minacciata dall’imperatore Enrico VII di Lussemburgo. Firenze rientrava fra le tappe obbligate della carriera di molti dei Da Varano: Berardo, padre di Gentile, vi aveva rivestito la carica di capitano del popolo nel 1296, mentre qualche tempo dopo, nel 1341, anche Rodolfo, figlio di Giovanni, ricoprì la carica di Capitano del popolo nella città toscana.
Nel 1324 Gentile successe allo zio Rodolfo nella guida della signoria camerinese, già consolidata nella città appenninica, e negli anni successivi assunse incarichi di governo nell’area camerte, ove ricoprì, alternandosi con altri membri della famiglia, la carica di podestà a San Ginesio: l’occupazione sistematica della podesteria ginesina garantiva così ai Da Varano un effettivo controllo sulla terra. Nel 1325 Gentile e Giovanni deposero a favore della santità del frate agostiniano Nicola da Tolentino al processo di canonizzazione: Giovanni, ostentando la propria abilità militare dichiarò che era solito armeggiare a cavallo con la lancia per le vie e le piazze della terra insieme ad altri nobili del luogo, disertando così le prediche del frate eremitano e attirando ai tornei una gran folla, gremita anche da donne. Nello stesso anno Giovanni esercitava la carica di podestà a San Ginesio, pur risiedendo a Tolentino, ove si era affermata la dinastia degli Accorrimboni, legati da stretti vincoli di parentela ai Da Varano. All’epoca della discesa in Italia di Ludovico il Bavaro, i Da Varano si dimostrarono i più affidabili alleati del papato nella Marca: per questo Giovanni XXII nominò Gentile alla carica di luogotenente dell’esercito pontificio. Nel settembre 1329 i due Da Varano agirono in qualità di fiduciari del rettore nei capitoli preliminari della pace fra quest'ultimo e le città ghibelline: la posizione dei camerinesi risulta egemone su tutti gli altri signori guelfi intervenuti, quali Smeduccio di San Severino e i Molucci di Macerata. Negli anni Trenta i Da Varano continuarono ad esercitare il ruolo di leader nello schieramento guelfo marchigiano, sfruttando al contempo la propria posizione politica per estendere il controllo su alcuni centri dell’area camerte. Tale ambiguità di condotta provocò qualche episodio di tensione con il papato: nel 1337 Benedetto XII invitava il legato Bertrand de Déaulx a procedere contro i due Da Varano allo stesso modo che con gli altri tiranni marchigiani; nel 1343 Gentile, Giovanni e Rodolfo, figlio di quest’ultimo, vennero accusati da Clemente VI di aver favorito il ritorno a Matelica dei nipoti del tiranno ucciso Burgaruccio. La signoria dei Da Varano restava comunque la più solida fra quelle della Marca centro meridionale e la famiglia uno dei più affidabili referenti del governo dello Stato della Chiesa nella provincia.

FONTI E BIBLIOGRAFIA:
Les Registres de Benôit XII, nn. 192, 688, 998, 1001, 1002, 1109; Les registes de Clément VI, nn. 322, 1003, 1004; Il processo di canonizzazione, p. 149; ACQUACOTTA, Lapidi e documenti, doc. 112; LILII, Dell’istoria di Camerino; FALASCHI, Berardo I da Varano, p 35, 63; ID., Società ed istituzioni nella Marca, p. 120; MERIGGI, “Honorabilibus amicis nostris carissimis”, p. 21; GUERRA MEDICI, Famiglia e potere, pp. 290-92; FALASCHI, Orizzonti, pp. 31-32.