INFORMATIO STATUS MARCHIE ANCONITANE
Una inchiesta politica del 1341 nelle terre dello Stato della Chiesa


Smeduccio <Smeducci>, signore di S. Severino

Esponente principale ed eponimo della famiglia guelfa degli Smeducci, che nel XIV secolo stabilì la propria signoria sulla terra di S. Severino. Non si hanno notizie sull’origine della dinastia, che precisa il suo ruolo nella società locale soltanto nel primo Trecento con la personalità di Smeduccio, nato probabilmente nei primi anni del secolo. Quest’ultimo si segnala durante il pontificato di Giovanni XXII per gli incarichi militari svolti a servizio del papa: nel novembre 1328, l’anno della lotta contro Ludovico il Bavaro, fu nominato capitano generale dell’esercito della Chiesa, succedendo nell’incarico a Tano Baligani di Jesi, leader dello schieramento guelfo. Nel settembre dello stesso anno Smeduccio è documentato a Fermo insieme ad altri signori guelfi, fra cui i Molucci di Macerata, nei capitoli preliminari della pace fra il rettore provinciale da una parte e Mercennario di Monteverde e i comuni ghibellini dall’altra: il nostro risulta però in una posizione subordinata rispetto ai Da Varano, fiduciari del rettore. Intanto l’autorità di Smeduccio nella sua terra si era consolidata: nel testo dell’Informatio il console ed i priori del comune di San Severino attestano che il rettore della Marca Amelio di Lautrec, in carica fra 1317 e 1327, insediò Smeduccio nella sua città pro maiori, riconosciendone e legittimandone dunque di fatto l'egemonia. Non si conoscono tuttavia i tempi e le modalità attraverso cui si attuò l’ascesa al potere di Smeduccio. E’ noto invece che nel 1343 una sollevazione popolare costrinse questi a lasciare la terra e a trascorrere alcuni anni ad Apiro come fuoriuscito. Nel 1347 il partito guelfo, capeggiato dai Malatesta, da Smeduccio e dai Cima di Cingoli rivolse al rettore Giovanni de Riparia una serie di accuse, sicuramente infondate, presso il tribunale del vescovo di Osimo: il rettore era accusato di aver calunniato i Da Varano dinanzi al papa, di aver sostenuto Gentile da Mogliano a Fermo e di aver attentato proditoriamente alla vita dello stesso Smeduccio in occasione di una funzione religiosa. In seguito, nel 1353, cambiando repentinamente schieramento, Smeduccio strinse alleanza con Giovanni Visconti, ma poi si accordò segretamente con il card. Albornoz e consegnò a quest'ultimo la terra di Montecchio (od. Treia), riucevuta in custodia dai Malatesta; nel marzo 1355 prestò il giuramento di sottomissione al cardinale legato. Nel 1357 fu presente al parlamento generale di Fano e negli anni successivi continuò ad ricoprire importanti incarichi militari per la Chiesa o per città guelfe: nel 1358, ad esempio, fu capitano generale dell’esercito di Perugia nella guerra contro Siena. Nel 1359 Urbano V concesse a Smeduccio la custodia della terra di San Severino per la durata di dieci anni. Negli anni Sessanta del Trecento l’egemonia di Smeduccio e dei suoi figli, che furono associati al governo della città da Urbano V al rinnovo della concessione della custodia, si trasformò in una vera e propria dominazione signorile: la famiglia promosse infatti l’istruzione a San Severino, invitando a proprie spese maestri forestieri e commissionò nel 1372 (è questa l’ultima attestazione documentaria di Smeduccio) la decorazione della cappella familiare nella chiesa maggiore.

FONTI E BIBLIOGRAFIA:
Les registes de Clément VI, nn. 322, 1396; GLÉNISSON-MOLLAT, L'administration, nn. 182, 256, 359; GENTILI, De ecclesia septempedana, pp. 86-91; GUBINELLI, San Severino Marche, pp. 20-23; VILLANI, Signori e comuni, passim; PANSA, Un documento inedito.