INFORMATIO STATUS MARCHIE ANCONITANE
Una inchiesta politica del 1341 nelle terre dello Stato della Chiesa


Fredo e Vanni Molucci, signori di Macerata

Membri di una famiglia fra le più importanti nella società comunale di Macerata, i Molucci, di orientamento politico filopapale, stabilirono nel primo Trecento la loro egemonia sulla città. La famiglia emerge in un contesto urbano: d.nus Mulus, l’eponimo del casato, risulta nel catasto del comune del 1268 il più ricco possidente della città. Nel terzo e quarto decennio del XIV secolo i Molucci si impongono a Macerata non soltanto in campo civile ma anche in quello religioso: Pietro Molucci, frate minore, fratello di Fredo, venne nominato secondo vescovo della città da Giovanni XXII, dopo che il papa nel 1320 aveva elevato il centro urbano a sede diocesana. Dopo tale data Macerata, sede dell’amministrazione provinciale della Marca, assunse il ruolo di centro sostenitore della politica pontificia in opposizione alle città di Osimo e Recanati, accesi focolai di ribellismo ghibellino. In questo peculiare contesto, la debole signoria dei Molucci si caratterizzò per l’esercizio di un controllo sui ceti dirigenti comunali, attuato in costante dialogo e rapporto con i rappresentanti del papato avignonese: per tale motivo non emergono personalità o carriere significative fra i membri della famiglia.
L’autorità dei Molucci, stabilita a Macerata fra 1321 e 1323, si estese ben presto anche ai castelli di Montecosaro e Morrovalle, lungo la media valle del Chienti. Nel 1326 la podesteria maceratese di Cicco Accorrimboni di Tolentino denota sia i profondi raccordi fra le famiglie guelfe della regione sia il fatto che i Molucci mantennero formalmente salde le istituzioni comunali nella loro città. Nel settembre 1328 Fredo, dopo aver partecipato all’occupazione di Senigallia da parte dell’esercito pontificio, è documentato a Fermo insieme ad altri signori guelfi nei capitoli preliminari della pace fra il rettore provinciale da una parte e Mercennario di Monteverde e i comuni ghibellini dall’altra. Nel febbraio 1335, a seguito di una rivolta popolare, i Molucci furono cacciati dalla città, ma l’anno seguente riuscirono a rientrarvi molto probabilmente anche grazie all’aiuto fornito dai rappresentanti del governo provinciale dello Stato della Chiesa. È nell’agosto del 1340 che si ebbe però un vero e proprio rovesciamento del regime signorile attuato dalle associazioni delle arti e nel 1342 vennero approvati nuovi statuti di matrice popolare. Dei Molucci, esuli da Macerata, si perdono le tracce documentarie fino al marzo 1353, allorché Fredo Molucci, nuovamente egemone nella sua città, è fra i testimoni alla pace di Sarzana conclusa con i Visconti: nella pace si prevedeva anche il rientro a Macerata dei fuoriusciti e il reintegro dei loro beni. Si può ipotizzare che la riscossa dei Molucci fosse stata resa possibile anche della crisi demografica e sociale in cui versava Macerata all’indomani della peste del 1348, che colpì la città in modo particolarmente forte. I Molucci, dopo aver militato per breve tempo dalla parte dei Visconti, si riconciliarono con la Chiesa e nell’aprile 1355 giurarono la fedeltà al card. Albornoz, riuscendo così a mantenere una posizione di egemonia su Macerata. Nel 1359 una nuova sollevazione dei ceti che facevano capo alle organizzazioni delle arti poneva definitivamente fine alla signoria dei Molucci.


FONTI E BIBLIOGRAFIA:
Les Registres de Benôit XII, nn. 687, 1887; JANSEN, Démographie et société, pp. 74-78; COLINI BALDESCHI, Vita pubblica e privata maceratese, docc. VII-VIII; PACI, Storia di Macerata, pp. 94-109; COLINI BALDESCHI, Comuni, signorie, I, pp. 35-36; II, pp. 3-19.