INFORMATIO STATUS MARCHIE ANCONITANE
Una inchiesta politica del 1341 nelle terre dello Stato della Chiesa


Mercennario di Monteverde, signore di Fermo

Personaggio di spicco nel partito ghibellino della Marca, discendente da una delle più importanti famiglie dell’area fermana: i Monteverde (il nome deriva da quello di un piccolo castrum nei pressi di Montegiorgio), strettamente legati, per la comune ascendenza, ai signori di Mogliano, di Falerone e di Brunforte. Figlio di Fildesmido (III), Mercennario è documentato dal 1315 al 1317 come podestà di Amandola, ove sostenne i Brunforte in opposizione ad altre famiglie signorili dell’area appenninica. Dal 1318 iniziò la sua intensa attività militare all’interno della lega ghibellina della Marca, allorché insieme al fratello Baccalario prese parte, in stretto collegamento con i Simonetti di Jesi, a varie “cavalcate” in una vasta area fra l’Esino e il Chienti: nel 1318 assalirono Macerata, sede della curia rettorale, occuparono e saccheggiarono vari centri minori, quali Morrovalle, Montecosaro, Montesanto, Civitanova, Montelupone, Monte S. Giusto e Appignano, assicurandosi per tali azioni la condanna papale. Negli anni Venti, proseguì l’attività militare, in stretto contatto con i Chiavelli fabrianesi e i Gozzolini osimani; strinse anche significativi legami con i Tarlati di Arezzo, acquistando una posizione di tutto rilevo nella compagine ghibellina marchigiana.
Fu negli anni della discesa in Italia di Ludovico il Bavaro che Mercennario assurse ad un ruolo di primo piano: l’imperatore in una lettera inviata a Mercennario, cui si rivolge con l’appellativo di propugnaculum imperii, esortava quest’ultimo ad accogliere nella città di Fermo Giovanni di Chiarmonte, conte di Mohac, suo vicario nella Marca; in questi anni Mercennario fu capitano della Lega ghibellina. Intanto nella città di Fermo, dove andava consolidandosi l’autorità di Mercennario, era stato eletto dall’antipapa Nicolò V un vescovo scismatico, Vitale da Urbino, probabilmente su indicazione dello stesso Monteverde. Così, nonostante il fallimento dei progetti imperiali di Ludovico il Bavaro, nel 1331 Mercennaio riuscì a stabilire la sua signoria de facto sulla città picena con il titolo di conservator pacis et populi. Nel giugno dell’anno successivo papa Giovanni XXII, ormai orientato a venire ad un accordo con i Monteverde, concedeva a lui e a sua moglie l’assoluzione planaria in articulo mortis; nell’agosto 1333, all’atto solenne di pacificazione fra la Chiesa e i ribelli, Mercenario sottoscrisse un l’impegno di intervenire militarmente con fanti e cavalieri a fianco della Chiesa, su richiesta del rettore o di altri ufficiali della curia provinciale. Successivamente, con l’avvento al soglio pontificio di Benedetto XII, venne a crearsi un insanabile contrasto fra il papa e Mercenario: nel maggio 1335 il pontefice condannava l’operato del signore fermano, invitandolo a sottomettersi all’autorità della Chiesa; in un’altra lettera coeva, Benedetto XII, definiva Mercenario tyrannus pessimus. La signoria fermana di Mercennaio si concluse nel sangue nel 1340, quando nel corso di una sommossa venne ucciso, secondo quanto attesta il cronista fermano quattrocentesco Antonio di Nicolò, il tiranno malignus et pessimus hostis Ecclesie.

FONTI E BIBLIOGRAFIA:
Les Registres de Benôit XII, nn. 262, 267, 691, 823, 975, 1109, 1515, 2272, 2368, 2369, 2619, 2716, 2733-38; VILLANI, Nuova cronica, lib. XII, CVII; ANTONIO DI NICOLÒ, Cronaca fermana, p. 3; LICITRA, Mercennario; VILLANI, Signori e comuni, pp. 70-73, 102-103, 114-117, 127-130; TOMEI, La piazza del popolo, pp. 110-114.