INFORMATIO STATUS MARCHIE ANCONITANE
Una inchiesta politica del 1341 nelle terre dello Stato della Chiesa


Gentile (II), Petrello e Migliore da Mogliano


Membri di una famiglia signorile di tradizione ghibellina, il cui primo esponente era stato nel XIII secolo Fildesmido da Mogliano, leader del partito imperiale nella Marca in età federiciana. Nel Duecento la famiglia si era divisa in vari rami, fra cui quello dei Brunforte, originato da Rinaldo (I), cugino di Gentile (I). Nel primo Trecento il titolo di signori di Mogliano non aveva più rapporto con la residenza nel castello originario della famiglia, ormai inurbata a Fermo. La deposizione XXXIII dell’Informatio cita erroneamente come fratelli Gentile, Petrello e Migliore, signori di Mogliano: in realtà Gentile (II) era cugino di Petrello e Maggiore (non Migliore, come nel testo), figli rispettivamente di Gentiluccio e di Tommaso di Gentile (I). Il più importante dei tre è senza dubbio Gentile (II), un personaggio di primo piano sulla scena politica marchigiana della metà del Trecento. Dopo l’uccisione di Mercennario di Monteverde nel 1340, Gentile riuscì in breve tempo a stabilire un effettivo potere di tipo signorile sulla città di Fermo, attuando una strategia di alternanza tra la tradizione ghibellina familiare e la fedeltà alla Chiesa. Il regime signorile fu instaurato formalmente nella città picena nel 1345, allorché nella documentazione Gentile è definito signore della città; l’anno seguente riporta invece il titolo di “governatore del comune e del popolo”. Nel 1353, alla fine delle ostilità fra gli schieramenti Gentile, dalla parte dei Visconti, è presente alla pace di Sarzana. Lo stesso anno entrava nella Marca la compagnia di ventura di Fra Moriale, inviata dagli Ordelaffi in soccorso di Gentile, che ai signori romagnoli era legato da vincoli matrimoniali poiché aveva sposato Orestina, figlia di Francesco Ordelaffi. L’anno successivo promise fedeltà alla Chiesa, ma nel 1355 è documentato nuovamente nelle file nemiche alla Chiesa, prendendo parte all’esercito di Galeotto Malatesta, che aveva fino ad allora contrastato. Dopo lo scontro militare che segnò la vittoria delle milizie pontificie, il card. Albornoz entrò trionfalmente a Fermo nel novembre dello stesso anno, decretando l’esilio perpetuo e la confisca dei suoi beni per Gentile, i suoi figli e Petrello, possessore della metà del castello di Loro. Quest’ultimo si trasferì nel suo castrum piceno, mentre Gentile si diede ad vita errabonda militando in diverse compagnie di ventura, fra cui quella del conte Lando, lasciando così perdere tracce di sé.


FONTI E BIBLIOGRAFIA:
PACINI, I signori di Mogliano, pp. 334-64; ID. Sulle origini dei signori di Mogliano, pp. 205-206; LUCHETTI GIULI, Gentile da Mogliano; COLINI BALDESCHI, Comuni e signorie, II, pp. 19-32; TOMEI, La piazza del popolo, pp. 113-17.