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Didattica

Fonti

La società urbana nell’Italia comunale (secoli XI-XIV)

a cura di Renato Bordone

© 1984-2005 – Renato Bordone


III – La morfologia

2. La creazione di una città nuova

È consuetudine dividere le città medievali a seconda della loro origine in tre categorie: città di origine romana, città di formazione – cioè sviluppi in senso urbano di insediamenti in origine modesti – e città di creazione; quest'ultimo caso, benché in Italia molto più raro che all'estero, presenta alcuni esempi, fra i quali il più noto è certo quello di Alessandria, città fondata nel 1168 fra il Tanaro e la Bormida non per volontà di un potente ma per iniziativa di gruppi locali, appoggiati dai finanziamenti genovesi. Delle fasi costruttive vere e proprie non è rimasta nessuna documentazione, ma grande importanza per il significato di civitas che fin dal suo sorgere il nuovo insediamento ha assunto riveste la bolla con cui, su richiesta dei consoli della città, Alessandro III nel 1175 istituisce la diocesi.

Fonte: A. CHROUST, Unedierte Königs- und Papst-Urkunden, in «Neues Archiv der Gesellschaft für ältere deutsche Geschichtskunde», XVI, 1891, pp. 157-59 (parziale).


Alessandro vescovo, servo dei servi di Dio, saluta i diletti figli consoli e tutto il clero e il popolo di Alessandria. Alla sacrosanta chiesa romana grazie al privilegio celeste a essa conferito è stato e sempre sarà lecito congiungere sedi episcopali divise e dividere sedi congiunte, a seconda delle necessità del momento e in quei luoghi in cui non vi sono mai stati episcopati crearne, qualora ciò sia richiesto dalla necessità e dall'utilità. II concilio di Sardi ha stabilito infatti che non si possano creare vescovi se non nelle città in cui vi furono in passato o nelle città che sono diventate tanto popolose da meritare la creazione di un vescovo.

Da ciò consegue che, conosciuto il vostro desiderio, spesse volte manifestatoci con accorate suppliche, di onorare la vostra città della dignità apostolica affinché non doveste subire la mancanza di sacramenti ecclesiastici, ricevuta anche l'insistente richiesta del venerabile arcivescovo Galdino, nostro confratello e delegato della santa sede, e dei consoli di Milano e dei rettori della Lombardia e della Marca, dopo lunga riflessione sulla unanime volontà dei nostri confratelli, stabiliamo di onorare la vostra chiesa e la vostra comunità cittadina, costituita in onore di san Pietro e per l'utilità e la gloria di tutta la Lombardia, con la dignità episcopale e al nostro diletto figlio Arduino, nobile per costumi e nascita e colto, che vi abbiamo concesso per vescovo e pastore, e ai suoi successori affidiamo, concediamo e confermiamo per sempre in virtù dell'autorità apostolica il diritto episcopale in tutte le chiese e le cappelle dei castelli e dei villaggi i cui abitanti si sono trasferiti per abitare nella vostra città [nuova], da chiunque dipendessero in passato, cioè Quargnento, Solero, Bergoglio, Oviglio, Foro, Rovereto, Marengo e Gamondio: gli abitanti di questi luoghi sono tenuti ad avere residenza in Alessandria e tutti i chierici e i laici dei medesimi luoghi obbediranno al vescovo come al loro pastore, nel modo in cui erano soliti fare ai vescovi delle loro precedenti diocesi, così che i laici non debbano più in futuro detenere le decime né in feudo né a diverso titolo. […]

Tutti coloro che rispetteranno i diritti della città ricevano la pace di nostro Signore Gesù Cristo per poter ottenere il frutto della buona azione e il premio dell'eterna pace presso il Giudice Supremo. Amen.

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Ultimo aggiornamento: 01/03/2005